Le foto della manifestazione a Bologna in memoria delle vittime della strage
- La Porta di Vetro
- 15 ore fa
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"Non vincerà chi ha scelto la violenza. Noi siamo qui con il nostro pensiero critico. Ci saremo anche domani. E ci saremo ogni anno, finché ci sarà anche solo una persona a voler portare avanti questo testimone. Ci vediamo il prossimo 2 agosto. In tanti. Ancora di più. Perché la memoria è un dovere. E la giustizia è una promessa”.
Con queste parole, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha chiuso il suo intervento stamane, in Piazza Medaglie d'Oro, in occasione della commemorazione della strage alla Stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto 1980. Dopo il minuto di silenzio in memoria delle 85 vittime, Matteo Lepore ha ringraziato gli amministratori e amministratrici locali arrivati da ogni parte d’Italia (presente, come ogni anno, una rappresentanza del Comune di Torino guidata dal consigliere Pd Pierino Crema), con i gonfaloni e le fasce tricolori.
Una nutrita rappresentanza per il 46° anniversario di una tragedia che la città ricorda fermandosi allo scoccare delle 10.25, la stessa ora della deflagrazione della bomba posizionata nella sala d'attesa di II classe della Stazione centrale. Un grazie intenso e commosso è stato riversato ai famigliari delle vittime e dei 216 feriti, un "grazie perché con le vostre battaglie - ha detto il sindaco - i vostri dubbi, le vostre prese di posizione, spesso solitarie e scomode, ci avete insegnato che la verità e la giustizia sono beni della collettività da coltivare e da difendere. Voi lo sapete bene e lo sa bene Bologna, la verità e la giustizia non sono concessioni".


Non fu una data scelta a caso, quella del 2 agosto. Era un sabato, di inizio vacanze per milioni di persone e com'era prevedibile, la stazione era affollatissima, scenario perfetto per un attentato terroristico, il più grave della storia italiana.

Ma Bologna, ha ancora ricordato Lepore, quel giorno rispose anche con un'immagine indelebile, "quella dei bus urbani trasformati in ambulanze di fortuna, dei tassisti, dei vigili del fuoco, dei semplici cittadini accorsi a scavare tra le macerie a mani nude". Una città intera al servizio della vita, senza distinzioni, senza calcoli che si è meritata il conferimento della medaglia d’oro al valor civile da parte del Presidente della Repubblica dell'epoca Sandro Pertini.

Il sindaco Lepore ha poi voluto ricordare le donne vittime della strage con i loro sogni, le loro attese e speranze: da chi era al lavoro all'interno della stazione a coloro che attendevano i treni. Una di queste Mirella, lasciò un figlio di quattordici anni, Paolo Lambertini, che oggi uomo guida da un anno, con la stessa dedizione con cui lo hanno fatto Torquato Secci e Paolo Bolognesi prima di lui, l'associazione che tiene insieme tutte le famiglie di questa strage.
Lepore ha poi ripercorso i passaggi giudiziari che hanno condannato in prima battuta Valerio Fioravanti e Francesco Mambro, leader dei Nar, i nuclei armati rivoluzionari d'impronta neofascista, successivamente Luigi Ciavardini, minorenne all'epoca dei fatti, Gilberto Cavallini, uno dei sicari più spietati del gruppo eversivo, Paolo Bellini, personaggi che hanno goduto di complicità e depistaggi favoriti da apparati dello stato, da affiliati alla Loggia massonica P2 e da centrali internazionali di intelligence.
E questo spiega bene le parole di Lepore quando ha sottolineato quanto sia "importante esserci quest'anno: è importante esserci perché c'è una sentenza passata in giudicato, di cui ancora in troppi non vogliono parlare. Vogliono parlare di altro e si rifiutano di leggere cosa c'è scritto in quelle 1700 pagine che descrivono la storia d'Italia. In quelle pagine sono indicati i mandanti della strage. La più grande strage in tempi di pace, se così vogliamo definirli".

La domanda diventa, e in questo è il Paese che si associa alle parole del sindaco Lepore, perché mai quella sentenza non la si cita, "come mai una sentenza passata in giudicato all'ultimo grado di giudizio viene messa ancora in discussione da autorevoli rappresentanti della stampa e della politica nazionale". No n ci si deve stupire: è un altro mistero che si somma ai tanti misteri italiani che impediscono di raccontare che il nostro Paese è stato teatro di una battaglia caldo nel corso dei lunghi anni della Guerra fredda.
Da quest'anno, ha ricordato poi Lepore, i parchi della città di Bologna avranno sentieri con i nomi delle vittime. Una decisione presa insieme all'associazione dei famigliari affinché nelle passeggiate si potrà raccontare cos’è stato il 2 agosto. E sarà un cammino, interpretando le parole del sindaco di Bologna, che continuerà per ricordare chi non ha potuto più farlo, e per dare forza alla ricerca della verità e della giustizia.[1]
Note
[1] L'intervento completo del sindaco Lepore in https://www.comune.bologna.it/novita/comunicati-stampa/2-agosto-2026-lintervento-del-sindaco-di-bologna-matteo-lepore-nel-46deg-anniversario-della-strage







