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Lavorare il cashmere: un valore aggiunto tutto piemontese

12 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

di Alessia Fasano ed Emanuele Davide Ruffino

 

L'artigianato in Piemonte è un settore chiave che conta oltre 115mila imprese che sopravvive grazie ad una continua ricerca di qualità e di nuove soluzioni per rispondere ad un mercato sempre più esigente in cerca di originalità e necessità di distinguersi per scelte etiche ed identitarie.

Il legame tra il Piemonte e le fibre tessili nobili è una storia profonda e ramificata, che affonda le sue radici in secoli di esperienza, sapienza tecnica e sensibilità estetica. Non si tratta solo di una questione produttiva o commerciale, ma di una vera e propria grammatica del “fare bene”, che attraversa territori, comunità e generazioni. Questo patrimonio, per lo più intangibile, vive nei gesti degli artigiani, ormai trasformatosi in artisti creativi, nelle filiere che si sono andate a consolidare nel tempo e nelle micro-realtà sociali che hanno fatto della bellezza una ragione identitaria. Tra le fibre più emblematiche di questo racconto, il tessile piemontese occupa un posto speciale: non solo per il suo pregio intrinseco, ma per la sua capacità di evocare una visione del mondo fondata su equilibrio, cura e autenticità. Non più una semplice attività manuale, ma una forma di pensiero incarnato, un sapere che si esprime attraverso il tempo e la materia e che aziende come Loro Piana, Piacenza Cashmere, Miroglio, Fratelli Cerruti hanno portato in tutto il mondo.

La lavorazione dei tessuti richiede infatti una dedizione fuori dal comune: le fibre non sempre si lasciano dominare facilmente, richiedendo maestria per ottenere i risultati sperati. Un contributo è offerto anche dalle caratteristiche geomorfologiche del Piemonte che, con le sue acque dolci, offre la possibilità di lavorare le materie grezze in prodotti di altissima qualità, ma per garantire queste condizioni occorre non compromettere l’ecosistema che la siccità e le altre avvisaglie dei disastri ambientali verificati questa estate rischiano di compromettere (l’ultima è la frana staccatasi dal Monviso a settembre).


La materia trattata come "organismo vivente"

Si pensi al cashmere, prodotto di punta dell’artigianato piemontese, ma incredibilmente sensibile alle variazioni di trattamento. I nostri artigiani hanno sviluppato, nel tempo, una relazione quasi intima con questa materia, fatta di osservazione, tentativi, errori e perfezionamenti continui. La trasformazione del cashmere in capi di altissima qualità è il risultato di un processo lungo e stratificato: dalla selezione rigorosa della fibra grezza (che deve essere omogenea, sottile e priva di impurità), al lavaggio in acque dolci, come quelle delle Alpi biellesi, fino alla cardatura, filatura, tessitura e finissaggio. Ogni passaggio richiede competenze specifiche, spesso tramandate all’interno delle famiglie, e rappresenta un’occasione per incidere, anche in modo impercettibile, sulla qualità finale del tessuto. Non esiste un cashmere standard: ogni capo è la somma di scelte, esperienze e condizioni ambientali che rendono quel prodotto pressoché unico. Nel distretto di Biella, culla storica della lana pettinata, la lavorazione del cashmere ha trovato un ecosistema ideale. Qui, imprese secolari e giovani realtà si confrontano quotidianamente con l’esigenza di coniugare fedeltà alla tradizione e apertura all’innovazione.

La qualità dell’aria e dell’acqua, la presenza di scuole tecniche specializzate, la cultura della precisione e la coesione sociale del territorio hanno fatto dell’arco pedemontano del nord Piemonte un laboratorio a cielo aperto, dove le fibre non è solo trasformate ma interpretate in forme uniche. I vecchi artigiani parlano del cashmere come di un organismo vivente, con il quale instaurare una relazione di mutuo rispetto, e non di sfruttamento: atteggiamento che si è trasferito fino ad oggi vincendo le sfide della globalizzazione, grazie alla tracciabilità, innovazione ecologica e mercati esteri di alta gamma tramite programmi di supporto pubblici e privati, pur mantenendo una matrice artigianali - relazionale dove non si lavora mai in solitudine, ma all’interno di reti dove la fiducia, la trasparenza e l’attenzione reciproca sono elementi essenziali (un’economia circolare dei comportamenti).


L'inizio dello slow fashion per un mercato del lusso

Così come un Piemonte è nato lo slow food, anche il settore tessile ha seguito una strada analoga: in un mondo dominato dalla fretta, dalla produzione impersonale e dalla standardizzazione, l’artigianato rappresenta un’alternativa concreta nel realizzare un’economia che mette al centro le persone, il tempo e la qualità: lo “slow fashion”. Lavorare lentamente non è più un limite, ma una scelta consapevole, un gesto di resistenza a un sistema che consuma risorse umane e ambientali con eccessiva leggerezza. In questo senso, il cashmere può diventare il simbolo di una nuova etica del consumo: scegliere un capo realizzato in Italia significa aderire a un modello di valore condiviso, in cui la bellezza nasce dalla responsabilità. Consapevolezza che si traduce in pratiche tangibili, utilizzando fibre certificate e tracciabili, filiere corte, rispetto per l’ambiente, condizioni di lavoro eque, reinvestimento nelle comunità locali. Lavorando in sinergia con designer, ricercatori, ingegneri tessili e istituzioni culturali per sperimentare nuove forme espressive e nuovi modelli produttivi, l’artigiano diventa così un custode e un innovatore più che un semplice esecutore o un manipolatore della materia. Le barriere tra progetto e realizzazione si dissolvono: l’artigiano è al tempo stesso autore, interprete e narratore del prodotto in un intreccio tra pensiero e azione, tra visione e materia, è ciò conferisce, in particolare al cashmere italiano, la sua forza comunicativa: non a caso la città di Biella è riconosciuta come Città Creativa UNESCO dal 30 ottobre 2019.

Trattasi ovviamente di un mercato del lusso che si colloca in una fascia elevata di consumatori, ma è indubbio che tale approccio alla produzione/consumo trova sempre maggiore attenzione sul piano internazionale. Il cashmere Made in Italy è apprezzato non solo per la sua qualità oggettiva, ma per la sua capacità di raccontare una storia credibile, coerente e radicata. In un mercato del lusso non più sinonimo di ostentazione, ma di ricerca di autenticità, tracciabilità e coerenza valoriale, il modello italiano si configura come una risposta solida e lungimirante che sta riuscendo a resistere anche in questa delicata congiuntura economica.                     


 

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