L'ultimo saluto a Giuseppe Rizzo, una vita vissuta con altruismo
Aggiornamento: 2 giorni fa

"Le persone che sono oggi presenti rappresentano i tanti mondi attraversati dalla tua vita". Non poteva esserci epitaffio migliore per ricordare la figura di Giuseppe Rizzo, Pippo per gli amici, al termine della funzione pubblica davanti alla chiesa di San Cassiano Martire, a Grugliasco, comune della prima cintura di Torino, diventata la sua patria d'elezione. E di mondi, come ha ricordato ancora l'ex sindaco di Grugliasco Roberto Montà, ne ha davvero attraversati tanti, ma sempre con la sincera sensibilità umana di chi antepone l'altruismo all'interesse personale, come si è colto dagli sguardi di centinaia di persone, di coloro che lo hanno conosciuto, da frasi lasciate sospese per non tradire l'emozione, e da più interventi, in primis dal sindaco di Grugliasco Emanuele Gaito.
Altruismo anche nella vita politica, in cui ha camminato forse non sempre con leggerezza, tradito in questo dalla sua vena passionale, ma mai ruvido, e sempre leggendola e interpretandola con autentico spirito di servizio per il bene della comunità. Una qualità che Giuseppe Rizzo aveva anche in grande quantità. Qualità affinata nel tempo con l'esperienza, e quantità cresciuta in misura direttamente proporzionale all'assunzione di nuove responsabilità, prima nel corpo dei vigili urbani di Grugliasco, poi nel suo impegno da consigliere comunale.
Responsabilità, appunto, l'altro elemento fulcro della vita di Giuseppe Rizzo. Una responsabilità generata dalla sua onestà, preludio alla concretezza delle azioni con cui affrontava le situazioni, quanto di più distante dai giochetti diplomatici che non lo seducevano; una responsabilità vissuta con passione e per questo maggiormente esposta a critiche preconcette; una responsabilità descritta con candore da don Paolo Resegotti, parroco della Chiesa di San Cassiano, nella sua omelia di oggi pomeriggio, lunedì 2 novembre, attraverso un passo delle sacre scritture. Una responsabilità che gli è stata rimandata nella sua interezza da chi non ha voluto mancare per rendergli l'estremo saluto. In tanti.
A Giuseppe Rizzo hanno reso gli onori il Gonfalone della Città di Grugliasco e di Collegno, insieme con le bandiere dell'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani italiani di Grugliasco e di Collegno. E non soltanto per il dovere istituzionale che si deve a chi ha avuto compiti apicali nella pubblica amministrazione. Quei Gonfaloni sono l'essenza di una storia e di un impegno costante per raggiungere un traguardo: ricordare al nostro Paese i martiri per la libertà caduti nell'eccidio del 29 e 30 aprile 1945, 68 persone trucidate dai nazisti in ritirata al comando del generale Hans Schlemmer, morto tranquillamente nel suo letto in Germania. Giuseppe Rizzo aveva inseguito con caparbietà quel riconoscimento che era dovuto alla sua città e a Collegno e se oggi su quei Gonfaloni, come è stato ricordato nei discorsi, è puntata una Medaglia d'Argento al Merito Civile lo si deve soprattutto a lui.
Il culto della memoria era un dovere civico per Giuseppe Rizzo. Forse, così, si spiega anche il lavoro - Anni di piombo. Si è sparato anche a Grugliasco - che racconta con dovizia di particolari alcuni episodi legati al fenomeno del terrorismo avvenuti nel suo comune.
Erano episodi secondari in quel mare magnum in cui precipitò il il nostro Paese nei cosiddetti Anni di piombo, ma per lui rivestivano, ed aveva ragione, una importanza profonda, perché recuperavano alla memoria un importante insegnamento per le nuove generazioni sui lidi tossici cui porta inevitabilmente l'uso della violenza, ieri come oggi.











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