Hussam Abu Safiya non deve morire! Solidarietà al pediatra palestinese prigioniero da 570 giorni in Israele
- La Porta di Vetro
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Aggiornamento: 2 ore fa
Conferenza stampa del Gruppo consigliare Pd a Torino

Stamane, 22 luglio, in Sala Carpanini del Comune di Torino è riecheggiato il dramma del dott. Hussam Abu Safiya, il pediatra palestinese detenuto in Israele da oltre 570 giorni senza accuse formali e a favore del quale Amnesty International ha lanciato un appello per la sua immediata scarcerazione. E in questa direzione va letto l'Ordine del giorno presentato in conferenza stampa, prima firma del consigliere comunale di Torino Pietro Tuttolomondo (Pd), e condiviso trasversalmente da altri esponenti della maggioranza, con cui si chiede al Sindaco e alla Giunta di esprimere la solidarietà della Città.
All'iniziativa, che ha avuto come titolo "Curare a ogni costo. Libertà per il dott. Hussam Abu Safiya, difesa del diritto alla cura a Gaza", sono intervenuti Elyas Abu Safiya, figlio del dottor Abu Safiya, collegato da remoto, Abderahmane Amajou (per la traduzione), Domenico Spagnolo, psicologo e psicoterapeuta di Medici Senza Frontiere, responsabile dei Servizi di Salute Mentale nelle emergenze, Luca Pidello, presidente della Commissione Legalità del Comune di Torino.
Come ricorda Amnesty International nel suo appello[1] "il dott. Hussam Abu Safiya è stato arbitrariamente arrestato il 24 dicembre del 2024. Da allora è detenuto senza incriminazione né processo, sulla base di ordini di detenzione rinnovati a tempo indeterminato ai sensi della Legge sui combattenti illegali. Dal 3 giugno 2026 è detenuto in isolamento [nella prigione sotterranea di Rakefet], una misura che si protrae da oltre 15 giorni consecutivi, il limite stabilito dalle Regole Mandela. Un isolamento di questa durata costituisce una violazione del divieto di tortura e di altri maltrattamenti. Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre. Le sue condizioni di detenzione, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Negli ultimi mesi sono emerse notizie di maltrattamenti e di possibili torture subite dal pediatra, tra cui ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto".
L'unica colpa di Hussam Abu Safiya è quella di un medico, di un pediatra che ha scelto di restare accanto ai suoi pazienti quando l'ospedale Kamal Adwan era sotto assedio, pagando quella scelta con la perdita anche di un figlio. La sua unica "arma", come ha ricordato nel collegamento il ìfiglio Elyas Abu Safiya, non è stato altro che il suo stetoscopio: "è rimasto nell'ospedale fino all'ultimo per curare i bambini, anche dopo aver perso mio fratello Ibrahim sotto un bombardamento. Chiediamo a chi ha a cuore i diritti umani, ovunque nel mondo, di non distogliere lo sguardo e di continuare a chiedere la sua liberazione."
Infine, come ha sottolineato Domenico Spagnolo, che ha esperienza diretta in Cisgiordania, Palestina e Libano, il conflitto impone tanto alla popolazione civile quanto al personale sanitario prezzi inenarrabili: "Chi lavora negli ospedali di Gaza opera in condizioni che nessun protocollo può davvero preparare ad affrontare: mancanza di risorse, rischio costante per la propria vita, il peso di dover scegliere chi curare per primo. La detenzione di medici come Hussam Abu Safiya e il dr. Obeid non colpisce solo loro, ma indebolisce l'intero sistema di cura di una popolazione già allo stremo. La neutralità sanitaria non è un'opzione, è la condizione minima perché l'assistenza medica possa continuare a esistere nei contesti di guerra."
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