Gli scontri in Val di Susa, effetto del fallimento della destra securitaria
- Claudio Cerrato
- 21 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
di Claudio Cerrato*

C'è un filo rosso che lega i decreti sicurezza, la militarizzazione della Valle di Susa, il "rumore" provocato nella Sala Rossa del Consiglio comunale di Torino, la richiesta di grazia per l'orefice di Grinzane Cavour un Paese in cui, nonostante anni di propaganda, la percezione dell'insicurezza continua a crescere. Per anni ci hanno raccontato che bastavano più divise, più reati, più carcere, più decreti. Hanno trasformato la sicurezza in uno slogan in servizio permanente effettivo, alimentando paure e contrapposizioni. Ma la realtà è più ostinata della propaganda. Morale: il fallimento della destra securitaria è sotto gli occhi di tutti.
La prima vittima di questa impostazione sono spesso le donne e gli uomini delle forze dell'ordine, che non possono essere utilizzati come strumenti di una narrazione politica dello scontro. Ma lo sono, anche se il loro compito precipuo è quello di garantire la sicurezza e non di essere esposti inutilmente a rischi altissimi. L'obiettivo deve essere prevenire la tensione, isolare i violenti e far rispettare la legge con intelligenza e professionalità. È così che l'Italia, con gli strumenti dello Stato di diritto e le leggi ordinarie, ha sconfitto l'eversione neofascista e piduista della Strategia della tensione e il terrorismo rosso nei cosiddetti anni di piombo.
Poi arrivano i fatti, cioè l'assalto ai presidi Tav di centinaia di antagonisti, molti dei quali formato esportazione dall'estero, professionisti di violenze organizzate contro le forze dell'ordine e i cantiere di Chiomonte e di San Didero che riescono a raggiungere il loro obiettivo. Il dispositivo di sicurezza mostra così tutte le sue falle. Un risultato che racconta meglio di qualsiasi slogan il fallimento di una strategia muscolare e propagandistica. E come se tutto questo non bastasse, assistiamo a una surreale conferenza stampa del movimento, costruita per minimizzare e giustificare la violenza, invece di prenderne le distanze. Chi crede nella democrazia deve isolare senza ambiguità chi sceglie la violenza come strumento di lotta politica, non offrirgli giustificazioni.
Poi c'è l'occupazione della Sala Rossa. Proprio nel momento in cui sarebbe necessaria l'unità politica trasversale per isolare i violenti e riaffermare il primato delle istituzioni democratiche, la destra sceglie di impedire i lavori del Consiglio, alimentando lo scontro invece di ricomporlo. È un messaggio profondamente sbagliato.
Infine il caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio, posizione con la quale la destra prosegue, dopo la vicenda della famiglia nel bosco, nella sua discesa di alterità del codice penale. Chi ha predicato "legge e ordine" con cui cementare la propria identità politica, chiede la grazia per chi ha deciso di sostituire lo Stato con la calibro 45 in pugno. È la confessione definitiva del passaggio fallimentare che sostituisce lo Stato di diritto con la legge del più forte. Al di là dell'episodio e del suo protagonista, è la visione autarchica e anacronistica del giustiziere della notte. O se si vuole continuare con parabole in celluloide in chiave nazionale, è la riproposizione de Un borghese piccolo piccolo, devitalizzato della sua capacità critica di leggere gli sbandamenti della società proprio in tema di sicurezza.
Noi abbiamo un'altra idea di sicurezza. Una sicurezza integrata fondata su tre parole: prevenzione, controllo e recupero. Prevenzione per impedire che il disagio e la violenza si radichino. Controllo del territorio e certezza della risposta dello Stato contro chi delinque. Recupero, perché ridurre la recidiva significa costruire una società più sicura.
La sicurezza non si misura dal numero dei decreti approvati o dalle immagini degli scontri. Si misura dalla capacità dello Stato di prevenire i vandalismi, proteggere chi indossa la divisa, isolare i teppisti e difendere sempre il primato della legge. Ed è proprio su questo terreno che la destra ha fallito.
*Capogruppo Pd in Consiglio Comunale a Torino











Commenti