Elezioni Brasile: sondaggi ribaltati al primo turno, vince Flávio B.
Aggiornamento: 10 minuti fa
Il figlio di Jair Bolsonaro, candidato della destra, supera Lula; ballottaggio il 25 ottobre
di Jacopo Bottacchi

Avevamo scritto che i precedenti elettorali obbligavano alla cautela verso i sondaggi, che davano Lula in vantaggio al primo turno. Le ultime ore pre-elettorali segnalavano una rimonta bolsonarista, è vero, ma il primo turno si conclude come i numeri non previsti alla vigilia: Flávio Bolsonaro, figlio di Jair, in carcere per tentato golpe, è in vantaggio di più di 2,2 milioni di voti rispetto al Presidente in carica, terminando il primo turno con il 47,3% delle preferenze, a fronte del 45,16% di Lula.
Si tratta del minor distacco nella storia al primo turno, ma la corsa verso il Palazzo di Planalto è fortemente indirizzata. Da un lato, perché i risultati dei confronti sub-nazionali e delle elezioni legislative sembrano aver regalato alla destra un margine di consenso incredibilmente solido: solo per citare un dato significativo, il partito di Bolsonaro ha eletto ben 28 senatori, su un totale di 56 membri della Camera Alta. E, tra le altre cose, a proposito di quanto avevamo scritto sulla centralità del business familiare dei Bolsonaro, va segnalata l’elezione a senatori di Carlos e Michelle, rispettivamente figlio e moglie di Jair, oltre che quella dell’altro figlio, Renan, alla Camera dei deputati. Famigli al potere, senza alcun ritegno etico.
Dall’altro, la corsa sembra segnata soprattutto perché la totalità dei candidati esclusi dal ballottaggio rappresentano, con diverse gradazioni, alternative di destra. Va detto che, rispetto alle previsioni della vigilia, il voto utile sembra essersi già mosso in massa verso Flávio: insomma, buona parte degli elettori che non volevano assolutamente Lula sembrano essersi già spostati nel loro voto. Ora non resta che attendere cosa faranno i leader anche se, secondo la migliore tradizione brasiliana, è lecito attendersi che molti non si schiereranno apertamente, in attesa del giorno dopo le elezioni, per mettere a disposizione il loro bacino di senatori e deputati a chi emergerà vittorioso dal secondo turno.
Ci sarà tempo per analizzare le ragioni di questa parziale sconfitta lulista, che vanno dall’età del presidente alla stanchezza dell’elettorato per un leader che da quarant'anni è al centro della scena, alle politiche securitarie (e reazionarie) del suo avversario che, in un paese molto insicuro, sono particolarmente popolari. Dovranno ragionare, in particolare, all’interno del gruppo dirigente lulista, che ieri non è riuscito a nascondere un certo pessimismo, avendo ben capito la gravità della situazione.
Anche perché i risultati, giunti molto lentamente rispetto alle abitudini di efficienza del sistema elettorale brasiliano, nelle prime ore avevano dipinto uno scenario ancora più tetro: per diverse ore, Bolsonaro è stato oltre il 50%. Poi, è arrivata l’onda di voti dal Nordest, che ha rimesso il Presidente in carica ancora in corsa.
Lula si è mostrato battagliero, come sempre, evocando la “biografia tenebrosa, fatta di sospetti gravissimi, di relazioni con milizie, crimine organizzato e omicidi a Rio de Janeiro, di partecipazione alla creazione del Banco Master” del suo avversario, e invitando i suoi al lavoro a partire da domani, martedì, dopo 24 ore di riposo.
Flávio invece si è affrettato a decretare “la fine dell’era del PT”, dichiarandosi “molto felice per la possibilità per il Brasile di dare una risposta definitiva, un governo moderno, con meno ministeri, che salverà la democrazia e nominerà almeno quattro ministri del Supremo Tribunal Federal, che non interferiranno con le elezioni”. Il piano di conquista e occupazione del potere è già delineato, e prevederebbe sicuramente anche l’amnistia del padre e dei suoi fedelissimi, come ha più volte detto in campagna elettorale.
La strada per la rimonta di Lula, se esiste, è particolarmente impervia. Solo il 25 ottobre però sarà in grado di chiarire se quelli che ci attendono saranno dei supplementari, in cui Lula sarà in grado di mettere in scena l’ennesimo miracolo della sua carriera o se invece l’agonia della sinistra è stata prolungata solo di altre tre settimane.











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