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"Sono le scarse risorse a bloccare l'ingresso degli studenti stranieri"

12 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

di Andrea Macchia*



Sul decreto che introduce il tetto del 30 per cento di studenti stranieri nelle classi è stato detto e scritto molto. Vorremmo proporre qui una riflessione che sia più centrata sulla narrazione e sul linguaggio usati per descrivere questo fenomeno.

Sappiamo molto bene quanto l’opinione pubblica sia facilmente manipolabile con l’uso di forme di linguaggio e narrazione che più che centrarsi sulla verità mirano a creare sensazionalismo e a parlare alla parte più emotiva di chi ascolta. Troppe volte in questo tempo il cristianesimo è usato per respingere, quasi come arma di difesa contro un nemico non bene definito. Si presentano una fede e una tradizione minacciate, ma spesso la pratica religiosa è delegata a poche unità.


Le molteplici iniziative per i NAI

“Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l'amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri”. Questo passo del capitolo 19 del libro del Levitico, insieme a tanti altri brani dell’Antico e del Nuovo Testamento, indica chiaramente i criteri per l’accoglienza dello straniero che – per un cristiano - non può avere condizioni, né tanto meno esigere adesione o conformità.

La narrazione rivolta all’opinione pubblica relativa alla presenza di studenti stranieri nel contesto scolastico è spesso incentrata sul riportare notizie sensazionalistiche o sul sottolineare le difficoltà e le problematicità legate alla didattica e all’integrazione. Raramente si raccontano le molteplici iniziative che le scuole mettono in atto per una reale ed efficace accoglienza degli studenti NAI (Neo Arrivati in Italia): corsi di alfabetizzazione, attenzione alla didattica innovativa e inclusiva, iniziative di vera e propria prima accoglienza; spesso, infatti, la scuola è la prima realtà sociale che aiuta le famiglie degli studenti NAI a mettersi in contatto con le associazioni del territorio.

Molti Istituti, ad esempio, forniscono alle famiglie opuscoli nella loro lingua madre per spiegare come è strutturato il sistema scolastico in Italia, come consultare il registro elettronico, quali sono le associazioni del quartiere alle quali rivolgersi per le problematiche che inevitabilmente sorgono all’arrivo in un paese straniero e si impegnano per favorire gli incontri con le figure dei mediatori culturali.


Creare le giuste condizione d'accoglienza

Quando la scuola non riesce in questi intenti la causa è spesso da ricercare nella mancanza di risorse utili a finanziare l’assunzione di insegnanti di Lingua Italiana a persone straniere (L2) o a creare ambienti e a fornire strumenti per una didattica innovativa e inclusiva.

Questa mancanza di risorse è un aspetto politico come lo è la presenza, soprattutto nelle grandi città, di quartieri ad altissima densità di abitanti di origine straniera il che, peraltro, renderebbe di difficile attuazione la proposta del tetto del 30 per cento. Si pone l’accento esclusivamente sulle reali difficoltà dell’integrazione con l’uso di un linguaggio discriminatorio piuttosto che stimolare una riflessione sulle profonde responsabilità politiche e sociali e sull’incapacità di creare le giuste condizioni di accoglienza.

Appare chiaro che ridurre la discussione relativa all’accoglienza di studenti di origine straniera a un valore percentuale massimo rischi di essere fuorviante e tendenzioso perché il tema dell’accoglienza degli studenti NAI è molto più complesso. La scuola è luogo di aggregazione e inclusione, di incontro di culture dal quale non può che scaturire una ricchezza da portare poi nelle strade e nei quartieri come preziosa risorsa.

“Ero straniero e mi avete accolto”, il messaggio biblico è chiaro, il cristiano ha un ruolo preciso nella società e dunque nella scuola.

 

*Docente IRC

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