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Detto in pochissime parole. L'uomo della Provvidenza non ha ritegno, ma la Provvidenza potrebbe averne...

di Indiscreto controcorrente


Si dirà, scorrendo le affermazioni del presidente americano Donald Trump, che si commentano da sole. Del resto, l'uomo della Provvidenza è sempre meno considerato tale dagli stessi americani e, smorfie a parte, il suo repertorio ripete malinconicamente sempre lo stesso patetico copione che si può riassumere in "la colpa è sempre degli altri".

In ordine di sparizione, nel senso che li vorrebbe eliminare: democratici americani, partner della Nato, europei, cinesi, civiltà persiana, leader di turno, colpevole di "avere alzato la cresta", cioè di avere risposto per le rime alle sue provocazioni.

Oggi, con la crisi di Ceuta, naturalmente lo scenario è l'ideale per far rimbalzare in patria e a qualunque latitudine i suoi improperi. Le colpe sono addebitate a leggi permissive, volute da liberal marci e decrepiti rispetto a come va il mondo (il suo, ovviamente), secondo la logica di chi è votato a far corrispondere la sicurezza nazionale Usa con l'eliminazione di qualunque persona o cosa possa disturbarla. Premio Nobel alla convivenza civile e, soprattutto, alla democrazia.

Di qui la minaccia o l'avvertimento, se si sceglie la versione meno brutale, rivolta agli elettori americani che si preparano alle elezioni di Mid term. E se non fosse chiaro, statene certi, presto ritorneranno a far sentire il loro sordo rumore le rivoltelle degli agenti ICE.

Intanto si è mosso il sodale ondivago Elon Musk che nella sua bulimia di fare notizia, lui straordinario moltiplicatore di soldi e di battute superficiali, ha paragonato i migranti di Ceuta (sorvolando su eventuali complicità e ingerenze esterne, manine o manone di intelligence straniere) agli zombies del film World War Z (protagonista Brad Pitt). Il modo più "efficace" per tranquillizzare gli americani che l'horror sono costretti a viverlo quotidianamente, accompagnando al cimitero 30 mila vittime all'anno per morte violenta. Nessuna citazione cinematografica è stata, per fortuna dell'umanità, dedicata agli annegati, una settantina, nel tentativo di toccare terra.

Questa la struttura psichica dell'uomo più ricco del mondo. Non ci resta che sperare. Confidando che la ricchezza sia inversamente proporzionale al senso diffuso di umanità. E con la concentrazione di ricchezza nei conti correnti di pochi, forse, si può ritornare davvero a sperare, a patto di unirsi e di spegnere la luce su questo festival della disumanità.

Intanto, aspettiamo un segnale politico dalla Provvidenza che non può continuare a farsi rappresentare da simili figuri.

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