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La guerra tra Ucraina e Russia è sempre più dell'Occidente europeo

1 giorno fa
Tempo di lettura: 3 min

di Michele Corrado


Dopo oltre quattro anni e quasi otto mesi di guerra fra Ucraina e Russia è legittimo chiedersi per quale motivo le Forze militari russe, numericamente superiori, non sono riuscite nemmeno a conquistare l’intero Donbass. Cioè il pretesto per cui Putin ha deciso la sua Operazione speciale. Per avere una risposta adeguata, che superi la propaganda, continuamente in atto e volta a stravolgere la realtà, peraltro propria di qualsiasi conflitto armato, è necessario ricordare che l'Ucraina non è sola. Soli lo sono i suoi coraggiosi soldati in prima linea, ma alle spalle del loro Paese c'è l'Occidente fin dal 24 febbraio 2022, quando i carri armati russi diedero inizio all'invasione, con un incessante rifornimento di tecnologia e armi d'eccellenza, intelligence e ingenti risorse.

Sotto questo profilo, si può persino argomentare che sia la Russia a combattere sola contro l'altra parte del mondo, a meno di non ritenere determinante nella guerra i contributi dei "volontari" della Corea del Nord. Peraltro, il processo di avvicinamento dell’Ucraina alla Nato è antecedente al 2022, poiché ben prima di quella data Kiev era stata inserita nella strategia Atlantica perorata e sostenuta da Stati Uniti e Gran Bretagna con l'apporto di know how militare per portare il Paese all’interno dell’Alleanza.

Ovviamente, in tempi di stabilità, com'era l’Europa all’inizio del nuovo millennio, un qualsiasi Paese che volesse entrare nella Nato doveva raggiungere predeterminati livelli di capacità delle proprie Forze Armate, in linea con quanto previsto dalla Dottrina dell’Alleanza. L’Ucraina - un'estensione di oltre 576mila chilometri quadrati per una popolazione nel 2021 pari a 41 milioni - non è considerata un Paese secondario dalle nazioni europee occidentali, ma all'epoca era decisamente lontana dagli standard militari richiesti dalla Nato. Di qui un continuo processo di avvicinamento che in seguito al conflitto in corso sta ora evolvendosi verso nuovi obiettivi.

Le Forze Armate ucraine erano, ed in parte lo sono ancora, di stampo sovietico, con una mentalità costruita a seguito della Rivoluzione d’Ottobre che viene anche oggi ritenuta valida e che si è rivelata determinante nell'evitare la capitolazione. Infatti, è anche per questo motivo che l’attuale conflitto di logoramento delle Forze sul terreno non si evolve: i contendenti sono alquanto simili per mentalità e capacità. L’incredibile supporto che l’Ucraina ha ricevuto e continua a ricevere, come già sottolineato, in tecnologia, intelligence, armamenti ed equipaggiamenti di ogni genere, ha contribuito alle sue forze armate di non essere sopraffatte dalle divisioni russe, che sicuramente non si aspettavano la strenua resistenza incontrata e che le ha costrette a lasciare centinaia di migliaia di morti, feriti e prigionieri sul terreno.

La combinazione della mentalità ucraina di difesa del territorio, che non può essere ceduto aprioristicamente a nessuno, ed il sostegno incondizionato di qualsiasi assetto a loro necessario per condurre operazioni di guerra convenzionale su larga scala (a meno di truppe combattenti) ha determinato il prolungarsi della guerra la cui fine non è pronosticabile. Anche se le Forze armate russe hanno mostrato di essere inferiori sul piano tecnologico e impreparate a condurre una guerra guerreggiata invece di una Operazione-passeggiata che il Cremlino aveva accarezzato.

Gli ucraini combattono e riescono a contenere gli avversari in ragione del supporto materiale offerto dai Paesi occidentali. Ciò che non può essere offerto sono i soldati. Il che espone l'Ucraina e l'Occidente a una serie di scadenze improcrastinabili nel tempo per le operazioni sul terreno, oggi risolte con l’uso di droni, sia terrestri che aerei, per compensare i vuoti organici dei reparti. Non a caso, il Paese è diventato il laboratorio di riferimento per l’impiego dei droni da combattimento, con un'esperienza declinata anche sul piano strategico e tattico di grande interesse per i suoi stessi "alleati". Su questa scacchiera, dai pezzi sempre più ridotti, ai russi, che godono di un bacino di reclutamento nettamente superiore rispetto a Kiev, non rimane che attendere il collasso degli ucraini, impossibilitati a compensare le perdite subite con la tecnologia a disposizione. Del resto, il succo della guerra sta nel fatto che entrambi combattono per lo stesso obiettivo, nello stesso territorio e con identica determinazione sentendosi nel giusto.

Ora, il supporto dell'Unione Europea all'Ucraina, al di là delle dichiarazioni di intenti e anche per ragioni politiche - le elezioni sono alle porte nei Paesi motore di Bruxelles - non potrà essere infinito, soprattutto dopo l'uscita sia finanziaria e militare, sia politica degli Stati Uniti. A quel punto, se le forze armate ucraine mostreranno di volere stoicamente resistere ad oltranza, l'Europa si ritroverà dinanzi a un bivio diventato stringente, ma non dissimile da quello paventato fin dai primi mesi del 2023, quando Zelensky vagheggiava di arrivare fino a Mosca: o dare risolutamente spazio alla voce della diplomazia per convincere Kiev ad accettare la perdita del territorio occupato dal nemico o scendere in guerra a fianco dell'Ucraina contro la Federazione russa. Tertium non datur.

 

 



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