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Da Vilnius assoluta egemonia Usa su Nato e Ucraina

Aggiornamento: 14 lug 2023

di Michele Corrado*


Il tanto atteso vertice Nato a Vilnius in Lituania, paese baltico e quindi anche di chiara caratura simbolica rispetto al braccio di ferro con la Federazione russa di Putin, si è concluso con una plebiscitaria soddisfazione, ad eccezione del presidente ucraino Zelensky che si confidava in una accelerazione del processo di coinvolgimento della sua nazione nell'Alleanza Atlantica. Ma, nel mezzo di un conflitto che pare riportarci indietro di un secolo, cioè alla Grande Guerra del 1914-1918, dove la differenza era fatta dall’artiglieria, mentre gli aerei da combattimenti erano alle prime esperienze, non poteva non fare capolino più di un interrogativo su come l’Ucraina stia interpretando lo scontro armato con la Russia.

Andiamo in ordine. La Nato aveva la priorità assoluta di un nuovo equilibrio interno con l'ingresso della Svezia e la ricucitura dei rapporti con la Turchia di Erdogan che si era sempre frapposta all'ingresso del paese nordico; secondo, doveva prorogare il mandato in scadenza a settembre al Segretario generale, il norvegese Jens Stoltenberg, una delle figure che maggiormente si è esposta dall'invasione dell'Ucraina.

Questione turca. La Turchia rappresenta da sempre il fianco meridionale avanzato dell’Alleanza e, ai tempi del Patto di Varsavia, a grandi linee dalla fino caduta del Muro di Berlino nel 1989 ai primi anni Novanta, rappresentava la piattaforma di partenza per le operazioni contro-offensive del fianco sud, quelle che avrebbero dovuto svolgersi attraverso il territorio della Bulgaria, considerata all'epoca con un po' di ironia la diciassettesima provincia dell'Unione sovietica... Ora, con l’assenso all’entrata della Svezia, la Turchia e il suo presidente Erdogan hanno visto riconosciuto il suo ruolo geopolitico e sono passati immediatamente all'incasso per potenziare il proprio arsenale con l'acquisto, per esempio, degli aerei F-16 e la formazione dei piloti.

Ma l’aspetto fondamentale è costituito dalla Svezia, uno dei pochi paesi europei a vantare un’industria della difesa di altissimo livello con profonde tradizioni militari, anche se nelle ultime due guerre ha sempre percorso la via della neutralità, che per la sua posizione geografica diventa un tassello strategico di grande profilo in quel nuovo Teatro di Operazioni rappresentato dall’Artico.[1]

In seconda battuta, ma non marginale meno sul piano della comunicazione (e propaganda), la riconferma del Segretario generale Stoltenberg va letto come la riconoscenza del presidente Biden a un raro esempio di proattività in uno scenario carico di distinguo, tra attendisti e giocatori multiruolo, che la situazione ucraina ha disvelato agli occhi critici di Washington (e di Londra). Dunque una promozione a pieni voti che ha elevato Stoltenberg a braccio operativo americano del sostegno all’Ucraina in Europa.

È inoltro opportuno esemplificare alcuni aspetti dell’Alleanza Atlantica: la Nato è un rettangolo territorialmente tridimensionale che ha come lati minori le coste americane e canadesi a ovest ed i monti Urali ad est. Questa scatola, che nella Dottrina Nato venne denominata Area AttU - Atlantic to the Ural, rappresentava l’area della battaglia inventata dagli americani a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50 del Novecento per contenere l’allora espansionismo sovietico, si divideva in due settori, quello terrestre (Europa occidentale), e quello marittimo (Oceano Atlantico), con funzione di protezione dei territori statunitensi e canadesi.

I Paesi europei costituivano la prima schiera del sistema difensivo e dovevano assorbire e contenere la spinta offensiva sovietica; il Regno Unito (impossibile da occupare viste le capacità dell’allora Armata Rossa sovietica), e gli Stati Uniti supportavano lo sforzo difensivo aero-terrestre europeo.

Gli americani essendo “fondatori” e finanziatori (nell'ordine del 70 per cento, secondo dati ufficiosi), dell’Alleanza, ne dispongono come desiderano e dunque sono egemonici con le conseguenze positive (difesa) e negative (influenze, ingerenze e condizionamenti) che ogni stato europeo riconosce all'organizzazione sul piano politico e di indirizzo militare-economico.

Rispetto alle premure dell'Ucraina esplicitate dall'inquieto presidente Zelensky, e considerati i modesti risultati fin qui ottenuti dalla controffensiva, si è privilegiato giocare d'attesa per evitare alla Nato di ritrovarsi nel mezzo di un conflitto da condurre, invece che da sostenere, con tutte le implicazioni davvero esplosive del caso. Un calcolo che dovrà comunque tenere conto della reazione della Russia e non soltanto di essa.

Quindi, gli americani dopo aver risolto i problemi interni, e deliberato la riconferma di Stoltenberg , hanno scelto l'unica opzione che non dovrebbe surriscaldare - fino a prova contraria - i toni con Putin e il suo apparato, cioè l’ammissione dell'Ucraina al termine delle ostilità. Inoltre, è stata annunciata la creazione di una struttura dedicata Nato-Ucraina per un più stretto coordinamento del supporto alle operazioni di guerra. Tale struttura viene presentata come un ulteriore passo di impegno Nato a favore dell’Ucraina, ma può essere interpretata anche come un diretto controllo sulle iniziative dello Stato maggiore ucraino nel teatro di guerra, viste alcune poco trasparenti azioni orientate a forzare la mano agli occidentali che non sempre riscuotono il plauso dell'opinione pubblica.



Note


[1] Germana Tappero Merlo, L'editoriale della domenica. Nato-Russia è scontro globale per l'Artico in




*Col. in Ausiliaria Esercito Italiano

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