CPR: "Solidarietà ai medici indagati dalla Procura di Ravenna"
Aggiornamento: 5 ore fa
di Libero Ciuffreda

Fare il medico non significa occuparsi soltanto della prescrizione di una terapia o di un accertamento diagnostico, immaginandolo come un automa, che non vede e non sente ciò che il paziente sta vivendo in quel momento o in quale contesto si trova.
Svolgere la professione medica secondo scienza e coscienza, ci impone di prenderci cura delle persone, che non si riduce ad una distaccata prestazione professionale.
Visitare una persona significa occuparsi della globalità dei suoi bisogni: fisici, psicologici, spirituali, sociali. La celebre poesia di Paul Valèry Curare è anche una politica invita a riflettere sul valore della cura come attenzione alla vita. Curare è anche una scelta etica e civile profonda, un modo di stare con le persone al di là delle loro condizioni sociali, della loro fede, del colore della loro pelle, del Paese di origine.
L’attività che si svolge prendendosi cura delle persone deve unire alla precisione scientifica rigorosa, la delicatezza e una costante attenzione ai minimi sintomi e ai minimi segni, rendendo la cura una sorta di opera d’arte (ars medica appunto), un poema (mai scritto) che la sollecitudine dell’intelligenza e della compassione compongono.
Ecco perché come medico, appartenente alla Chiesa Valdese e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, esprimo solidarietà ai colleghi che risultano indagati dalla Procura della Repubblica di Ravenna, accusati di avere certificato il falso per impedire il rimpatrio di persone migranti trattenute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Le persone visitate nei CPR nazionali, così come più volte segnalato da più Enti ed Organizzazioni (Tavolo Asilo e Immigrazione, Medici Senza Frontiere, per citarne alcuni) vivono (questa è vita?) in condizioni con gravi conseguenze sulla loro salute fisica e mentale.
I CPR sono luoghi in cui il diritto alla salute è sistematicamente compromesso e rappresentano un sistema patogeno, dove le persone si ammalano, ove si registrano gravissimi episodi di autolesionismo (amputazioni, fratture, ferite…) e numerosi suicidi.
I medici devono essere liberi di svolgere la propria professione senza condizionamenti, curando e tutelando la salute di ogni persona trattenuta nei CPR.
La valutazione clinica deve riguardare lo stato di salute delle persone e non costituire un atto autorizzativo al loro trasferimento: rivendichiamo la netta distinzione tra funzione sanitaria e funzione di sicurezza pubblica che compete alle Forze dell’Ordine.
La tutela dei soggetti fragili è obbligo deontologico e costituzionale. L’articolo 32 del Codice di Deontologia Medica, impone al medico di tutelare le persone in condizioni di vulnerabilità o fragilità quando ritiene che l’ambiente in cui vivono non sia idoneo a proteggere la loro salute, dignità e qualità della vita…, a prescindere dal suo status giuridico.











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