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Corridoi Umanitari: possibile ciò che a volte si dice impossibile


di Libero Ciuffreda*


Una breve cronistoria. I primi Corridoi Umanitari si organizzarono dopo il golpe in Cile avvenuto l’11 settembre del 1973, quando il medico e politico Salvador Allende, primo presidente socialista, democraticamente eletto nel continente sudamericano, venne ucciso a Santiago del Chile e sostituito dalla brutale e sanguinosa dittatura militare instaurata del generale Augusto Pinochet.


L'esperienza di Cinisello Balsamo del pastore Bouchard

Seguirono anni terribili, migliaia di cittadini cileni imprigionati, torturati, uccisi e violentati. Molti riuscirono a raggiungere l’Europa e l’Italia. Erano i tempi del forte impegno sociale non disgiunto dalla testimonianza dell’Evangelo in modo molto pratico, tali da indurre alcune famiglie a costituire una Comune nell’hinterland di Milano, a Cinisello Balsamo. I primi residenti furono le famiglie del pastore Giorgio Bouchard, i Vola ed altri come Marcella Giampiccoli. Insieme animarono il Centro Jacopo Lombardini per le attività di educazione scolastica, aperta ai residenti dei quartieri popolari di Cinisello e ispirati anche della straordinaria esperienza di don Lorenzo Milani.

Ma il primo a definire l’accoglienza ai profughi cileni "Corridoi Umanitari" fu il pastore valdese Guido Rivoir, che esercitava il suo ministero in un Cantone svizzero in stretto contatto con il Centro Lombardini e una “rete” di solidarietà italo-svizzera composta da enti laici e religiosi, che prontamente si attivarono per accogliere e favorire l’inclusione dei profughi cileni nei due Paesi.


La tragedia delle guerre in Vicino Oriente e Centro Asia

Torniamo agli anni più recenti e il quaderno dei drammi ha nomi di guerre sanguinose: Iraq, Afghanistan, Siria, ora Ucraina (milioni i profughi in Polonia e Moldavia, più di 200 mila in Italia), mentre con le straordinarie e coraggiose proteste delle donne in Iran e in Afghanistan si è destinati a nuovi flussi migratori. Un capitolo a parte meritano le guerre in Africa, per la semplice ragioni che sono ignorate dai media internazionali insieme con le migrazioni dovute al mutamento del clima, alla carestia, alle destabilizzazioni sul piano politico. I morti nel mar Mediterraneo censiti sono almeno 25.000 negli ultimi 10 anni (dato approssimativo per difetto).

Ero a Lampedusa il 3 ottobre scorso a rappresentare il Consiglio della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), in occasione dell’anniversario del tragico naufragio del 2013, dove a poche miglia dal porto morirono 368 persone, migranti somali ed eritrei. Dall’ufficio di Mediterranean Hope (MH) ci comunicarono che stavano arrivando al Molo Favarolo un centinaio di disperati, stremati da tre giorni alla deriva. Assetati e ustionati dal sole e da un mix tossico di acqua di mare e gasolio. Dopo mesi di cammino nel deserto, torture e violenze subite in Tunisia o in Libia, si sono imbarcati ed hanno provato ad attraversare il Mediterraneo per raggiungere la Porta d’Europa, sperando di sopravvivere.


Coraggio e speranza sul Molo Favarolo a Lampedusa

Una bimba di poco più di un anno di età, una vera forza della natura sul Molo Favarolo, con la sua innocenza, lo sguardo gioioso e stupito per i nuovi visi e gli sguardi non minacciosi incontrati sulla terra ferma, ci hanno inchiodati di fronte alla nostra disumanità e alla nostra avida cecità. Con gli operatori di MH della FCEI e di altre Associazioni Ong e Guardia Costiera, li abbiamo accolti con un bicchiere d’acqua, una merendina e dei pupazzetti per i più piccini, dicendo loro welcome, bienvenue. Parole semplici con cui hanno ripreso a sperare.

Migliaia di migranti provano ad entrare in Europa attraverso la rotta balcanica.

A Bihać nel famigerato campo profughi in Bosnia Herzegovina al confine della Croazia, ove si consuma ogni giorno “il Game”, uno scellerato e inumano “gioco”, i migranti provano a passare attraverso il filo spinato. Nella stragrande maggioranza dei casi vengono catturati, picchiati, privati di scarpe, indumenti e riaccompagnati al confine con la Bosnia. Anche se la percentuale di possibilità di farcela è molto bassa, i profughi ci provano ripetutamente, perché per loro è “meglio che stare nel campo profughi sotto le tende al freddo e senza diritti”.


Effetti del nuovo Decreto sicurezza

Questo è soltanto un breve e parziale quadro di quanto sta accadendo e quanto si prevede possa succedere, anche tenendo conto del nuovo decreto Sicurezza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il Decreto, dopo un faticosissimo intreccio di discussioni tra gli uffici di più ministeri, mette in atto la nuova strategia del Governo Meloni che punta a punire chi salva vite e ad allungare i tempi di sbarco (ad esempio Ocean Viking dovrà raggiungere il porto di Ravenna, che significa di fatto 4 giorni in più di navigazione e altrettanti per ritornare a salvare altre vite in mare).

Di fronte a questa situazione di smarrimento dell’Europa, di esacerbazione dei nazionalismi e dei populismi, della vergogna delle morti in mare e degli sbarchi inumani, bisognava fare qualcosa di organizzato per dimostrare che un’altra via dell’accoglienza è possibile. Ecco che allora viene ripresa la felice intuizione dei protagonisti dei primi Corridoi Umanitari per accogliere gli esuli cileni.

La FCEI, insieme alla Tavola Valdese e alla Comunità di Sant’Egidio, promuove in Italia il progetto-pilota dei Corridoi umanitari, i primi realizzati in Europa.


Gli obiettivi del progetto-pilota

La base giuridica di questa iniziativa è fornita dall’art. 25 del Regolamento CE 810/2009 che fissa le procedure e le condizioni per il rilascio del visto di transito o per soggiorni nel territorio degli Stati membri e quindi concede ai paesi Schengen la possibilità di rilasciare visti umanitari validi per il proprio territorio. Una volta in Italia o in altri Paesi i beneficiari hanno la possibilità di avanzare domanda di asilo e vengono supportati durante l'iter legislativo.

Tra gli obiettivi del progetto, i più importanti sono evitare:

- i viaggi della morte e le conseguenti tragedie in mare;

- contrastare il business dei trafficanti di esseri umani e delle organizzazioni criminali;

- concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” un ingresso legale nel territorio (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, donne sole, malati, persone con disabilità);

- gestire gli ingressi in modo sicuro sul territorio italiano.

I corridoi umanitari sono infatti garanzia di sicurezza sia per i migranti, sia per chi già risiede in Italia, in quanto il rilascio dei visti è subordinato a controlli di sicurezza da parte del Ministero dell’Interno. Sono regolati da un Protocollo d’intesa, il primo di questi sottoscritto il 15 dicembre 2015 dagli enti promotori e dai Ministeri degli Esteri e dell’Interno per permettere in due anni a 1000 profughi siriani fuggiti in Libano di raggiungere l’Italia in maniera legale e sicura, su un normale volo di linea.

Gli enti promotori attraverso le segnalazioni fornite da un network di collaboratori (Ong locali e internazionali, Associazioni, Chiese e organismi ecumenici), stilano una lista di potenziali beneficiari che viene analizzata dagli operatori in loco e trasmessa alle autorità consolari italiane affinché possano rilasciare dei visti umanitari validi per l’Italia. Una volta in Italia i beneficiari sono presi in carico dai promotori del progetto in collaborazione con altri partner tra cui la Diaconia valdese (CSD), la Casa delle Culture-MH di Scicli, il Centro diaconale LA NOCE di Palermo, la Rete Sant’Egidio, l’Arci, la Caritas, che forniscono accoglienza in strutture e appartamenti su tutto il territorio nazionale.

I beneficiari sono accompagnati e sostenuti in un percorso di integrazione legale-giuridico, lavorativo, scolastico e sanitario, verso il raggiungimento di una graduale autonomia. L’accoglienza diffusa e partecipata genera solidarietà a livello ecumenico, favorisce l’inclusione sociale e rinvigorisce le comunità locali impegnate nel progetto. I Corridoi Umanitari sono un esempio di sinergia virtuosa tra la società civile e le istituzioni.


Il riconoscimento del presidente Sergio Mattarella

La firma del Protocollo da parte del Ministero dell’Interno e degli Esteri è una forte testimonianza di fiducia accordata dalle istituzioni alla società civile. Il modello dei C.U. ha ricevuto importanti riconoscimenti. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'ha definito “un momento di realizzazione concreta dei principi della Costituzione italiana”. Il Parlamento europeo, che ne ha auspicato l’estensione anche ad altri Paesi Membri e il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, lo ha ritenuto “un buon esempio di quello che l'Unione Europea può fare per aiutare i migranti e affrontare gli attuali flussi di rifugiati”.

Il 24 novembre al Terminal 5 dell'aeroporto di Fiumicino abbiamo accolto 152 persone, donne e bambini, anziani e malati, provenienti dal Pakistan, scappati dall’Afghanistan. A differenza di quanto accade a Lampedusa o in altri porti, portavano nei loro trolley ancora qualche ricordo della loro precedente vita. Le mamme ci dicevano che erano felici di poter restituire un futuro innanzitutto ai loro figli. Le loro bambine potranno andare a scuola e frequentare le università. I loro giovani visi e i capelli, se lo vorranno, potranno sentire la bellezza del vento ed essere liberamente accarezzati. Un’altra accoglienza è possibile, anche quando scelte politicamente infantili, illogiche ed inefficienti sembrano prevalere.

Le best practices sono “contagiose” e il modello ecumenico italiano dei Corridoi Umanitari è ormai operativo anche in Francia e in Belgio e può diventare un progetto-pilota per l’accoglienza in tutta Europa a costo zero per le istituzioni. Infatti, non pesa in alcun modo sullo Stato italiano poiché i fondi provengono in larga parte dall’8 per mille delle Chiese valdesi e metodiste, da diverse comunità evangeliche in Italia e all’estero, da reti ecumeniche internazionali e da raccolte fondi come quella lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Caritas.[1]

All’interno del progetto dei C.U., coordinato da Mediterranean Hope nasce Medical Hope, un’iniziativa di carattere sanitario che fornisce sostegno medico a tutti quei profughi che nei paesi di transito si vedono negati l’accesso alle cure per mancanza di risorse economiche ed è indirizzato a tutti coloro che non sono nelle condizioni di affrontare un trasferimento in Italia.

Alcune cifre: ad oggi sono stati firmati 5 Protocolli. 3007 beneficiari arrivati in Italia con UNHCR, FCEI, Caritas, Sant’Egidio, Ministeri dell’Interno e Affari Esteri e Coop. Internazionale; Libano dal 2016: 2348 beneficiari (nuovi arrivi gennaio 2023); Libia marzo 2021 (attualmente concluso): 500 beneficiari segnalati da UNHCR; Afghanistan novembre 2021: 1200 beneficiari. Luglio e novembre dal Pakistan e dall’Iran (nuovi arrivi a gennaio 2023).



Note


[1] Modello di Accoglienza

1. Individuazione dei benifiaciari

2. Preparazione pre partenza

3. Voli dai Paesi e asilo

4. Accoglienza e alloggiatura almeno fino all’ottenimento dello status di asilo

5. Corsi di lingua

6. Formazione e stages

7. Cure mediche

8. Assistenza legale e presentazione delle domande di protezione internazionale

9. Supporto sociale e professionale per il processo di inclusione nel Paese

*Presidente MFE del Piemonte e Membro del Consiglio FCEI


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