Ceuta: una risposta euro-africana alla contesa ispano-marocchina
- Domenico Moro
- 17 ore fa
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di Domenico Moro

Come sappiamo, alla fine dello scorso mese di luglio, nell’enclave spagnola di Ceuta, una città situata nel nord del continente africano, ha avuto luogo un eccezionale afflusso di immigrati. Per dimensione, ha superato l’analogo evento che risale al 2021, quando circa 10.000 persone si sono riversate sulla stessa città che non supera 85mila abitanti. Secondo alcune stime, a fine luglio, l’afflusso di immigrati ha coinvolto oltre 80.000 persone e causato un elevato numero di vittime. A parte le cifre, non si tratta, però, dell’unico evento di questo genere e non riguarda solo il Marocco: nel tempo, ha interessato anche l’Algeria, la Libia e la Tunisia.
La recente tragedia tuttavia ha messo in luce almeno due fatti oggettivi. Il primo è che l’immigrazione africana verso il continente europeo è un problema strutturale ed al quale l’Ue deve dare una risposta altrettanto strutturale; il secondo è che, come dimostrano i precedenti di Turchia, Bielorussia, Libia e dello stesso Marocco, l’immigrazione è utilizzata come uno strumento di guerra ibrida nei confronti dell’Ue. Si tratta di due problemi la cui soluzione è tutt’altro che semplice e che rendono sempre più urgente l’avvio di una comune politica estera europea nei confronti del continente africano.
Per quanto riguarda il primo dei due fatti oggettivi appena ricordati, e cioè la soluzione del problema dell’immigrazione africana, essa non può che essere un piano comune dell’Ue e dell’Unione africana (Ua) per lo sviluppo del continente, in modo da affrontare alle sue radici una delle cause principali dell’emigrazione (le altre sono le guerre endemiche che coinvolgono il continente e il cambiamento climatico). Questo piano di sviluppo dovrebbe accompagnarsi ad una gestione controllata euro-africana del flusso degli immigrati, poiché l’Europa necessita – per ragioni demografiche - di immigrati regolari da inserire nel contesto produttivo. Il varo di un condiviso piano di sviluppo euro-africano è necessario, poiché non si può pensare che il problema degli immigrati lo possa risolvere, da sola, l’Ue. Si tratta di una prospettiva che già Papa Francesco, una persona di indiscutibile statura morale, aveva a suo tempo criticato, definendola una posizione “ipocrita”.
Nel corso di una conferenza stampa, tenutasi a conclusione del viaggio nel Bahrain nel 2022, il pontefice, rispondendo ad una domanda sul problema dell’immigrazione, aveva affermato: “E poi, vorrei citare una cosa, un’altra responsabilità europea: l’Africa. Credo che questo l’abbia detto una delle grandi donne statiste che abbiamo avuto e abbiamo, la Merkel: ha detto che il problema dei migranti va risolto in Africa. Ma se pensiamo all’Africa con il motto “l’Africa va sfruttata”, è logico che i migranti, la gente scappi da quello sfruttamento. Dobbiamo, l’Europa deve cercare di fare dei piani di sviluppo per l’Africa. Pensare che alcuni Paesi in Africa non sono padroni del proprio sottosuolo, che ancora dipende dalle potenze colonialiste! È un’ipocrisia risolvere il problema dei migranti in Europa, no, andiamo a risolverli anche a casa loro […]. Se vogliamo risolvere il problema dei migranti definitivamente, risolviamo l’Africa. I migranti che vengono da altre parti sono di meno; andiamo all’Africa, aiutiamo l’Africa, andiamo avanti”.[1]
Un piano europeo per l’Africa dovrebbe, però, essere preceduto da un cambiamento anche per quanto riguarda il controllo dei confini dell’Ue. Quest’ultima dovrebbe fare dei suoi confini dei confini europei e non confini nazionali, come è tuttora. Frontex dovrebbe essere l’agenzia responsabile dei confini europei e non, come succede oggi, un’agenzia che supporta le guardie di confine nazionali: dovrebbe piuttosto essere il contrario: le strutture nazionali a supporto dell’attività di Frontex. Ovviamente, le istituzioni europee dovranno assicurarsi che quest’ultima non vìoli più i diritti umani e non sia più una inaccettabile fonte di corruzione[2]
Altrettanto complesso è il punto relativo all’uso dell’immigrazione come strumento di guerra ibrida. A proposito delle cause del forte afflusso di immigrati nell’enclave di Ceuta, sono state formulate varie ipotesi, alcune delle quali, riguardano un presunto complotto USA volto ad indebolire il governo spagnolo per essersi opposto all’uso delle basi spagnole per l’intervento in Iran. L’ipotesi più accreditata è che l’afflusso sia stato agevolato dal governo marocchino, approfittando di una sentenza della Corte di giustizia spagnola secondo la quale i migranti che arrivavano dal mare non potevano essere respinti e, questo, può spiegare perché il governo Sanchez non abbia rivolto specifiche accuse al governo marocchino.[3]
La politica di pressione del governo marocchino sul governo spagnolo, ricorrendo allo strumento dell’immigrazione, non è nuova ed ha diverse ragioni. La prima è la richiesta, da parte del Marocco, della restituzione delle città di Ceuta e Melilla. La seconda è la posizione della Spagna riguardo la futura sistemazione dell’ex-Sahara spagnolo, oggi Sahara occidentale e che rivendica l’indipendenza. Mentre quest’ultima posizione è sostenuta da Algeria e Mauritania, una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata alla fine del mese di ottobre dello scorso anno, sostiene invece la posizione spagnola.
Vi sono pochi dubbi sul fatto che Ceuta e Melilla siano il retaggio di una politica coloniale europea nei confronti dell’Africa, così come vi sono pochi dubbi sul fatto che, soprattutto Ceuta, sia in una posizione strategica per il fatto di consentire il controllo del traffico marittimo mediterraneo. È la stessa ragione per la quale la Gran Bretagna non rinuncia a Gibilterra, pur trattandosi, sostanzialmente, di una roccia al confine tra l’Atlantico ed il Mediterraneo. L’importanza strategica degli stretti – va sottolineato - è tornata alla ribalta a seguito dell’illegale intervento degli USA contro l’Iran e del successivo scontro per il controllo dello stretto di Hormuz.
Ceuta è una città che non presenta alcun evidente interesse economico per la Spagna, ma solo un interesse strategico e lo stesso vale per il Marocco. La soluzione di questo scontro difficilmente può essere trovata rimarcando le rispettive posizioni nazionalistiche e con il ricorso all’immigrazione come strumento di guerra ibrida. Una delle soluzioni già da tempo in discussione è, infatti, la possibilità di gestire Ceuta (e Melilla) istituendo sulle due città una doppia sovranità, sul modello di Andorra, i cui capi di Stato sono il Presidente della Repubblica francese e il vescovo di Urgell. L’integrazione economica tra il Marocco e l’Ue consente di pensare ad una soluzione condivisa.
L’interscambio (importazioni più esportazioni) tra Ue e Marocco, nel 2024, è stato pari al 54% del totale dell’interscambio del Marocco con il resto del mondo. Seguono, a grande distanza, la Cina con il 7,7% e gli USA con il 6,9%. Ma ancor più significativa è l’incidenza dell’interscambio commerciale con l’Ue sul PIL del Marocco: nel 2024 è stata pari al 41%. Ciò significa che gli interessi di lungo termine del Marocco dipendono dalla stabilità dei rapporti con l’Europa e non dai rapporti con la Cina o gli USA. Questo fatto rende ancor meo verosimile l’ipotesi di un presunto complotto americano a danno dell’Ue, anche se la crisi migratoria di fine luglio ha alimentato l’ideologia MAGA sull’immigrazione e favorito la politica americana di divisione del continente europeo[4].
La forte integrazione del Marocco con l’economia europea ridimensiona l’idea che il futuro di Ceuta e Melilla possa essere un fatto che riguarda solo i rapporti tra Marocco e Spagna: quest’ultima non avrebbe il necessario potere contrattuale e le crisi migratorie che, di tanto in tanto, si verificano a danno delle due città, lo dimostrano. Solo l’Ue può ragionevolmente sostenere una soluzione credibile e duratura, ma per essere tale deve anche prevedere il coinvolgimento dell’Unione africana. Un’intesa tra Ue e Ua per quanto riguarda Ceuta e Melilla, si presenterebbe come una risposta che supera la politica nazionalista che oppone Marocco e Spagna. L’intesa potrebbe essere concordata a livello dei due continenti e successivamente prevedere di delegare a Marocco e Spagna la gestione condivisa delle due città.
L’accordo tra Ue e Ua avrebbe implicazioni geostrategiche evidenti e sarebbe un esempio anche per il resto del mondo. La gestione condivisa delle due città equivarrebbe anche ad una gestione condivisa, sia pure parziale (dato che non comprende la città di Gibilterra), dello stretto di Gibilterra. Questa soluzione potrebbe durare fino a quando la sciagurata avventura americana contro l’Iran, non porrà il problema del controllo degli stretti strategici che riguardano il commercio mondiale in termini nuovi, come potrebbe essere la loro gestione da parte di un’agenzia delle Nazioni Unite.
Note
[2] (Frontex continue sa mission en Grèce, malgré de graves violations des droits des migrants, Le Monde, 18 luglio 2026).
[3] What Morocco was saying to Spain in Ceuta, Foreign Policy, 11 agosto 2026
[4] Crise de Ceuta: l’impossible quête des origines de la rumeur d’une ouverture de la frontière, Le Monde, 4 agosto 2026











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