top of page
logo.jpg

Biennale di Venezia: l'autonomia di Buttafuoco dà fastidio a molti

L'accusa sui contributi cancellati, dopo il rifiuto di escludere gli artisti russi dalla manifestazione: "Bruxelles ci toglie due milioni di euro e ne dà sei miliardi a Putin"


di Marcello Croce


«Ci lascia un compagno di strada» – così, riferendosi alla Commissione Ue con lieve ironia, ha commentato Pietrangelo Buttafuoco durante la conferenza stampa di presentazione della LXXXIII Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre prossimi. E ancora: «Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi, noi siamo chiamati qui alla ricerca a livello internazionale nel campo delle arti. Obbedendo ai loro desiderata, verremmo meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca di fantasia d'immaginazione, che da 131 anni sono propri di questa istituzione».

Prosegue dunque la guerra asimmetrica tra il Presidente della Biennale e gli euroburocrati che hanno tolto a Venezia il contributo di due milioni di euro, quale misura punitiva per il rifiuto di escludere gli artisti russi dalla Biennale nel padiglione di proprietà dello Stato russo (chiuso al pubblico, ma visibile dall’esterno tramite un grande schermo ivi installato).

Ma poi Buttafuoco, sempre in conferenza-stampa, rincara: «L'Ue toglie i due milioni alla Biennale e dà sei miliardi in sei mesi a Putin. Ecco dove diventa torbida l'acqua e non è certamente qui [cioè a Venezia]», alludendo alle manovre usate in Europa per aggirare i vincoli imposti delle sanzioni.

Finisce allora che l’unico vero sovranista, in un Paese governato da anni dal campo politico che a suo tempo ne portava il titolo, è lui. Sovranista della cultura, o in nome dell’indipendenza della cultura dall’intrusione mortificante e ricattatoria dei giochi di potere.


Lupus [davvero] in fabula

E che cosa c’entra – infatti – la Biennale di Venezia con la inattesa soppressione del programma radiofonico Lupus in fabula quotidianamente affidato alla voce di Pietrangelo Buttafuoco? “Ufficialmente nulla. Ufficiosamente tutto” sostiene Antonio Antipari in un lungo articolo del 17 luglio, riferendosi alla pesante intromissione della U.E. nella Biennale di Venezia.[1]

Il direttore di RadioRai 1, ammette Buttafuoco, ha fatto sapere allo scrittore siciliano che il programma culturale quotidiano dedicato a un libro e al suo autore, in onda prima delle 7 di ogni mattina per dieci minuti dal lunedì al venerdì, col titolo di Lupus in fabula, sarà soppresso a partire dal prossimo settembre.

Una ritorsione nei suoi confronti sull'asse Roma-Bruxelles? Le parole del ministro della cultura Giuli, inviato a Venezia dalle stanze romane, non sono traghettate invano e la RAI, questo gigante che conduce non solo le piazze televisive, ma anche i più discreti e talvolta intelligenti ascolti radiofonici, fatti per le orecchie e non per gli occhi, è un ente pubblico e per questo perennemente in bilico nei complicati equilibri della politica. Che si arrivi al punto di sopprimere un programma intelligente come quello tenuto da Buttafuoco è una rivelazione che fa riflettere.

Fa riflettere prima di tutto sulla bassa considerazione della divulgazione culturale da parte di un mezzo di comunicazione istituzionale come la Rai, quando non esita a farne uso di pressione “politica” a beneficio esclusivo della mediocrità del potere; e poi sul vantato sovranismo della parte decisionale della politica italiana, che si subordina a un club europeo le cui azioni da anni fanno spesso pensare, dicevamo, e che appare separata dalla vita dei popoli da una distanza abissale.

In effetti, a cominciare dal ministro della cultura Giuli, la pressione esercitata dalla parte governativa sulla caparbia volontà di Buttafuoco di salvare – nel disordine della storia contemporanea – l’umanesimo dell’arte, mostra una pelosa accondiscendenza ai favori di quel club che amministra il denaro delle nazioni, e che prende il nome ambizioso di Unione Europea. Sovranismo? Parliamone infine.


Le guerre in corso e il ruolo dell'Italia

La sovranità dello Stato riguardo all’uso e all’impiego del proprio territorio costituisce una delle condizioni e delle ragioni della sua stessa esistenza, e questo non solo in relazione agli Stati confinanti o continentali, ma anche in relazione alle potenze extracontinentali.

Mentre oggi è in atto una guerra di aggressione, l’ennesima, da parte degli Stati Uniti nei confronti della nazione iraniana, la violazione del nostro territorio da parte di voli in partenza e in arrivo a fini bellici da e sulle numerose basi aeree insediate in Italia è sotto gli occhi di tutti, benché venga puntualmente coperta dalla tradizionale reticenza della politica.

«Se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme».

Sono queste le recenti dichiarazioni di Rutte, segretario generale della Nato, sul conteggio dei voli effettuati nel corso dei bombardamenti condotti sul territorio iraniano dall’inizio della campagna militare. Anche se il governo si è precipitato a negare che ne sia stato fatto uso direttamente finalizzato ai bombardamenti, si pone a questo punto il serio problema di capire quale sia il limite di sovranità del nostro Paese all'interno degli accordi sottoscritti con la Nato.

La domanda è legittima, perché il famoso articolo 11 della nostra Costituzione (di cui sarà utile infine anche ricostruire la storia) è sdrucciolevole come una pista di ghiaccio: «L’Italiaconsente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».

Dio solo sa cosa possa significare quest’ultima frase, in quell’area terrestre di interesse americano cui l’Italia ha appartenuto dal tempo di Truman a questo di Trump, vale a dire tra il 1945 e il 2026. E in ogni caso, l’impressione ultima che ne deriva è che ai governi italiani, di destra e di sinistra, non interessi affatto scomodare la storia.

Anche se retto da un governo che ha vinto le elezioni del 2022 sotto l’emblema di uno sbandierato sovranismo, viene il sospetto, che l’unico vero significato, peraltro rimasto velleitario, consistesse nel contenimento del fenomeno migratorio. Certo, nessuno negherà che anche il flusso migratorio è parte inseparabile del disordine internazionale che caratterizza questa epoca storica della civiltà umana. Ma di tale disordine rappresenta solo un lato, quello degli effetti disumani di un ordine puramente mercantile del mondo. Ed è lo stesso che ignora il principio di sovranità, territoriale o spirituale che sia.

 

 Note                                                                                

[1] PoliticoWeb, 17 luglio 2026.

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page