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"Antibioticoresistenza": comunichiamo per combattere una pandemia silente

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi

La resistenza dei batteri agli antibiotici (detta antibioticoresistenza) è oggi considerata una delle principali minacce per la sanità pubblica a livello globale. I fattori alla base di questo fenomeno sono collegate ad un uso eccessivo e improprio di antibiotici in ambito umano, veterinario e zootecnico, insieme alla diffusione purtroppo ancora elevata delle infezioni correlate all’assistenza ICA. In passato denominate infezioni ospedaliere, le ICA (Infezioni Correlate all'Assistenza ) si definiscono come infezioni trasmesse sia dall'esterno (esogene: da persona a persona o tramite gli operatori e l'ambiente) o dall’interno (endogene: infezioni causate da batteri presenti all'interno del corpo), dovute a batteri, funghi, virus o altri agenti patogeni meno comuni, contratte durante l'assistenza sanitaria, che possono verificarsi in qualsiasi contesto assistenziale (ospedali, ambulatori di chirurgia, centri di dialisi o lungodegenze).

Le infezioni resistenti agli antimicrobici provocano ogni anno oltre 35.000 decessi nelle nazioni europee e circa 11.000 di questi decessi avvengono in Italia. Secondo i dati AIFA (Agenzia Italiana Farmaco), nel 2022 è stata registrata una ripresa dei consumi di antibiotici sistemici con un + 24% rispetto al 2021.


Uso degli antibiotici nella popolazione generale

Dai dati della tessera sanitaria si stima che nel 2022, tre persone su dieci hanno ricevuto una prescrizione di antibiotici, con uso più elevato nei bambini fino a 4 anni e negli adulti over 75 anni. Non dobbiamo dimenticare che gli antibiotici sono anche utilizzati in ambito veterinario e zootecnico e incidono notevolmente, attraverso la catena alimentare, anche sulla nostra salute per lo sviluppo di germi resistenti.

L’OCSE ha stimato, se la situazione non cambierà, che nei Paesi del G7 fra il 2015 e il 2050, il trattamento delle infezioni resistenti si tradurrà in una spesa straordinaria media ogni anno di circa 7 milioni di giorni di degenza ospedaliera in più e l’Italia contribuirà a questo calcolo con circa 1,3 milioni di giorni di degenza in più ogni anno, al punto che ormai si parla di “Valore economico della antibioticoresistenza“ come una delle maggiori cause della crescita della spesa sanitaria. In assenza di politiche sanitarie efficaci, nell’UE nel 2035 una infezione su tre sarà resistente agli antibiotici con tutti i danni conseguenti.


Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico resistenza (PNCAR) 2022-2025

Per contrastare il fenomeno è stato predisposto il PNCAR impostato su tre pilastri:

1) sorveglianza delle infezioni;

2) prevenzione delle infezioni;

3) uso corretto degli antibiotici.

Per realizzare il PNCAR sono stati istituiti: la Cabina di regia a maggio e il Gruppo Tecnico di Coordinamento necessario per l’attuazione del piano con 13 gruppi di lavoro tematici.

È importante il rafforzamento della prevenzione e della sorveglianza delle ICA non solo in ambito ospedaliero, ma in ogni struttura ricettiva (RSA, case di riposo, cliniche private). Per contrastare le ICA è indispensabile ridurre il numero complessivo delle infezioni puntando, in prima battuta, sulle vaccinazioni che prevengono l’uso degli antibiotici rimuovendo, alla radice, la necessità del loro utilizzo. Sono in corso ricerche per sviluppare vaccini contro ceppi batterici resistenti e promuovere attivamente le vaccinazioni soprattutto negli adulti e anziani.


Innovazione, ricerca e formazione

Nel mondo sono in corso di sviluppo 300 farmaci e 150 vaccini per combattere le infezioni batteriche resistenti; fattore però non rinunciabile è la formazione adeguata degli operatori sanitari ad un corretto uso degli antibiotici. I programmi di formazione continua (ECM) e i curricula dovrebbero includere una formazione obbligatoria sulla prevenzione e controllo delle infezioni, sui rischi ambientali e sulla biosicurezza che sono tutti temi correlati alla resistenza agli antibiotici. Nell’ambito dell’attuazione del PNRR è infatti presente un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere.

L’altro tema importante è la sensibilizzazione dei cittadini all’uso appropriato degli antibiotici; per questo motivo è iniziata da pochi giorni una nuova campagna di comunicazione con uno spot televisivo e radiofonico con testimonial la giornalista Francesca Fagnani per spiegare ai cittadini che gli antibiotici devono essere prescritti dal medico e non assunti in modo arbitrario.

La resistenza dei batteri agli antibiotici è una delle principali minacce globali alla salute pubblica e, se non si farà nulla, supererà in decessi quelli del cancro dove le terapie sono sempre più avanzate; è una pandemia silente di cui i cittadini conoscono poco e sottovalutano nell’illusione che il fenomeno non li riguardi (atteggiamento con cui si scontrano spesso tutte le attività di prevenzione).

L’ECDC (Centro Europeo per il Controllo e la prevenzione delle Malattie) sottolinea da tempo la necessità di interventi più incisivi a livello europeo con l’attuazione di piani d’azione nazionali definiti “One Health” per raggiungere al più presto gli obiettivi definiti. Non si tratta solo di un problema di costi collegato allo spreco di risorse che non solo risultano inutili, ma dannose per la salute: se la salute è un diritto, dovrebbe essere accompagnata anche dal dovere di non assumere comportamenti che la danneggino.

Nel pretendere maggiori risorse da destinare al settore sanitario, si fatica ad ammettere che un eccesso nel loro utilizzo facilmente evitabile possa apportare altrettanti benefici in termini di salute: ma ciò significa chiedere impegno e perdere voti elettorali (concetto sempre più difficile da accettare nelle nostre democrazie mature).



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