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AAA. cercasi Federatore al centro per superare il bipolarismo (finto)

24 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 15 ore fa

di Giorgio Merlo


All'indomani della "discesa in campo" per Palazzo Chigi di Elly Schlein senza se e senza ma, cioè con o senza primarie, non vi sono più dubbi sulla necessità che serva un Federatore, ma per tutto il Centro. E sappiamo anche, con quasi certezza, pur nella difficoltà di arrivare ad una sentenza definitiva, che ci sono sostanzialmente tre aree centriste nella cittadella politica italiana. Innanzitutto c’è un Centro autonomo, di matrice liberale, popolare e riformista. È quello che intende candidarsi, almeno sino ad oggi, come lista autonoma in vista delle prossime elezioni politiche. Oltre ad Azione di Carlo Calenda, ci sono molte altre sigle che si riconoscono in questo progetto politico e di governo. A cominciare da Spazio Pubblico di Pina Picierno oltre, ripeto, ad una moltitudine di gruppi e movimenti tutti riconducibili all’area centrista.

Insomma, si tratta di un luogo politico che coltiva l’ambizione, del tutto giustificata e anche necessaria di fronte alla preoccupante riproposizione della deriva degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, di dare vita ad una vera, autentica e credibile area centrista, riformista e di governo. Un’area culturalmente plurale ma politicamente coerente ed affine. Poi c’è una seconda area centrista, nel campo del centro destra, rappresentata dal partito di Forza Italia. Un’area che con il tempo si è rivelata progressivamente debole, politicamente sbiadita e culturalmente del tutto autoreferenziale. Anche perché, piaccia o non piaccia va pur detto, deve fare i conti con una leadership politica della coalizione - quella esercitata dall'attuale presidente del consiglio Giorgia Meloni - carismatica, autorevole e fortemente rappresentativa. Una leadership che ha contribuito, con il passare del tempo e con la trasformazione di Forza Italia in un semplice ramo d’azienda, a fare del centro in quella alleanza una sorta di soprammobile indubbiamente importante, ma del tutto irrilevante ed inconsistente ai fini della costruzione del progetto politico complessivo della coalizione.

Infine, c’è la terza area centrista, quella all’interno della coalizione di sinistra e progressista. Ora, per non ripetere tesi ormai note e conosciute a chi segue le vicende politiche italiane, è del tutto evidente che nella coalizione guidata da Schlein, Conte, e dalla coppia Fratoianni/ Bonelli, cui aggiungo la partecipazione straordinaria del capo della Cgil Landini, è oggettivamente difficile ritagliarsi un ruolo politico significativo ed essere realmente interlocutori nella costruzione del progetto dell’alleanza che un tempo si chiamava semplicemente centro sinistra. Quando, cioè, esisteva un centro visibile e percepito come tale alleato con una sinistra altrettanto visibile ed espressiva. Un quadro che oggi, purtroppo, appartiene solo ai ricordi. Fuorché, fatto ad oggi radicalmente assente, esista un’area centrista compatta, coesa, unita e con una elaborazione politica capace di condizionare il progetto di governo della intera coalizione. Purtroppo, come noto, proprio all’interno di quest’area si registra oggi una frammentazione così forte e profonda che indebolisce, oggettivamente, l’apporto della componente centrista e riformista facendo emergere, di conseguenza, un’alleanza puramente di sinistra e progressista.

Sotto questo versante, se non esiste una regia politica riconosciuta da tutti i vari frammenti, difficilmente quest’area potrà giocare un ruolo politico incisivo e significativo. Ecco perché, e alla luce di una situazione che è sotto gli occhi di tutti, avere oggi un Federatore - autorevole, carismatico, rappresentativo ed espressivo - del centro e dell’area centrista nel nostro paese sarebbe l’unica, vera e significativa novità del panorama politico italiano capace di superare un finto, violento ed inutile bipolarismo da un lato e, dall’altro, di introdurre un fatto destinato ad incidere profondamente nella cultura di governo del nostro paese.

Oggi può apparire fantapolitica ma si tratta, comunque sia, di un’urgenza drammaticamente utile e necessaria per la salute del nostro sistema politico e per la stessa qualità della nostra democrazia.

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