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Un libro per voi: "Un tempo (quasi) scaduto", armi e autodistruzione

Aggiornamento: 26 mar 2023

di Piera Egidi Bouchard

Un libro di angosciante attualità*, questo dello storico e saggista battista Massimo Rubboli, professore di Storia dell‘America del Nord e Storia del Cristianesimo all’Università di Genova, nonché membro del Consiglio internazionale della Peace History Society. Un testo chiaro e denso, corredato da una cronologia, da una bibliografia e da utilissimi link, una carrellata sui problemi dell’oggi, senza dimenticare le tante “guerre dimenticate” che tragicamente insanguinano il mondo, ma partendo dalla contingenza estremamente preoccupante dell’escalation prodotta dall’invasione e dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, e interrogandosi sulle possibili soluzioni.

Queste necessariamente partono dall’urgenza di fermare il conflitto, per avviare una conferenza internazionale, guidata dall’ 0nu, onde aprire negoziati che portino progressivamente a costruire l’utopia concreta - così definita nella densa prefazione da Giorgio Grimaldi, studioso di Storia del Federalismo e dell’unità europea – di un sistema federale democratico che possa affrontare la sicurezza, il disarmo e i cambiamenti climatici. Ci attiviamo ora - a un anno dallo scoppio del conflitto - per un cessate il fuoco, e l’apertura di un tavolo di trattative, ma certamente è utile situare il quadro complessivo, seguendo i diversi capitoli, molto attentamente documentati di questo libro.

Innanzitutto, a fronte del pericolo di una guerra atomica e ad un progressivo aumento degli armamenti nei maggiori paesi del mondo, Rubboli ci presenta un’analisi dell’industria delle armi, con un paragrafo dedicato anche a “Torino città delle armi?” che rievoca nel titolo il convegno dell’ottobre 2020 al Centro Sereno Regis , storico centro torinese per la pace.

In secondo luogo lo studioso ripercorre la storia delle iniziative di pace nel secondo dopoguerra, con l’opera in particolare degli “Scienziati per la pace”: famoso il manifesto Russell-Einstein, presentato a Londra nel 1955 che chiamava a raccolta il mondo della scienza per discutere le conseguenze delle armi di distruzione di massa, invitando anche i cittadini comuni a sottoscrivere la risoluzione che invitava tutti “i governi del mondo a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di ogni motivo di contesa.

Nel 1980 i medici degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica fondarono a Boston la International Phisicians for the Prevention if Nuclear War (IPPNW) denunciando l’uso delle armi nucleari come crimine contro l’umanità. E il famoso teologo e medico Albert Schweitzer fu portavoce dell‘opposizione di scienziati di molti paesi con una “Dichiarazione di coscienza” trasmessa nel 1957 da Radio Oslo sotto gli auspici del Comitato del premio Nobel per la pace. Anche in Italia furono molto attivi gli scienziati per la pace, tra cui uno dei “Ragazzi di via Panisperna”, il fisico Edoardo Amaldi, a cui si deve un appello sottoscritto da quasi 900 fisici italiani nel 1981 contro l’installazione dei missili Cruise nella base siciliana di Comiso.

Purtroppo, nonostante tanta mobilitazione, prevalse a livello delle potenze l’adesione alla teoria della deterrenza nucleare, che ci porta ai pericoli oggi particolarmente incombenti del rischio alla pace determinato dal peso che il complesso militare-industriale ha nell’indirizzare le scelte politiche nazionali e internazionali. Diventa quindi particolarmente interessante – come nella terza parte del libro – affrontare la tematica di una difesa civile nonviolenta, che elabora la storia, e gli episodi più significativi del pacifismo, della non-collaborazione e delle lotte disarmate.

”Non c’è più tempo?”, si domanda l’autore nella conclusione, di fronte ai sanguinosi fatti del presente: “Anche nelle reazioni all’invasione russa dell’Ucraina assistiamo al prevalere del ‘pensiero unico bellicista’, non solo nell’autocrazia russa, ma anche nei Paesi occidentali, dove domina un orientamento volto a giustificare uno stato di guerra permanente. La logica della guerra è iscritta negli ordinamenti degli stati nazionali, difesi da frontiere armate.” E qui lo scenario si amplia a livello mondiale: “Soltanto un nuovo ordine politico internazionale, basato su accordi e strutture sovranazionali, potrebbe portare al controllo dell’industria bellica globale e ad un’autentica politica di disarmo, a partire da una progressiva eliminazione delle armi di distruzione di massa.”

Ma “è credibile che si riesca a invertire la rotta – si chiede ancora Rubboli – e ad impedire la ‘distruzione reciproca assicurata’ (Mutual Assured Destruction- MAD, in inglese ‘follia’)?” E conclude: “Utopia o ultima possibilità, prima di un ‘inverno nucleare’ a seguito di un conflitto atomico?”


*Massimo Rubboli, Un tempo (quasi) scaduto – Come l’industria delle armi sta portando l’umanità all’autodistruzione, Edizioni Artestampa, 2022, pag.118, E 18.



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