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Un libro per voi: "Infochiesa" di Matteo Bergamaschi

di Enrico Larghero


In principio era il Verbo. Questo è l’inizio del Vangelo di Giovanni. Verbo è la traduzione del greco Logos, che si può tradurre anche come “parola”. Il prologo giovanneo, oltre le interpretazioni teologiche, ribadisce l’importanza e la forza della comunicazione. Dopo duemila anni l’evangelizzazione, oltre che attraverso le modalità tradizionali, si può, forse si deve, esercitare in altre forme. La rivoluzione digitale ha sconvolto i consueti punti di riferimento, aprendo nuovi orizzonti. Matteo Bergamaschi, filosofo e docente alla Facoltà Teologica di Torino, analizza nella sua ultima pubblicazione, "Infochiesa, Le sfide dell'Infosfera al pensiero credente" (Editrice Elledici) [1], proprio le prospettive per il cristiano di oggi e di domani.

Ma che cos'è l'Infochiesa di cui parla Bergamaschi? L'autore spiega che la prima fase di sviluppo del web era stata interpretata alla luce del concetto di «realtà virtuale»; l’idea era che esistesse uno spazio altro, distinto dal nostro (quello reale, offline), in cui potevamo creare identità differenti e agire autonomamente rispetto al «mondo vero». Ma l'Infochiesa, aggiunge, non va considerata come una chiesa «virtuale», distinta o comunque ulteriore rispetto a quella «in carne e ossa»; l’infochiesa è piuttosto la capacità della chiesa, cioè della comunità viva, di appropriarsi criticamente, con discernimento, degli spazi e degli strumenti della rete in modo da individuare nuove occasioni di vita e di realizzazione.

Da ciò discende cruciale una domanda per la comunità cristiana: quali sono le sfide odierne al pensiero credente. In ordine, Bergamaschi ne suggerisce in Infochiesa due principali: la prima, consiste nella necessità di preservare e custodire una comprensione della mente umana che non finisca vittima di visioni riduzionistiche, riconducendola ad algoritmi e procedure di calcolo; l'altra, nell'elaborazione di un pensiero aggiornato sulla natura umana oggi "ibridata", secondo l'autore, con le tecnologie, ben prima dell’arrivo di quelle digitali. Non siamo anime disincarnate, ma, in un certo senso, siamo più simili a dei cyborg.

In ultimo, il libro suggerisce le vie che può (o deve) percorrere la comunità cristiana, o meglio il contributo che essa può dare alla società in generale affinché il web sia un autentico spazio di libertà, il che non è scontato e dunque, impone di lottare perché ciò si realizzi. In una mia recente intervista a Bergamaschi, su questo tema ho ricevuto una risposta che merita di essere riproposta, in chiusura, nella sua interezza:

"I pionieri di Internet - sostiene Bergamaschi - avevano visto nella rete un luogo capace di superare i vecchi sistemi di potere con le loro gerarchie e i loro controlli, così come le asimmetrie nella distribuzione della ricchezza: la rete si sarebbe potuta liberare dalle precedenti forme di proprietà, sviluppando nuovi ambiti per l’iniziativa e la creatività umana. Sappiamo però che non è proprio andata in questo modo: le forme attuali di capitalismo hanno infatti saputo colonizzare anche questo spazio trasformandolo secondo le loro logiche. Le nostra vite, i nostri comportamenti, vengono infatti costantemente monitorati perché siano sfruttati a fini industriali: i dati che continuiamo a generare ogni volta che utilizziamo la rete producono informazioni che vengono impiegate dalle aziende per produrre profitti sempre crescenti. Mi sembra che come comunità cristiana siamo chiamati a lottare insieme alle altre forze della società per fare della rete uno spazio pubblico che promuova la libertà individuale e collettiva, invece che i profitti di pochi privati".


Note


Il libro sarà presentato on line stasera, 24 gennaio, alle ore 20,30, a cura dell'AMCI, Associazione medici cattolici italiani. Riunione in Zoom

https://us02web.zoom.us/j/84581293901?pwd=OHdBSTVhSFVFd1pwNEhmTVljTVVwUT09





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