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Ultima settimana di visita alla mostra “Torino Ferita”

Aggiornamento: 29 mar 2023

di Germana Tappero Merlo

Terza e ultima settimana di apertura, da domani lunedì 27 marzo fino a venerdì 1° aprile, presso la Biblioteca Nazionale Universitaria, per la mostra fotografica curata da Tiziana Bonomo “Torino ferita: 11 dicembre 1979”. L’iniziativa organizzata dalla Porta di Vetro ha il sostegno del Consiglio regionale del Piemonte e del Comitato “Resistenza e Costituzione”, il patrocinio del Comune di Torino e dell’AIVITER l’Associazione italiana vittime del terrorismo e il contributo dell’ABNUT (Amici della Biblioteca nazionale universitaria). La mostra ha finora riscosso un buon successo di pubblico e, in particolare, ha ricevuto la visita di numerose classi di studenti accompagnate dei loro insegnanti ed altre sono previste nei prossimi giorni. Nelle settimane precedenti si sono avvicendati più studenti del Liceo classico Alfieri, seguiti da Michele Ruggiero (supervisore della mostra) e da Tiziana Bonomo; ultima visita di gruppo, quella di venerdì scorso, 25 marzo, presenti due classi del Liceo Artistico R. Cottini, che hanno dialogato con Germana Tappero Merlo, analista militare e collaboratrice de La Porta di Vetro

L’incontro con due classi delle V del Liceo Artistico R. Cottini e i loro insegnanti alla mostra “Torino ferita” l’ho svolto fra il racconto dell’esperienza personale all’epoca di quel terrorismo, come studentessa liceale/universitaria, sino ad arrivare ad oggi come analista di sicurezza internazionale. L’obiettivo era di far comprendere il clima di tensione di quegli anni, fra estremismo ideologico violento e lotte per conquiste sociali e del mondo del lavoro, ma al contempo anche la fascinazione che quelle posizioni estreme avevano sui giovani. Fenomeni quindi contraddittori, ma devastanti la quotidianità di un’intera generazione e delle loro famiglie, fossero essi protagonisti della lotta armata o vittime. I raffronti fra quotidianità di un prima e dopo sono stati riferiti anche a eventi più recenti, come ad esempio l’11 settembre 2001, l’attentato alle Torri gemelle di New York, sebbene allora quegli studenti non fossero ancora nati e avessero una vaga percezione del terrorismo di stampo Isis, ma ancor più vaga su quello di al Qaeda. Ho anche parlato di esperienze vissute in prima persona nel Vicino oriente e il raffronto nelle quotidianità, per entrambe le parti. È stata così l’occasione per cercare di dare una definizione a ciò che si debba intendere, da allora ad oggi, il terrorismo e l’eversione, chi era allora e chi è oggi il terrorista, quali gli obiettivi e gli strumenti, anche quelli del più moderno terrorismo, sia esso jihadista che quello di un estremismo genericamente riferito all’ultradestra. Il richiamo a clamorosi fatti di cronaca ad opera di lupi solitari sia jihadisti che di altra ideologia, è stato l’aggancio per far comprendere appunto questi concetti. È stata così anche l’occasione per metterli in guardia da pericoli derivanti dalla navigazione in rete e dal rischio di fascinazioni circa ideologie violente estreme e di come la minaccia terroristica, soprattutto in Occidente, si debba contrastare con conoscenza e culture alternative. Spaziando quindi dal passato alla contemporaneità, si sono toccati argomenti quali la conflittualità odierna, e perché è definita ibrida e asimmetrica, nella quale il terrorismo è un modus operandi, a più livelli di intensità, fra limiti e vantaggi della globalizzazione, non mancando di tenere viva la loro attenzione argomentando anche su temi quali la salvaguardia del pianeta, essendo il cambiamento climatico e il forte aumento demografico fra le cause di numerosi conflitti odierni, in cui ben si inquadra il più moderno terrorismo come arma “dei più poveri”.



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