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Tinto Brass, dall’avanguardia all’erotismo come marchio

15 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Dal cassetto dei ricordi del professore Saverio Zumbo, docente di cinema presso la Scuola di Scienze sociali dell’Università di Genova


di Alberto Ballerino


Tinto Brass e Tina Aumont sul set de L'urlo (1968), Pubblico dominio in Wikipedia
Tinto Brass e Tina Aumont sul set de L'urlo (1968), Pubblico dominio in Wikipedia

Scompare con Tinto Brass, morto a 93 anni mercoledì 4 novembre a Roma, un protagonista del cinema italiano. La valutazione critica sulla sua opera non è unanime anche perché spesso si considera solo la parte più nota dei suoi lavori, realizzati a partire dagli anni Ottanta. In realtà il percorso di Brass è stato molto complesso e per qualcuno può riservare alcune sorprese.

Il professore Saverio Zumbo, docente di cinema presso la Scuola di Scienze sociali dell’Università di Genova, ha collaborato a livello editoriale e accademico con il celebre regista, veneziano d'adozione. “Ha iniziato – dice - come regista molto di avanguardia. Compie un apprendistato alla Cinémathèque di Parigi, nell’ambiente in cui è nata la novelle vague. È tra i primissimi a portare questo cinema in Italia, rivelandosi un autore interessantissimo, perché non solo alternativo rispetto al cinema mainstream, ma anche verso il nuovo cinema. Questo perché, al contrario di molti colleghi della sua generazione di orientamento marxista, era sostanzialmente un anarchico. Appare chiaro nei primi film, e in particolare nel primo, bellissimo, dal titolo ‘Chi lavora è perduto’. In questo lavoro è certamente evidente il disgusto per il sistema ma allo stesso tempo emerge un pessimismo verso le prospettive rivoluzionarie con un tono secondo me anche un po’ nichilista. Continua con esperimenti molto d’avanguardia come ‘L’urlo’, film che ricalca il teatro sperimentale di quel periodo. Sostanzialmente continua su questa linea anche negli anni Settanta”. Sul finire di questo decennio arriva il film ‘Caligola’, che per lui avrebbe potuto essere molto importante. “La sceneggiatura è del famoso scrittore americano Gore Vidal e si può avvalere di un cast eccezionale. Il protagonista è Malcom McDowell, famoso per ‘Arancia Meccanica’. Altri nomi importanti sono John Gielgud e Peter O’Toole, il Lawrence d'Arabia di David Lean. Cerca di fare cadere la barriera tra cinema porno e cinema d’autore, ma Bob Guccione, direttore della rivista Penthouse (cofinanziatrice del film), fa girare sequenze ex novo di erotismo patinato e le inserisce con l’obiettivo di trasformarlo in un’opera commerciale. Così sostanzialmente rovina il lavoro in cui Brass intende usare il sesso in modo disturbante. ‘Caligola’ è stata la grande occasione perduta della sua carriera. Sino agli ultimi anni si è parlato della possibilità che potesse impossessarsi del girato per montare lui il film, ma questa operazione è stata fatta dagli stessi produttori e anche questa nuova edizione è stata giustamente non riconosciuta da lui”.

La svolta avviene nel 1983 con ‘La Chiave’, interpretata da Stefania Sandrelli, trasposizione del romanzo del giapponese Tanizaki, in cui fa un film ambientato a Venezia apertamente erotico e senza i contenuti disturbanti dei suoi lavori precedenti. E successivamente con 'Miranda', pellicola che lancia Serena Grandi e nel 1992 con il famosissimo 'Così fan tutte'.


Il cameo di Tinto Brass, qui accanto a Claudia Koll, in Così fan tutte (1992), Pubblico dominio in Wikipedia
Il cameo di Tinto Brass, qui accanto a Claudia Koll, in Così fan tutte (1992), Pubblico dominio in Wikipedia

“Sostanzialmente Brass è un regista di estrema avanguardia che, dopo i primi anni Ottanta, si è trovato senza più un pubblico per l’avanguardia. Non c’era più quella temperie. Così ha iniziato a girare film apertamente erotici, senza più le preoccupazioni politiche e le innovazioni del linguaggio cinematografico che aveva in precedenza. Questi film mantengono comunque echi del primo Brass. C’è anche da dire che nel 1988 fa ‘Snack Bar Budapest’ che non è un film propriamente erotico, ma un noir con forti influenze pop. Alla pop art è attaccato fin dall’inizio della sua carriera. Anche nel filone erotico bisogna fare distinzioni, ci sono film più riusciti e altri meno. Per esempio ‘Paprika’ del 1991 secondo me è uno dei lavori italiani più belli degli anni Novanta. Anche nel primo Brass non mancava l’erotismo esplicito, ma era disturbante. Diciamo che diventa dagli anni Ottanta un regista per il grande pubblico”.

E il suo nome si trasforma in un marchio. “Nella seconda parte della carriera, teneva molto a creare questo personaggio del Brass erotico anche nel suo modo di comportarsi, costruiva questa immagine. Per esempio, il suo amico e biografo Antonio Tentori mi ha raccontato che arrivava al festival di Venezia  con una gondolata di donne affascinanti, facendosi fotografare continuamente con le attrici mentre metteva loro le mani addosso. Dopo lo scatto, si avvicinava alle stesse e chiedeva scusa, spiegando che era tutto marketing. L’esatto contrario di altri personaggi del mondo del cinema che, come si è visto, passavano per essere serie e poi in modo disonesto cercavano di approfittare della loro posizione di privilegio per adottare i comportamenti peggiori. Tinto Brass invece sul piano personale era una persona molto gradevole e simpatica, estremamente colta, ma che non cercava di fare pesare sugli altri la sua preparazione”.   

 
 
 

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