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Pasqua, risurrezione di Pace

La cinquantottesima presenza contro la guerra a Torino

Guarda le foto. Ancora una volta stamane, 8 aprile 2023, in piazza Carignano a Torino, decine di persone, instancabili, per dare voce alla ricerca della Pace, e insistere nel contrasto alla guerra. Per i torinesi è la 58a presenza di pace che si svolge ogni sabato per condannare l'aggressione russia, ma per chiedere anche un urgente negoziato diplomatico a quasi quattordici mesi da quel giovedì 24 febbraio 2022, giorno d'inizio dell'invasione dei carri armati russi iin Ucraina. Una guerra diventata purtroppo routine nell'immaginario collettivo, che riceve quotidianamente la sua dose di immagini per comprovare la devastazione delle città ucraine, sotto la spinta distruttiva dell'Occidente e della Russia impegnati a un confronto che rischia di portare l'umanità in un vicolo cieco. Come ha dichiarato oggi a HuffPost il cineasta ucraino di origini bielorusse, cresciuto in Russia, Sergei Loznitsa, "la guerra in Ucraina somiglia a quella di Spagna: prepara la guerra mondiale”. Aggiungendo, nell'intervista a Giulia Belardelli: "Ormai siamo ormai diventati degli statistici: ogni giorno contiamo il numero di droni lanciati e intercettati, ma nessuno fa niente per fermare questo orrore che va avanti da oltre un anno. Ci sono Paesi che hanno abbastanza forza per fermare questa guerra, tramite diversi tipi di attività politica, ma non hanno la volontà di farlo".[1]






Volontà, appunto. La stessa che chiedono i pacifisti di tutto il mondo e coloro che sono intervenuti in piazza Carignano, come Giovanni Paliero, esponente di Pro Natura (nella foto in alto, al microfono), che insieme con altri ha denunciato l'assurdità per la salute dell'uomo e il degrado per l'ambiente l'uso di bombe all'uranio impoverito che a breve saranno inviate in Ucraina dai paesi aderenti alla Nato.

Tra gli interventi, un ricordo nel trentennale della sua prematura scomparsa (20 aprile 1993) di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, un profeta di pace, di cui è stato letto uno dei suoi più illuminanti testi, "La Pace come cammino".


A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine pace a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: "Quell'uomo si affatica in pace", "lotta in pace", "strappa la vita coi denti in pace"...

Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni: "Sta seduto in pace", "sta leggendo in pace", "medita in pace" e, ovviamente, "riposa in pace".

La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il comfort del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto che l'officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.

Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.

La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento. Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica".

Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.

Se è così, occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi parte.

Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.








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