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ORIZZONTI D'EUROPA. Fibrillazioni pre-elettorali in primo piano

di Mercedes Bresso


Una plenaria piena di voti importanti la  settimana scorsa  a Strasburgo ma anche ormai marcata dalle prevedibili tensioni dei periodi che precedono le elezioni. Iniziata con la classica discussione sul recente Consiglio Europeo e sulla nuova presidenza belga, ha visto un importante annuncio della Presidente della Commissione, Ursula Von der Layen. L'annuncio: l’esecutivo europeo si prepara a rispondere al voto del Parlamento di dicembre che aveva richiesto l’avvio di una Convenzione per la modifica dei trattati (di cui vi ho già parlato), con delle proposte, che potrebbero essere rese note nella seconda plenaria del PE di febbraio, in tempo per la riunione di marzo del Consiglio Europeo che dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta del Parlamento.


Attesa per le scelte della Presidente Von der Layen

Che cosa dirà la Commissione non è semplice da ipotizzare, ma il mondo federalista teme che proponga di usare metodi intergovernativi per fare le necessarie riforme e ciò significherebbe che non solo il Parlamento Europeo, ma anche quelli nazionali e i rappresentanti dei cittadini e delle forze sociali sarebbero esclusi dal processo. Per molti MEP sarebbe una grande delusione vedere la Presidente assumere una posizione arretrata e poco democratica e forse questo potrebbe costarle la perdita di consensi. Se invece la Commissione si schierasse a fianco del Parlamento per l’avvio di un percorso di cambiamento democratico delle istituzioni europee, la posizione di molti capi di Stato potrebbe forse cambiare e il Consiglio potrebbe lasciare almeno la porta aperta all’avvio, dopo le elezioni, della Convenzione.

Sempre sui temi istituzionali, abbiamo votato due rapporti. Il primo, di cui ero relatore ombra, sulle relazioni fra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali e un secondo su come rafforzare la cittadinanza europea.

In quello in cui ero direttamente coinvolta abbiamo ribadito l’importanza dei Parlamenti degli Stati Membri nel processo legislativo europeo, sia organizzando meglio l’attuale possibilità di sollevare la questione della violazione del principio di sussidiarietà da parte di almeno un terzo dei Parlamenti  nazionali (il cosiddetto cartellino giallo o arancione), sia offrendo una sorta di Green card, cioè la possibilità di presentare delle proposte di iniziativa legislativa attraverso il Parlamento europeo, quando questi avrà, a sua volta, il potere di iniziativa legislativa.


Modifica del Patto di stabilità

Un’altra proposta, a mio avviso molto interessante, è quella di rendere la rappresentanza degli Stati al Consiglio Europeo più coerente con la composizione dei loro Parlamenti, creando un Consiglio simile a un Senato in cui siano rappresentate anche le minoranze parlamentari e, naturalmente, nel caso di regioni a potere legislativo, assicurarne la partecipazione.

Il secondo rapporto sulla attuazione delle disposizioni del Trattato sulla cittadinanza europea, ha ribadito l’importanza della piena attuazione del diritto alla libera circolazione e al soggiorno negli altri Stati membri. Purtroppo non si è trovato un accordo per andare oltre elaborando un vero e proprio statuto di cittadinanza europea e creando dei diritti ad esso connessi. Le destre sembrano avere molta paura dell’aumento dei diritti e delle tutele che potrebbero avere i loro cittadini al di sopra di quelli assicurati dal loro paese. Bisognerà riprovarci.

E’ stata anche votata la posizione del Parlamento sulla modifica del Patto di stabilità di cui vi avevo parlato. Si differenzia dall’accordo fra i governi su parecchi punti. Ecco i principali:

  1. Anzitutto chiede che nella revisione della governance economica degli Stati da parte della Commissione sia inserita una robusta analisi della Convergenza  delle politiche sociali dei diversi paesi, per assicurare che aumenti la coesione sociale, si riducano le disuguaglianze e siano protetti i diritti dei lavoratori.

  2. Si chiede che  nell’accordo finale venga garantito ampio spazio agli investimenti, in particolare in quelli sociali,  ambientali e digitali. Nella valutazione dei piani di medio termine che gli Stati dovranno presentare per rientrare dall’indebitamento eccessivo, occorre tenere conto degli effetti positivi per la crescita e per il benessere degli investimenti e in particolare di quelli indicati.

Da ultimo viene messa  in dubbio l’utilità di utilizzare rigide regole numeriche per la valutazione delle diverse economie, pur riconoscendo l’importanza della responsabilità fiscale. In sostanza si spinge verso valutazioni flessibili che tengano conto delle diverse situazioni.

Non posso entrare ovviamente nel dettaglio di tutta la complessa posizione del Parlamento, ma appare chiaro che l’accordo che andrà trovato al Trilogo fra Consiglio, Commissione e Parlamento, non sarà facile e che forse meglio farebbe il nostro governo a studiarsi bene le nostre proposte.


Guerra Medio Oriente: tante parole di scarso peso internazionale

Deludente invece il dibattito sulla guerra Israele-Hamas, che ha visto una volta di più scontrarsi posizioni molto diverse, ma che ha soprattutto dimostrato che, senza poteri effettivi dell’UE in materia di politica estera e difesa, queste discussioni e le conseguenti risoluzioni hanno scarso significato. A chi sono infatti indirizzate? A un Alto rappresentante che non riesce neppure a mettere d’accordo i rappresentanti dei Paesi Membri? A una Commissione che vorrebbe, ma non può? A una pubblica opinione che guarda molto di più a ciò che dicono i grandi Paesi del mondo, dei quali in materia di politica estera nessuno dei nostri fa più veramente parte (anche se qualche illusione nutrono ancora la Francia e la Germania)?

Insomma queste violente discussioni su risoluzioni che pochi leggeranno e che pochissimo conteranno, dimostrano una volta di più che, se non vogliamo uscire dalla storia futura del mondo, dobbiamo rapidamente modificare i trattati per darci una politica estera e di difesa comune. Questo dovrebbe essere il vero tema della prossima campagna elettorale per le Europee e non qualche punto in più o in meno per valutare al nostro interno il peso dei diversi partiti politici. Meglio guardare alla Storia che alla nostra mediocre attualità.

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