"Il disordine è il nostro presente, ma esistono echi di speranza"
- Piera Egidi Bouchard
- 2 giorni fa
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Il Sinodo valdese e metodista ribadisce la precedenza all'ascolto e al dialogo
di Piera Egidi Bouchard

Il Sinodo a Torre Pellice ha dibattuto e votato numerosi Atti, fra cui uno specifico sul tema della pace, che si richiama all’art.11 della Costituzione e sottolinea la necessità di costruire la pace “attraverso diplomazia, giustizia e reciprocità, evitando il ricorso alle armi”. [1] È stato anche votato un Atto sul superamento delle disuguaglianze, che denuncia un “dis-ordine” globale, segnato da riarmo, erosione dei diritti e autoritarismi, invitando le chiese a promuovere invece “inclusione, pace, solidarietà e pluralismo”.[2] E una conferenza stampa-trasmessa come ogni giorno in diretta su Radio Beckwith Evangelica (RBE) - ha divulgato e approfondito la definizione sinodale di “Dis-ordine” mondiale. Nell’Atto si sottolinea il rifiuto di un uso strumentale della Parola di Dio per fini identitari e razzisti, sottolineando lo specifico richiamo biblico del comandamento “non uccidere”.
Libero Ciuffreda, che presiedeva per la Commissione stampa del Sinodo, ha ripreso l’immagine della “Bibbia bucata” usata dal pastore Eugenio Bernardini nel sermone di apertura, per riflettere sull’utilizzo distorto che ne viene fatto come strumento del potere e della guerra, mentre dall’altro lato può rappresentare invece la direzione del dialogo, della democrazia, dei diritti, della pace.
Per la Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI) è intervenuta la presidente, Thanchanok Belforte, che ha sottolineato come “Questo disordine è il nostro presente”, e tuttavia ci possono essere echi di speranza, imparando a considerare il conflitto non come una patologia, ma come una realtà da comprendere e affrontare, cercando una “parola che cura”, creando il tempo necessario all’ascolto e al dialogo.
La pastora e teologa Letizia Tomassone ha notato che “ordine non significa tutto piatto”: il punto non è eliminare il disordine, ma costruire un ordine capace di produrre anche vita, pensiero, incontro, al tempo stesso contrastando le situazioni di ingiustizia, oppressione, distruzione e superando le visioni costruite intorno a “territori, nazionalismi, confini”. Tomassone ha quindi richiamato la discussione sinodale sui “centri di permanenza e rimpatrio” (CPR) - che ha portato a due Atti, che riprendiamo a parte-*in cui è emersa la necessità di contrastare la costruzione di nuovi luoghi di detenzione “affinché il futuro delle persone non venga negato da politiche che restringono la libertà”.
A sua volta il presidente della Commissione sinodale per la diaconia (CSD), Daniele Massa, ha ribadito come “la predicazione e la diaconia non sono due mondi separati, ma vi scorre un unico respiro che è la parola di Dio”, e, riguardo alle politiche migratorie, ha indicato nella dignità della persona il punto centrale. Ha inoltre ricordato l’impegno della CSD per rafforzare gli “sportelli” dedicati all’accesso ai servizi, con l’impiego dell’8 per mille, mettendo a disposizione competenze e strumenti concreti per mostrare alle persone i loro diritti .La dignità deve essere un valore assoluto, e così l’autonomia, per mettere le persone in grado di esercitare i propri diritti, rafforzando inoltre il rapporto tra territorio e chiese.
Concludendo con uno sguardo al futuro, Tomassone ha indicato nell’amicizia, nel darsi spazio, nell’ascolto reciproco la benedizione che è un dono che viene da Dio e vive nelle relazioni umane, e anche la necessità di un “rovesciamento dello sguardo” per superare gli stereotipi di genere. E Belforte ha ripreso l’invito a interrogare anche se stessi, per poter giungere – nel rapporto fede/politica – a mettere in discussione ciò che sembra già “ordinato”. Da tutti gli interventi è emersa anche la necessità di creare luoghi di incontro tra generazioni diverse, affinché il dialogo possa divenire concretamente parte della vita delle chiese.
Note
[1] Per quanto riguarda il Patto europeo sulla migrazione, l’Atto sottolinea come questo sia del tutto inadeguato per l’asilo e i respingimenti, perché mette a rischio la mobilità e rischia anche di militarizzare i territori e i paesi, compresa l’Italia. Si invita a “fare rete” per creare alternative. La sollecitazione al Sinodo è venuta dalle chiese valdesi e metodiste del nostro Sud , sul cui territorio si progetta la costruzione di nuovi “Centri di Permanenza”, che trasgrediscono le leggi di tutela dei migranti, dell’asilo e le norme di tutela ambientale.
[2] Un successivo Atto ha considerato la grave situazione di sfruttamento del lavoro agricolo nel nostro paese, che riguarda lavoratori e lavoratrici irregolari, senza permesso di soggiorno, senza residenza, senza contratti, in un “confinamento abitativo” dei braccianti privi di ogni diritto, denunciandone la condizione di grave discriminazione e ingiustizia.











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