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L'amore? C'è tanta chimica... E non si diventa saggi con l'età...

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


In questi tempi difficili e funestati da grandi tragedie, è utile al nostro umore parlare di amore e saggezza che dovrebbe aumentare con l’avanzare dell’età. Una ricerca dell’Università di Canberra, dell’Università dell’Australia del Sud e dell’Australian National University pubblicata sulla rivista Behavioral Sciences ha evidenziato che l’amore è tutta colpa di ormoni e neurotrasmettitori. A livello cerebrale sono rilasciati l’ossitocina che è responsabile dell’euforia che proviamo quando ci innamoriamo e la dopamina che è legata ai circuiti del piacere e della ricompensa quando la persona amata è al centro dei nostri pensieri. I ricercatori hanno intervistato 1.556 giovani adulti che si identificavano come “innamorati” e che hanno risposto ad un sondaggio su specifiche domande.

Le domande vertevano su tre punti: 1) reazione emotiva nei confronti del/della partner; 2) comportamento nei suoi confronti; 3) attenzione posta nei confronti della persona amata messa sopra ogni altra cosa.

Dalle risposte è emerso che, quando siamo innamorati, il nostro cervello è “scombussolato” e la persona amata diventa centrale nella nostra vita. In questa situazione l’ossitocina gioca un ruolo fondamentale nell’amore e i suoi livelli aumentano nel sistema nervoso e nel sangue soprattutto quando interagiamo con la persona amata. Il modo con cui le persone care assumono un’importanza speciale è tuttavia dovuto alla combinazione dell’ossitocina con la dopamina che viene rilasciata dal nostro cervello durante l’amore romantico. Quindi possiamo dire che l’amore attiva percorsi associati a sentimenti positivi per le persone coinvolte.


Correlazione scarsa tra saggezza e vecchiaia

Oscar Wilde diceva che la saggezza arriva con gli inverni (l’età che passa); ma una ricerca suggerisce che probabilmente nel mondo reale non è così. La dottoressa Judith Gluck psicologa dell’Università di Klagenfurt in Austria, ha svolto una revisione degli studi che collegavano l’età alla saggezza e ha pubblicato la conclusione sulla rivista Current Opinion in Psycology nella quale ha concluso che “le relazioni statistiche tra saggezza ed età cronologica non sono forti”, nonostante nella cultura popolare si rappresenti l’anziano come un saggio. Si tratta di un ricordo atavico, dettato dal fatto che per millenni l’età media era molto bassa e l’anziano, in popolazioni in prevalenza analfabete, era il maggior depositario di conoscenze e di know how sociale (un riferimento per i componenti del gruppo familiare e sociale). Situazione ribaltata nelle moderne società dove il ritmo di crescita fa diventare velocemente obsolete le conoscenze acquisite, rendendo l’anziano meno cruciale nei processi decisionali (anzi l’aspetto canuto rende obsoleti i pareri espressi, indipendentemente dai contenuti).

Secondo l’esperta non è invecchiare e accumulare esperienza che fa diventare automaticamente saggi in quanto non esiste una traiettoria universale per lo sviluppo della saggezza. Sono invece le esperienze di vita, le risorse interpersonali e intrapersonali, che non riguardano solo gli anziani, e non il tempo che passa a determinare la saggezza.

La saggezza è sicuramente una risorsa per affrontare le sfide della vita come la solitudine ma può anche diminuire con l’età perché si riduce la capacità di cogliere problemi complessi e di regolare le emozioni in situazioni stressanti. Inoltre hanno un ruolo rilevante alcune componenti della saggezza che possono cambiare con l’età: l’apertura mentale, la compassione, la regolazione delle emozioni.

La revisione degli studi scientifici su questo tema suggerisce che l’età arriva da sola senza necessariamente la saggezza: conclusione alla quale spesso arriviamo anche nella vita reale. La crescita dell’età media porta molti soggetti a voler mantenere atteggiamenti che fisicamente e psicologicamente non sono più sostenibili generando comportamenti irrazionali indipendentemente dall’insorgere di patologie cronico-degenerative tipiche dell’avanzare dell’età.

Longevità ed innovazione tecnologiche rendono inattuali i precedenti modelli obbligando a ricercare nuovi ruoli sociali e nuovi modelli di vita che non riducono le potenzialità di interrelazioni sociali dei diversi soggetti, ma rende necessaria una continua rivisitazione in modo da far coincidere, in modo armonico, le aspettative individuali con i continui cambiamenti della società che ci circonda, sempre meno controllabile dal singolo individuo (e ciò è spesso causa di frustrazione e alienazione).

 

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