"Attenzione c'è una bomba!": siamo all'irresponsabilità tecnologica
testo e vignetta di Alberto Scafella

Non sappiamo se dietro gli allarmi bomba ci sia una nuova generazione di fannulloni che semina la paura per passatempo, come personale antidoto alla noia. Ma, è innegabile che ci sia qualcosa di profondamente inquietante nel fenomeno dei continui allarmi bomba che stanno interessando il trasporto aereo in Europa. Non soltanto per il disagio che provocano ai passeggeri, agli equipaggi e a chi lavora negli aeroporti, ma soprattutto per il messaggio che sembrano voler trasmettere: basta una segnalazione, una minaccia lanciata attraverso i social o altri canali digitali per mettere in agitazione migliaia di persone, rallentare collegamenti, bloccare attività e trasformare una normale giornata di viaggio in un concentrato di ansia e incertezza. È l'irresponsabilità che sposa la tecnologia, così da rendere anche il più banale dei passatempi in un problema di sicurezza collettiva.
Naturalmente, ogni segnalazione deve essere presa sul serio. La sicurezza dei passeggeri non ammette superficialità e nessuno può permettersi di sottovalutare una possibile minaccia. Ma proprio per questo è necessario distinguere tra il doveroso lavoro delle autorità e il gioco perverso di chi potrebbe aver trovato nel seminare il panico una nuova forma di protagonismo. Si è portati, quasi automaticamente, a cercare dietro queste vicende la mano di qualche grande regia internazionale. La Russia, la guerra ibrida, i servizi segreti, le tensioni geopolitiche: sono tutte ipotesi che possono essere legittimamente approfondite dagli investigatori, quando esistono elementi concreti. Ma sarebbe un errore attribuire automaticamente a uno Stato, a un governo o a un'organizzazione straniera responsabilità che devono ancora essere dimostrate.
Non è affatto da escludere, infatti, che dietro alcune di queste iniziative possano esserci semplicemente individui isolati, gruppi improvvisati o personaggi che non rispondono ad alcun interesse politico o militare. Persone che non cercano necessariamente denaro, potere o vantaggi politici. A volte cercano soltanto visibilità, adrenalina, il gusto infantile di sentirsi importanti perché, per qualche ora, sono riusciti a far parlare di sé.
C'è poi un altro elemento da non sottovalutare: la propaganda della paura. Anche senza una vera organizzazione alle spalle e senza un progetto politico riconoscibile, chi diffonde deliberatamente falsi allarmi ottiene un risultato: alimenta la percezione di insicurezza, amplifica il senso di vulnerabilità e contribuisce a creare un clima nel quale ogni viaggio, ogni aeroporto e ogni spostamento sembrano potenzialmente esposti a un pericolo. È una forma di allarmismo che, anche quando nasce da motivazioni banali o dal desiderio di protagonismo, produce effetti tutt'altro che banali.
Ora, se lo si vuole contrastare questo pericoloso fenomeno è necessario non regalare a questi personaggi ciò che probabilmente cercano: visibilità, notorietà e la soddisfazione di vedere le proprie provocazioni amplificate da giornali, televisioni e social network. Perché la libertà di comunicare non può trasformarsi nella libertà di terrorizzare gli altri.











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