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Transito di armi nel Porto di Ravenna: attesa sentenza del Consiglio di Stato

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

di Gianni Alioti*

 

Palazzo Spada, sede Consiglio di Stato @Pubblico dominio Wikipedia
Palazzo Spada, sede Consiglio di Stato @Pubblico dominio Wikipedia

Domani, giovedì 8 ottobre 2026 il Consiglio di Stato si pronuncerà sull’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna, assistite dall’Avvocatura dello Stato, contro la sentenza del TAR Emilia Romagna che, a inizio di luglio aveva accolto parzialmente il ricorso presentato dalla giornalista investigativa Linda Maggiori e dall’avvocato Andrea Maestri, per il diritto all’accesso agli atti sul transito di armi, munizioni ed esplosivi dal porto ravennate.

The Weapon Watch, il nostro osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, insieme alla USB - Unione Sindacale di Base, al Cred - Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia, all’avvocato Arturo Salerni e altri giuristi, si è costituito ad adiuvandum, a fianco della giornalista Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, non solo per una scelta di solidarietà, ma perché in questa vertenza ci giochiamo un diritto fondamentale alla trasparenza sui traffici nei nostri porti commerciali.

Riassumiamo in poche righe l’intera vicenda, che abbiamo ampiamente e dettagliatamente raccontato in due precedenti articoli qui su “La Porta di Vetro”[1].

Nel 2025 furono scoperti e bloccati nel porto di Ravenna alcuni traffici di forgiati in acciaio destinati a un’azienda militare industriale senza che fossero dichiarati come materiali d’armamento e privi di autorizzazione all’export in base alla Legge 185/90.

A gennaio 2026 Linda Maggiori richiede un accesso generalizzato agli atti all’Agenzia delle Dogane per avere i dati aggregati sui materiali d’armamento in esportazione e transito dal porto di Ravenna e sulle loro destinazioni. L’Agenzia delle Dogane oppone un diniego per motivi di sicurezza nazionale.

Assistita dall'avvocato Andrea Maestri, la giornalista fa ricorso al TAR Emilia Romagna che accoglie parzialmente il ricorso, confermando l’obbligo di divulgare i dati aggregati su export e transito dai porti di materiali d’armamento, ma non quello di indicare le destinazioni finali. Una sentenza importante non solo per il porto di Ravenna, ma per tutta la rete portuale nazionale relativamente alla trasparenza dei traffici e al diritto all’informazione, precondizione per poter esercitare un controllo democratico sul commercio di armamenti.

Ma la reazione dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna è immediata. Si appella al Consiglio di Stato affinché la sentenza sia sospesa, nella prospettiva amministrativa che sia annullata. Secondo la memoria depositata dall’Avvocatura di Stato a supporto dell’appello, la segretezza dei dati è necessaria in quanto il porto (civile e commerciale ) di Ravenna ha una rilevanza militare, nel contesto di una "guerra mondiale, a pezzi ed ibrida di cui l'Italia è parte". Una motivazione gravissima considerando il fatto che il nostro Paese, attraverso il Parlamento, non ha mai né discusso, tantomeno deliberato l’entrata in guerra dell’Italia e la sospensione di fondamentali diritti democratici.

Quindi, domani alle 18 il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna ha promosso un presidio davanti alla sede del Comune, in piazza del Popolo.

Mentre a Roma alle ore 19.00 si svolgerà una conferenza stampa alla Camera dei deputati (sala stampa), grazie all'interessamento dei deputati e senatori 5 Stelle Stefania Ascari Marco Croatti Antonio Ferrara, per raccontare l'esito dell’udienza.

La conferenza potrà essere seguita in diretta al seguente link: webtv.camera.it/conferenze_stampa

Non finisce qui…


*Attivista e ricercatore di The Weapon Watch 


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