Torino e lo spirito francescano, la dedizione di don Emilio Vacha
di Pier Giuseppe Accornero

Oggi, 4 ottobre 2026 celebriamo il «pio transito» di San Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario. Momento di fede e festa nazionale (un ritorno) con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che parteciperà alla messa eucaristica nella terra del "Poverello". A testimonianza dei sentimenti nazionali, non c'è città che non ha chiese dedicate al santo, e Torino non fa eccezione, a cominciare da quella importantissima nell’omonima via del capoluogo.
C’è una chiesa parrocchiale, in particolare, che da un secolo è dedicata alle «Stimmate» di San Francesco. Sorse per iniziativa di mons. Emilio Feliciano Vacha, parroco dell’Immacolata Concezione-San Donato, nella zona attorno alla Michelin di corso Umbria e alle Ferriere Fiat di via Livorno. La prima pietra venne posta 100 anni fa, il 4 ottobre 1926 dal cardinale arcivescovo di Torino Giuseppe Gamba. Mons. Vacha in un anno riesce a realizzare la parte essenziale dell'edificio tanto che il 4 ottobre 1927 Gamba consacra la nuova chiesa. Ci vogliono tre anni per completare l'edificio, definitivamente aperto al culto nel giugno 1930. Per la costruzione - originale nell'architettura, con i grandi «costoloni» che affondano nel terreno e raggiungono la cupola - mons. Vacha si affida al giovane architetto Corrado Meano di Torino.
Nato a Oglianico Canavese l’8 settembre 1872, Vacha ha sempre avuto una grande devozione per San Francesco: gliela avevano instillata i genitori, ma anche la sua terra, il «verde Canavese» profondamente legato al «Poverello» attraverso la presenza dei Francescani al santuario di Belmonte.
Compie gli studi ginnasiali presso il parroco di Rivara perché la famiglia è troppo povera per mantenerlo in Seminario. Studia Filosofia nel Seminario di Chieri, ma solo per alcuni mesi: per ragioni di salute deve rientrare a casa. Allora, tra Ottocento e Novecento, le vocazioni erano così numerose che c’erano due Seminari teologici: il Seminario metropolitano in via XX Settembre 83 e, dal 1891, il Seminario di San Gaetano al Regio Parco, frequentato dal chierico Vacha, il quale riceve l’ordinazione sacerdotale l'8 giugno 1895 dall'arcivescovo Davide Riccardi nella chiesa pubblica annessa all'Arcivescovado, dedicata all’Immacolata Concezione da mons. Michele Antonio Vibò dei signori di Prali e di San Martino del Perrero il 19 settembre 1697, cioè 157 anni prima che Pio IX proclamasse, l’8 dicembre 1854, il dogma dell’Immacolata.
Don Vacha frequenta per due anni (1895-1897) il Convitto ecclesiastico della Consolata dove – come diceva don Bosco - «si impara a essere preti». È viceparroco per tre anni (1897-1900) a San Maurizio Canavese. Parroco per 22 anni (1900-1922) di San Francesco al Campo. Nel 1922 il cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy lo nomina parroco della popolosa parrocchia dell’Immacolata Concezione- San Donato nell’omonimo Borgo. La chiesa parrocchiale, per volere dell’arcivescovo Luigi Fransoni, che la erige nell’aprile 1855, è la prima al mondo intitolata all’Immacolata solo quattro mesi dopo la proclamazione del dogma. Tra l’altro su questo territorio è nato e in questa chiesa è stato battezzato Carlo Maria Martini, gesuita torinese, cardinale arcivescovo di Milano
Il 26 giugno 1925 - per i suoi 25 anni di ministero come parroco (1900-25) - mons. Feliciano scrive a Papa Pio XI promettendo di «portare a compimento l'opera da me iniziata della costruzione di una nuova chiesa parrocchiale la quale dia alla popolare e dispersa mia parrocchia maggior agio di attendere ai propri doveri religiosi. Questa è attualmente l'ansia amorosa della mia vita». La chiesa in corso Umbria è «figlia» della parrocchia di San Donato che è troppo vasta, che la gente abitante oltre corso Regina Margherita e piazza Regina Elena (ora piazza Umbria) era troppo distante dalla chiesa di via San Donato e che in quella zona c'erano grandi fabbriche - la Michelin e le Ferriere Fiat - e tante case nate come funghi. Adocchia un prato tra via Livorno e via Ceva, sul quale campeggia il cartello «terreno da vendere». Qualche giorno dopo è sostituito da un altro, inequivocabile cartello: «Terreno da pagare».
Nell’ostensione della Sindone (3-24 maggio 1931) per il matrimonio del principe Umberto di Savoia con Maria Josè del Belgio, un prete di Torino mons. Adolfo Barberis, ora venerabile per una notte ebbe tra mano la Sindone: don Barberis misurava la stoffa e dettava a don Vacha che prendeva nota.
Vacha non volle mai essere parroco delle Stimmate. La scelta cade sul nipote don Emilio Vacha. Nato a Oglianico Canavese, come lo zio, il 20 aprile 1903. Soldato di Sanità, allievo dei Seminari diocesani di Bra, Chieri e poi del Seminario metropolitano di Torino. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1928 dal card. Gamba in Cattedrale, si laurea in Teologia nella Facoltà Teologica. Dopo il Convitto della Consolata (1928-1930) è viceparroco a San Donato con lo zio (1930-1936).
Nominato parroco il 28 agosto 1936 dal cardinale arcivescovo Maurilio Fossati, inizia l’attività parrocchiale il 4 ottobre 1936. Alla parrocchia si dedica con grande amore e assidua cura. È un parroco costruttore nel senso più ampio della parola: completa gli interni della chiesa; costruisce la casa parrocchiale, il grandioso organo (1952), le aule di catechismo (1954), il cinema-teatro «Umbria» (1957); l’asilo e l’oratorio, maschile e femminile (1961) che affida alle Figlie di Maria Ausiliatrice; il campanile (1962); porta a compimento il fonte battesimale.
Mons. Emilio Feliciano Vacha muore a 82 anni il 6 aprile 1955: il 10 ottobre dello stesso anno la salma è traslata nella nuova chiesa. Il nipote mons. Emilio Vacha muore improvvisamente a 70 anni il 16 giugno 1973 dopo 37 anni di parrocchia.











Commenti