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Punture di spillo: moneta digitale anti cripto-valute?

a cura di Pietro Terna


Sono stato derubato del portafoglio. Pensierino: se tutto fosse cripto, non sarebbe possibile nessun danno. Uhm, l’impegno di ore per bloccare le carte di credito ecc. e rifare i documenti, parlando per fortuna anche con delle umane e degli umani, oltre che con "premi 1 per… 2 per…", immagino sarebbe stato ancor più pesante e per lo più lottando con siti web. Annoto che le app mi hanno informato in tempo reale di quel che succedeva dopo il furto.


Allora: di che cosa parliamo quando ci occupiamo di cripto valute, e in particola di quelle delle Banche Centrali, al di fuori della nebbia delle speculazioni su bitcoin e soci? Di fatto, la moneta elettronica non esiste già? Salvo qualche monetina, il giorno del furto in tasca non avevo denaro.


Per capire è molto utile un articolo[1] recente di Marcello Minenna, sul Sole 24 Ore del 17 ottobre, titolo: “Valute digitali: i dubbi delle banche centrali - La chiave di volta: un sistema di pagamento integrato su dispositivi mobili”. Cito: "Dopo un'esplosione di nuovi progetti di ricerca e prototipi nel corso del 2021, da diversi mesi si osserva un chiaro stallo del trend globale di avvicinamento alle valute virtuali". La figura che accompagna questo mio articolo è tratta da Minenna e si basa su dati del sito[2] CBDC Tracker, con CBDC che sta per Central Bank Digital Currencies. Un sito molto interessante per restare aggiornati sulla questione.


L’articolo di Minenna è molto documentato e ne raccomando la lettura. In estrema sintesi, dopo aver elencato i motivi del rallentamento osservato, chiarisce che la fase di esplorazione della Banca Centrale Europea (BCE) si concluderà a ottobre 2023 e a quel punto si deciderà se avviare lo sviluppo di un prototipo di euro digitale. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve (Fed) è più indietro, avendo avviato solo da pochi mesi una esplorazione delle tecnologie. Cina e Nigeria parrebbero più avanti, ma lo sgonfiamento della super bolla delle cripto-valute a metà 2022 ha anche ridimensionato tutte le aspettative verso le monete digitali ufficiali.


La mia opinione è che uno degli scopi delle banche centrali è stato quello di parlare delle monete digitali ufficiali per limitare l’immagine d’innovazione magica ritagliata addosso a bitcoin e compagnia; un altro scopo è stato quello di far circolare l’idea delle cripto-valute ufficiali e ascoltare le reazioni delle banche. Dopo un periodo di distrazione, il timore della disintermediazione finanziaria è ora palese. Un conto presso la banca centrale per ogni cittadino sarebbe intercambiabile con i depositi bancari, rendendone precaria l’esistenza. Del resto, perché i privati non imprenditori hanno un conto in banca? Per custodire la liquidità che, se conservata sotto il materasso (più modernamente, in cassetta di sicurezza) non può alimentare i bonifici e gli altri strumenti elettronici di pagamento, ora diffusissimi. Un conto presso la BCE funzionerebbe benissimo. Una volta aperti, quei conti avrebbero probabilmente l’effetto di una idrovora rispetto ai conti tradizionali, a dispetto di tutte le limitazioni che si possono immaginare.


Tutta la materia è allo studio: presso la Banca d’Italia sono stati pubblicati due fascicoli della serie Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) estremamente interessanti per l’argomento che stiamo trattando.


Sabina Marchetti è l’autrice del lavoro[3] "Il Web3 spiegato blocco per blocco" in cui si spiega il termine Web3 che ricomprende applicazioni e servizi su internet sviluppati utilizzando la tecnologia decentralizzata cosiddetta della blockchain. L'evoluzione del Web3 e l’affermazione della blockchain sono indicate come soggette a numerosi profili di incertezza, trattati nel lavoro. Si segnala anche che la preferenza delle cosiddette Big Tech per le tecnologie centralizzate – che salvaguardano il loro ruolo dominante – potrebbero frenare la diffusione del Web3.


Con un forte collegamento logico, Oscar Borgogno nel lavoro[4] "Come adattare le Decentralized Autonomous Organizations (DAO) al contesto giuridico" tratta le Decentralized Autonomous Organizations (DAO) definendole strutture collettive che utilizzano la tecnologia blockchain per gestire i processi interni, rendendo superflua la delega di poteri a un organo amministrativo. Il lavoro sviscera gli aspetti giuridici di queste nuove realtà, per ricondurle ai diversi sistemi giuridici esistenti.


Si tratta di due letture impegnative, ma fortemente raccomandate per capire che cosa sta accadendo. Entrambi gli autori ringraziano per l’aiuto Claudia Biancotti, direttore presso la Banca d’Italia, di cui era economista senior. Ascoltiamola[5] spiegare lo stato della regolamentazione delle cripto-valute oggi, approfondendo il concetto di MEV (valore estraibile massimo). Semplificando molto, il rapporto tra valori scambianti e margini di profitto dell’infrastruttura che gestisce il sistema. La conversazione è in inglese, ottimamente sottotitolata.


Difficile un abbinamento musicale con l’argomento di questa analisi. Utilizzando una segnalazione fuori contesto del "music advisor" degli "spilli", mi sono assunto la responsabilità di collegarla al mondo Web3 e dintorni.


Da "Una notte in Italia" di Ivano Fossati:


È una notte in Italia che vedi

questo taglio di luna

freddo come una lama qualunque

e grande come la nostra fortuna

che è poi la fortuna di chi vive adesso

questo tempo sbandato

questa notte che corre

e il futuro che viene

a darci fiato


Ecco: il futuro che arriva con gli infiniti cambiamenti che ci attendono. Ascoltiamolo, nella magnifica interpretazione[6] di Eugenio Finardi.

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