Pagine di Storia: Camp des Milles, la deportazione al tempo di Vichy

Aggiornamento: 22 set

di Marco Travaglini

Cominciò tutto nel settembre del 1939, 83 anni fa, allo scoppio della II Guerra mondiale. Nei pressi del Chemin de la Badesse, distante pochi chilometri da Aix-en-Provence, si trova il Memoriale del Camp des Milles. Siamo nel sud della Francia, dipartimento delle Bocche del Rodano, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Il Memoriale è l’unico campo di internamento, di transito e di deportazione ancora intatto e aperto al pubblico in Francia, dove la memoria e la storia della Shoah s’incrocia e sovrappone ai crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo collaborazionista e filonazista di Vichy e alle assurdità della prigionia degli “indesiderabili”. Attorno alla grande fornace di Les Milles, tra il ’39 e il ’42, vennero internati migliaia di antifascisti d’ogni nazionalità e, in seguito, gli ebrei avviati allo sterminio. Le alte ciminiere, come sentinelle mute, stanno ancora lì, circondate dalla campagna provenzale. Dentro l’antico refettorio dei guardiani del campo, si vedono ancora le pitture murali, opera degli artisti antifascisti che vi furono imprigionati. Nell’edificio vennero prima reclusi, in condizioni sempre più dure, migliaia di persone che si erano rifugiate in Francia, la maggior parte in fuga da totalitarismi, fanatismi e persecuzioni che stavano infiammando l’Europa.


I primi ospiti del campo: tedeschi antinazisti...


La storia del Camp des Milles si articola in varie fasi corrispondenti alle diverse categorie di internati che vi soggiornarono: cittadini del Reich e legionari, stranieri che desideravano emigrare, ebrei prima di essere deportati. Ma dal settembre 1939 al giugno 1940, atto ufficiale della sconfitta della Francia invasa dalla Wermacht, fu un campo per “stranieri nemici”. Una vicenda tragica e vergognosa, avviatasi sotto la Terza Repubblica, all’inizio della seconda guerra mondiale, quando il governo francese decise di internare cittadini tedeschi in fuga dal nazismo, rifugiatisi in Francia. Considerati alla stregua di “soggetti nemici”, gli internati furono vittime di una miscela di xenofobia e assurdità amministrative al punto di vivere, in condizioni sempre più precarie, come appesi ad un filo. La scelta cadde su questo complesso industriale in Provenza, trasformato in campo di internamento sotto il comando militare francese.

Nel giugno del 1940 si aprì al Camp des Milles la seconda “fase”, dopo la travolgente avanzata nazista in Francia, la capitolazione di Parigi e la firma dell’armistizio, vera e propria resa di una nazione, divisa in una zona militare di occupazione a nord e lungo le coste dell’Atlantico, mentre a sud governavano gli uomini del regime collaborazionista, la Repubblica di Vichy del maresciallo Pétain, eroe della Grande Guerra. In poco tempo, sotto il regime di Vichy, il campo raggiunse i 3500 internati. Durante quel periodo vennero trasferiti al Camp des Milles anche gli anziani delle Brigate internazionali in Spagna e gli ebrei espulsi dal Palatinato e dal Baden- Württemberg. Dal novembre del ‘40 il campo passò sotto l’autorità del Ministero degli Interni. Le condizioni di internamento si deteriorarono: parassiti, malattie, promiscuità, mancanza di cibo, privazioni di ogni genere scandivano le giornate dei reclusi.


La politica antisemita del governo Laval


Tra l’agosto e il settembre del 1942, il campo conobbe la “terza fase”, la più drammatica e dolorosa. Il governo filonazista di Vichy, con Pierre Laval nuovo primo ministro in sostituzione di Pétain, impegnatosi a consegnare gli ebrei alle forze d’occupazione tedesche, accettò che venissero deportati anche i loro figli sotto i sedici anni. E Laval non esitò a dire: "Mi auguro la vittoria della della Germania, perché altrimenti il bolscevismo si installerebbe ovunque".

Fu una storia terribile che mostrò il suo volto peggiore con le intolleranze, gli ingranaggi, l’ideologia xenofoba e antisemita, che condusse alla deportazione di più di duemila uomini, donne e bambini ebrei dal campo in Provenza al lager di Auschwitz, dopo essere passati da Drancy e Rivesaltes. Con l’aiuto del pastore protestante Henri Manen e dell’ex guardiano Auguste Boyer (insigniti del titolo di “giusti” dello Stato di Israele) alcuni riuscirono a fuggire ma la maggioranza imboccò la strada del non ritorno.


All’esterno del Memoriale, su un binario morto, c’è ancora un vagone ferroviario a ricordo di quell’epoca. Inaugurato nel settembre 2012, il Camp des Milles è oggi un memoriale dove il percorso di visita, distribuito su 15 mila metri quadri, si sviluppa attorno alle tematiche della storia, della memoria e della riflessione. Anche in quello che viene soprannominato il “Velò d’Hiv” del sud (nel Vélodrome d’Hiver di Parigi, vennero internati 12.884 ebrei, dopo la retata del 16 luglio del ’42, conosciuta come “la ràfle”, tra i quali figuravano 5.802 donne e 4.051 bambini ) molti deportati terminarono la loro vita nei lager nazisti, vittime della “soluzione finale“. In questo luogo oggi si fa didattica della memoria, accogliendo le scuole con i loro studenti e docenti. Per non dimenticare la storia e ciò che può insegnare, per sconfiggere ignoranza ,indifferenza e razzismo. Per tener ben desta la ragione ed evitare che il suo sonno generi ancora i mostri che fecero del Camp des Milles, nonostante la bellezza del paesaggio attorno, dipinto nei quadri di Paul Cézanne, un luogo che restituì a chi fu costretto a viverci solo dolore e sofferenza.


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