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La giornata dei diritti umani: impegno quotidiano

Aggiornamento: 10 dic 2022


Il 10 dicembre del 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a tre anni e mezzo dalla fine della Seconda guerra mondiale, un conflitto costato più di cinquanta milioni di morti, proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani. “La Dichiarazione universale dei diritti umani è un testo miracoloso – ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk– Nel momento in cui il mondo usciva da eventi catastrofici, la Dichiarazione ha stabilito i diritti universali e ha riconosciuto l’eguale valore di ogni persona. Redatta da rappresentanti di tutto il mondo, la Dichiarazione esprime in un linguaggio comune la nostra comune umanità, una forza unificante al centro della quale si trova la dignità umana e il dovere di curarla che ci spetta a vicenda come esseri umani”. La Dichiarazione universale dei diritti umani è il documento più tradotto al mondo, pubblicato in 514 lingue.

Sul finire del 1950, la data del 10 dicembre assurse a simbolo della lotta per dare a tutti gli esseri umani diritti e dignità nella convivenza civile. Un obiettivo doverosamente utopico, ma che viene vissuto con disattenzione anche in quelle aree del mondo in cui le parole libertà e democrazia hanno un suono familiare nella quotidianità e sono sostenute da Costituzioni e Parlamenti democratici liberamente eletti. Non è un elemento secondario, né trascurabile, perché spetta proprio alle società evolute sul piano dei diritti civili l'onore di trasmettere i valori che rendono gli essere umani uguali e con pari diritti, e contrastare le violazioni e violenze contro tali diritti.

L'Onu ricorda che insieme alla violenza, sono in pericolosa crescita l'incitamento all’odio, la misoginia, esclusione e discriminazione in aumento, polarizzazione sociale, degrado ambientale e accesso ineguale alle risorse e alle opportunità. Una situazione preoccupante che ha posto a livello mondiale le enormi brecce e disuguaglianze sociali, economiche e di accesso alle risorse con il Covid-19 nel 2020 e 2021, cui si è aggiunta la crudele aggressione russa in Ucraina del 24 febbraio 2022 che ogni giorno mostra il disprezzo per la vita e la dignità umana, con incalcolabili conseguenze sulla condizione della popolazione civile, sul futuro delle relazioni tra gli Stati e sulla riproposizione dell'uso della bomba atomica come "risoluzione" delle controversie. Ultima, ma non meno importante la drammatica lotta che si svolge da da 43 anni in Iran tra il popolo e una teocrazia medievale che nega libertà e diritti. Un regime dittatoriale che negli ultimi tre mesi colpisce in maniera indiscriminata qualunque forma di dissenso con la brutalità delle armi, il carcere e il patibolo.

I report annuali di Human Right Watch e Amnesty International (relativi all’anno precedente), confermano il deterioramento.[1]

E sempre oggi parte “Write for Rights”, la più grande campagna d’invio di lettere e raccolta firme di Amnesty International, giunta al suo ventunesimo anno. Dal 2001, nelle ultime settimane dell’anno, l’organizzazione raccoglie lettere, post, e-mail e cartoline a sostegno di persone ingiustamente imprigionate o perseguitate: dalle 2326 lettere raccolte il primo anno si è arrivati a oltre quattro milioni e mezzo di azioni nel 2021. Come si legge sul sito dell'organizzazione, "Write for Rights offre una speranza a coloro i cui diritti sono sotto attacco solo per ciò che pensano o per ciò per cui si battono. Queste persone sfidano la disuguaglianza, la discriminazione, la repressione politica e svolgono campagne per proteggere i diritti umani. Write for Rights è efficace, come dimostra da ultima la storia di Jani Silva, un’ambientalista della Colombia sottoposta a minacce di morte, in favore della quale nel 2020 si sono mobilitate oltre 400.000 persone".

Il 24 marzo scorso, 2022 le autorità del Guatemala hanno rimesso in libertà Bernardo Caal Xol, un insegnante di 50 anni, sindacalista e difensore dei diritti del popolo nativo maya q’eqchi’, condannato per il suo attivismo in favore dei diritti umani a sette anni e quattro mesi di carcere. Durante la Write for Rights del 2021 erano state svolte oltre quattro milioni di azioni in suo favore.

Nell’ambito della campagna globale “Proteggo la protesta”, “Write for Rights” 2022, che terminerà il 14 dicembre, chiederà protezione, giustizia o libertà per sette persone:

  • Luis Manuel Alcántara (Cuba), artista, condannato a cinque anni di prigione nel giugno 2022 per aver contestato la legge sulla censura delle opere artistiche.

  • Vahid Afkari (Iran), attivista, in carcere dal settembre 2018 per aver preso parte a manifestazioni contro la crisi economica e la repressione delle libertà.

  • Nasser Zefzaki (Marocco), attivista, condannato a 20 anni di prigione nel 2018 per aver criticato un esponente religioso.

  • Aleksandra Skochilenko (Russia), pacifista, in carcere dall’aprile 2022 dopo che aveva promosso iniziative per denunciare la guerra d’invasione contro l’Ucraina.

  • Joanah Mamombe, Cecillia Chimbiri e Netsai Marova (Zimbabwe), attiviste, già in carcere per alcune settimane nel 2020 e attualmente sotto processo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche antigovernative.[2]

[1] https://www.osservatoriodiritti.it

[2] https://www.amnesty.it


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