L'amore dei Papi a San Francesco
Alla vigilia della festa nazionale dedicata al Santo d'Assisi
di Pier Giuseppe Accornero

«Ho scelto il nome del patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi (1182-1226) e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia». Così Francesco in piazza San Pietro, al primo Angelus recitato come Papa domenica 17 marzo 2013, quattro giorni dopo l’elezione (13 marzo) e 152° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, spiega la scelta del nome. Il 4 ottobre 2013, giorno del «transito» del Poverello d’Assisi, va ad Assisi e pone l’accento sul fatto che egli è espressione di una Chiesa povera, serva ed ecumenica, ed è il patrono d’Italia insieme a Santa Caterina da Siena.
Papa Leone c’è stato il 6 agosto scorso a concludere il «GO! Franciscan Youth Meeting», incontro europeo francescano per i giovani di 18-33 anni, nell’8° centenario del «transito» (1226-4 ottobre-2026). Sempre per questa circostanza Papa Leone ha indetto uno speciale «Anno di San Francesco» (10 gennaio 2026-10 gennaio 2027) in cui «ogni fedele, sull'esempio del Santo di Assisi, si faccia modello di santità di vita e testimone costante di pace».
Una imponente documentazione
Numerosi i documenti pontifici dedicati a Francesco e comprendono bolle, regole approvate, encicliche e brevi storici che ne hanno segnato il culto e il magistero.
Documenti storici e medievali: bolla «Mira circa nos» (16 luglio 1228) è il documento con cui Gregorio IX proclama la canonizzazione di Francesco d'Assisi, appena due anni dopo la morte, un primato mondiale; bolla «Solet annuere» (29 novembre 1223) di Onorio III approva la cosiddetta «Regola bollata» dell'Ordine dei Frati Minori, il testo normativo definitivo scritto da Francesco e approvato dal Papa.
Riconoscimenti e patronato: il principale è il breve pontificio con cui il 18 giugno 1939 Pio XII proclama Francesco d'Assisi e Caterina da Siena «patroni primari d'Italia».
Documenti di Papa Francesco: l’enciclica «Laudato si'» (24 maggio 2015) sulla cura della casa comune, prende il nome dal «Cantico delle creature», assunto come modello di fraternità e di ecologia integrale; enciclica «Fratelli tutti» (4 ottobre 2020) firmata dal Pontefice sulla tomba del santo ad Assisi, dedicata alla fraternità universale e all'amicizia sociale.

«Il più italiano dei santi, il più santo degli italiani»
Così lo definisce Pio XII quando, il 18 giugno 1939, lo proclama, insieme a Caterina, patrono d’Italia. La «Questione Romana» era ormai risolta da un decennio: l’11 febbraio 1929 erano stati firmati i Patti Lateranensi. Eugenio Pacelli, eletto il 2 marzo 1939, tra i primi atti del pontificato proclama i patroni d’Italia: «Chi di noi potrebbe mai dubitare di non essere aiutato giorno per giorno dal patrocinio dei santi presso Dio, specialmente quando, trovandosi in angustie si appoggia alla intercessione dei santi, invoca il Signore e sente che il Signore lo esaudisce? E questo tanto più giustamente può dirsi di quel patrocinio, con il quale i santi proteggono le genti e le nazioni, specie quelle alle quali si sforzarono in tanti modi e in tante particolari circostanze, di portare aiuto, mentre essi ancora erano in terra, spinti dall’amore di Patria». Decisiva, nella scelta, la «vox populi». Francesco ama definirsi «araldo del Vangelo» e, con i suoi fraticelli, gira il Paese in lungo e in largo annunciando una fede genuina, autentica, libera, ispirata al Vangelo in una lettura che non ammette sconti né aggiustamenti facili, una lettura «sine glossa».
Il legame rappresentato dal «Cantico delle creature»
È la preghiera di lode a Dio e alle sue creature composta due anni prima della morte. «Altissimu, onnipotente bon Signore,/ Tue so’ le laude, la gloria et l’honore et omne benedictione./ Ad Te solo, Altissimo, se konfano,/ et nullu homo ène dignu te mentovare…». L’inno è scritto in volgare umbro, che presenta latinismi e influssi toscani e francesi. È il primo esempio di lingua italiana ed è lo spartiacque che identifica, oltre sei secoli prima dell’unità, la nazione italiana che comincia a ritrovarsi in un registro linguistico comune. Nel 1861 un’entità di popolo si sintetizza in unità politica ma agli occhi del mondo gli italiani esistevano già da almeno sei secoli. Un fattore di coesione per gli italiani è sempre stata la fede cristiana.

La devozione dei Papi affonda le radici nel Medioevo.
Francesco fu protagonista di una delle più radicali riforme della Chiesa e in quest’ultimo secolo c’è stato un significativo «ritorno» dei Papi ad Assisi e al «Poverello». Pio XII annota: «San Francesco povero e umile, vera immagine di Gesù Cristo, diede insuperabili esempi di vita evangelica ai cittadini di quella sua tanto turbolenta età e con la costituzione del suo triplice ordine aprì nuove vie e diede maggiori agevolezze per la correzione dei pubblici e privati costumi e per un più retto senso dei principi della vita cattolica». Giovanni XXIII il 4 ottobre 1962 è pellegrino ad Assisi e a Loreto per invocare le benedizioni celesti sul Concilio Vaticano II: «San Francesco ha compendiato in una sola parola il ben vivere, insegnandoci come dobbiamo valutare gli avvenimenti, come metterci in comunicazione con Dio e con i nostri simili».
Il 5 novembre 1978 Giovanni Paolo II va ad Assisi
«Ho voluto dedicare questo giorno ai santi patroni di questa terra: l’Italia; terra alla quale Dio mi ha chiamato perché possa servire come successore di San Pietro (eletto il 18 ottobre 1978 n. d. r.). Dato che non sono nato su questo suolo, sento più che mai il bisogno di una “nascita” spirituale in esso». La preghiera di Papa Wojtyla: «Aiutaci, San Francesco, ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo. Tu, che hai portato nel tuo cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei, aiutaci, col cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende degli uomini della nostra epoca». Benedetto XVI vi si reca il 17 giugno 2007: «Francesco d’Assisi è un grande educatore della nostra fede e della nostra lode. Innamorandosi di Gesù Cristo egli incontrò il volto di Dio-Amore, ne divenne appassionato cantore, come vero "giullare di Dio"».











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