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In mostra la Resistenza degli internati militari

Aggiornamento: 14 nov 2023

di Piera Egidi Bouchard

E' recente, 8 novembre, l'inaugurazione al Polo del ‘900 [1], Palazzo San Celso, la mostra “Disobbedire. Resistere - Gli internati militari italiani” che sarà aperta fino alla fine di gennaio[1] . Si tratta di un “lavoro condiviso, arricchente", come tratteggiato dalla storica Barbara Berruti, direttrice dell’Istituto per la Resistenza di Torino, che si propone di raccontare la vicenda dolorosa degli IMI, acronimo che si riappropria della storia degli Internati militari italiani, i soldati e ufficiali italiani presi prigionieri dopo l’8 settembre del 1943 e deportati nei lager nazisti. Un racconto, semplice, sono ancora parole di Barbara Berruti, ma senza dimenticarne la complessità, sottraendo la loro vicenda dal ‘cono d’ombra della storia’ in cui sono stati per decenni confinati. E’ una mostra pensata per raccontarla a chi non lo sa, utilizzando il patrimonio degli Archivi custoditi nel Polo, sulla scia di altre iniziative, dalla memoria sugli "Scioperi del '43" alla “lectio magistralis” di Giuseppe Filippetta sull’8 Settembre di questo 2023, anno la cui parola-chiave è “Disobbedire” da cui è stata coniugata l’endiadi nel titolo della mostra con “Resistere”- una disobbedienza, cioè, all’interno di un percorso di Resistenza.

Nelle sale del Polo del '900

La mostra presenta anche alcune interviste del giornalista Paolo Vinay realizzate nel 2003, frutto di un lavoro di recupero della memoria, come ricorda Paola Olivetti, dell'Archivio cinematografico della Resistenza, attraverso le testimonianze dei protagonisti, in maggioranza non più tra di noi, dei quali rimangono i fondi (lettere, diari, oggetti) come quelli Mondino, Alemanno e Giovannini, documenti che illuminano una storia poco conosciuta da noi stessi, "ma in cui è emerso il convincimento che è stata una forza attiva, non solo passiva, la presa di coscienza di 600.000 soldati e ufficiali che hanno detto NO alla richiesta di schierarsi dalla parte del nazifascismo, scegliendo il lavoro coatto e gli stenti dei lager.

Una scelta che ha segnato così un forte legame tra internamento e Resistenza, che ha assunto una forma collettiva. Da questo lavoro è uscito il libro “Seicentomila NO - La Resistenza degli Internati militari italiani” (Kaplan,2014).

Fondi sempre più ricchi, cui si è aggiunta, ricorda Caterina Simiand, direttrice dell’Istituto Salvemini, la donazione da parte della figlia Barbara di quello di Giovanni Giovannini, che contiene, oltre alle carte e corrispondenze del grande giornalista, anche un settore riguardante il suo internamento, tra cui il manoscritto originale – esposto nella mostra – (edito poi nel libro “Il Quaderno nero- Settembre 1943- Aprile 1945”, Scheiwiller, Milano, 2004).

Fondi senza i quali non sarebbe stato facile comprendere e studiare il dramma di un esercito, gettato nei lager, che si seppe opporre con fierezza al nazifascismo, cui non era certo facile ‘disobbedire’.

"Mostra minimalista", secondo la definizione che ne dà Caterina Simiand, ma che sa esprimere la forza di cogliere e raccontare l’essenziale su una vicenda terribile e, nella sua stessa essenzialità, di commuovere dinanzi a quelle sofferenze patite, ma celate con grande discrezione e senso della dignità al ritorno in patria. Esattamente come accadde per tutti i sopravvissuti dai lager - una delle più grandi lezioni di Primo Levi - perché sembravano quasi incredibili per l'orrore che avrebbero suscitato. Si optò per un silenzio avvolgente, complice anche la tensione internazionale del dopoguerra, la divisione dei blocchi Est-Ovest, la Guerra fredda, la scelta di campo occidentale. E poi, perché la vita ricominciava e imponeva la Ricostruzione di un Paese distrutto, la ricerca del lavoro, la famiglia, i figli. In poche parole, perché il desiderio di vivere era una "prepotenza" salutare. Dalla loro fatica, dal loro impegno, coraggio, speranza di quei militari prigionieri, è rinata l’Italia di oggi. Dobbiamo non dimenticare.


Nota


[1] All'inaugurazione sono intervenuti, dopo saluti istituzionali del Presidente del Polo del '900 Alberto Sinigaglia, Marco Brunazzi, presidente dell’Istituto Salvemini, Cecilia Pennacini, presidente dell’Archivio Cinematografico della Resistenza, Luciano Boccalatte, vicepresidente dell’Istoreto, Alessandra Fioretti, presidente ANEI. La mostra è aperta dal martedì al sabato, ore 10-18.

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