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Il taccuino politico della settimana: Salvini, Meloni e Conte, collaboratori cercasi…

a cura di Claudio Artusi |

La settimana trascorsa, che, non dimentichiamo, ci traghetta verso i ballottaggi in molte città importanti, è stata turbata da vari episodi che, in sé, poco hanno a che fare con la politica, ma che certo influenzano il giudizio che ci andiamo a fare dei nostri leader. Il caso Morisi, in capo alla Lega, mi appassiona poco o nulla, se non per un aspetto che non è né penale, né morale: esso denota piuttosto una sostanziale inadeguatezza di Matteo Salvini (che ricordiamo è stato anche ministro dell’Interno) nello scegliersi i collaboratori più stretti: un uomo pubblico deve circondarsi di professionisti che non abbiano fragilità che li rendano permeabili a relazioni con mondi (quale quello della droga) che sono presidio della criminalità organizzata. Il caso Fidanza, da tempo uno dei vertici di Fratelli d’Italia e conoscente di lunga data della Meloni, invece, è sconcertante. Certo, in conversazioni private si possono tenere toni goliardici, ma essi assumono valenza politica quando sono frutto di frequentazioni con personaggi, quali Roberto Jonghi Lavarini, che di questi toni da lunga data fanno il dato valoriale della loro vita. Se poi in queste conversazioni entrano, millantati o no, ipotesi di fondi neri per il partito, il tutto è perturbante! Anche in questo caso, come nel precedente, si può dire che è subito intervenuta la sospensione (da che cosa?), ma anche qui è lecito chiedere, pretendere, una qualità di valutazione nel selezionare la classe dirigente, per evitare di intervenire ex post, lasciando il dubbio nella opinione pubblica che tanti siano questi casi e che ne emerge più o meno casualmente uno fra i tanti. Il caso Di Donna, che forse è meno noto, ma non certo meno significativo, anche perché lambisce l’ex presidente del Consiglio e capo dei Cinquestelle Giuseppe Conte. Questo professore, Luca Di Donna, molto noto soprattutto negli ambienti romani, secondo le indagini in corso e le intercettazioni pubblicate, si è avvalso della amicizia e della pregressa comunanza professionale con Conte, per acquisire mandati professionali molto lucrosi finalizzati a favorire i propri clienti per acquisire commesse pubbliche. Sarà millantato credito? Supponiamo di sì, ma la cosa almeno a Roma era molto nota e chiacchierata e diciamo che “l’avvocato del popolo” è stato distratto nell’essere uno dei pochi a non accorgersene. Mi fermo qui, per tornare ad insistere su un tema che molto ha a che fare con i compagni di strada che vengono scelti dai nostri sindaci. Ho sostenuto, anche, ma non solo, attraverso la Porta di Vetro, che sarebbe appropriato un atto di trasparenza sulla scelta degli assessori, prima che gli elettori siano chiamati a votare. Il mio richiamo è rimasto inascoltato finora: peccato! Sarebbe un piccolo contributo per ricostruire il rapporto fra eletti ed elettori la cui rottura si è manifestata con l’astensionismo.

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