Francesco d’Assisi, la parola di pace, fratellanza e amore in cui il mondo continua a credere
di Luca Rolandi

Ottocento anni dopo Francesco di Assisi è sicuramente il santo più noto e pregato, un modello di cristiano autentico, radicale e coraggioso. La sua testimonianza ha seminato e coltivato per secoli comunità religiose che si sono espanse e divise, raggiunto tutti i lembi più lontani del mondo. Il suo credo era semplice ed essenziale, l’amore per Dio, il Creatore e l’uomo, la natura, la vita. Dentro la dimensione di un’epoca, a torto, descritta oscurantistica e arretrata, il medioevo.
Francesco di Bernardone si spoglia di tutto, le ricchezze, le certezze, se stesso, e si affida a Cristo, si conforma alla sua vita, come ogni cristiano è chiamata a fare, ma che solo alcuni riescono in modo così esemplare. L’esperienza di Francesco di Assisi è significativa per l’oggi, spesso caratterizzata dalla frammentarietà del nostro tempo, dalla ricerca di essere a tutti i costi qualcuno per eccellere, anche a scapito degli altri, dall’inseguire il bisogno spasmodico della difesa della propria immagine. Egli ricorda la bellezza della vita trasformata nel tempo dal senso che sceglie per la sua esistenza: Cristo povero e crocifisso e il Vangelo. Vive in profondità, passo dopo passo, la sua esperienza profondamente umana e divina sino a raggiungere in sé la propria unificazione.
Il richiamo a Chiara Frugoni sua biografa più autentica
In questo anno di anniversario (1226-2026), in molti hanno riscoperto Francesco, laici e cristiani, religiosi e non credenti, tanti lo hanno evocato proprio oggi in cui l’Italia ha deciso di ritornare a considerare giorno di festa il ricordo del Patrono d’Italia, il 4 ottobre.
Ma forse chi più di altri ha saputo, nella sua intera vita di studiosa, tracciare un profilo profondo e autorevole del santo di Assisi è stata la professoressa Chiara Frugoni, dalla quale molti noti giornalisti hanno attinto nelle fortunate biografie odierne. Frugoni evidenzia come Francesco volesse una povertà estrema e intransigente, rifiutando totalmente il denaro, i grandi edifici in muratura e persino il cibo per il giorno dopo, pretendendo che i frati lavorassero manualmente.
La studiosa mostra il profondo solco tra gli ideali pauperistici originari di Francesco e la trasformazione dell'ordine francescano in un'istituzione clericale potente e ricca, assecondata dai Papi a scapito della regola autentica. Inoltre, sottolinea l'apertura di Francesco verso i musulmani durante le crociate (con il viaggio a Damietta), vissuto non come scontro o conversione forzata, ma come incontro rispettoso, in netto contrasto con la politica di guerra della Chiesa del tempo.
Il creato da salvare
Secondo la storica, il primo presepe a Greccio nel 1223 non fu una semplice rievocazione folcloristica, ma un gesto di forte contestualità: la scelta di un luogo poverissimo per denunciare gli sfarzi ecclesiastici e una sorta di "sconfessione" della crociata, mostrando che la sacralità e Betlemme si potevano ritrovare ovunque regnasse l'amore evangelico. Attraverso una lettura finissima degli affreschi della Basilica Superiore di Assisi e di altre opere, Frugoni ha decodificato dettagli visivi ignorati per secoli, svelando le censure e le riscritture subite dall'immagine del santo dopo la sua morte.
L’ecologia, il creato, la natura come luogo che Dio ha lasciato all’uomo che ha la responsabilità di salvare, evidenzia come il pensiero di Francesco sia attualissimo così come il mistero della vita, lui che l’ha cantata e descritta in poesia con la laude, fino al mistero del limite e del confine tra vita e morte corporale, santa come la vita, che apre alla luce.











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