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Alla vigilia del Congresso a Torino: presente e mandato dell’Anpi


Domani, 26 febbraio, e domenica si terrà a Torino il congresso provinciale dell’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. La Porta di Vetro, in vista dell’evento, contribuisce all’evento con una riflessione sul ruolo di questa importante associazione democratica nella realtà odierna.

Nella sua “Per i morti della Resistenza” il poeta Giuseppe Ungaretti scriveva: “Qui vivono per sempre gli occhi che furono chiusi alla luce perché tutti li avessero aperti per sempre alla luce”. Occhi da tenere quanto mai aperti oggi, in un’epoca dove ci sono altri nemici da affrontare, mentre infuria la guerra in Ucraina, alle porte dell’Europa, con la capitale Kiev martellata dall’aviazione e artiglierie russe. In ordine: la mancanza di memoria e l’opacità dei valori, un malcelato desiderio di rimozione per livellare la storia, lo scarso rispetto per le conquiste e i progetti che animarono i resistenti, sono elementi che vanno contrastati senza se e senza ma, per preservare uno scrigno di preziosità civiche. La Resistenza, una delle pagine migliori della Nazione

C’è poi un punto fermo da cui non si può e non si deve derogare, soprattutto nel contrasto ai revisionismi di ieri e di oggi: la vicenda, individuale e collettiva di chi combatté per l’Italia libera in quei venti mesi che cambiarono la nostra storia, di quei giovani che ebbero il coraggio di riprendere in mano il loro destino e il loro futuro e degli antifascisti che si opposero in tanti modi alla dittatura, non è solo materia di riflessione storica. È la parte migliore della biografia di una nazione, della Repubblica nata con il Referendum del 2 giugno 1946, della base materiale e ideale sulla quale sono stati scritti i capitoli della Carta costituzionale. E la trasmissione della memoria e di quei valori, la loro attualizzazione nel mondo di oggi è uno dei compiti che deve assolvere un’associazione come l’Anpi. Un compito importante, teso a valorizzare ciò che avvenne in Italia dall’8 settembre del ’43 al 25 aprile del ’45, cogliendo il senso profondo della Resistenza. In quel lasso di tempo, dalla formazione delle prime bande partigiane alla primavera del ’45, si realizzò il Vento del Nord, la più bella e significativa vicenda della storia d’Italia; una vicenda che colpisce per la sua complessità, perché la lotta armata si coniugò con la resistenza di un popolo senza armi che si trovò a reagire alla dittatura fascista e all’occupazione tedesca, unendo persone di varie ideologie, di varie professioni e mestieri; uomini e donne animati dalla stessa ansia di libertà e di democrazia, per liberare il Paese dalla dittatura e dalla guerra, preparando un futuro di democrazia. C’è una costante in tutto ciò che è stata la Resistenza: il coraggio e la responsabilità delle scelte, accettando rischi tanto gravi quanto facilmente prevedibili. Questa è stata la Resistenza, così ricca di implicazioni, di significati, di valori. 25 Aprile e legami costituzionali

E oggi? Viviamo in tempi difficili e duri; stiamo attraversando una crisi drammatica che riguarda la vita e le abitudini di tutti, sconvolte dall’emergenza sanitaria. Una crisi economica, sociale, politica che influisce sulla stessa qualità della democrazia. Con la Resistenza maturarono i principi che oggi sono espressi in quel documento di altissima civiltà che è la nostra Costituzione e che ci ricorda l’attualità della sua lezione di responsabilità civile. Essere cittadini liberi significa non essere mai indifferenti alle ingiustizie e alle prepotenze. Significa essere sempre capaci di un pensiero critico, pronti a farci carico delle sorti collettive della nazione. La Costituzione repubblicana ci ricorda che l’Italia è costituita e fondata su principi, dove si parte dai diritti ai quali corrispondono i doveri. La Resistenza fu assunzione di responsabilità dal basso, emancipazione sociale e civile, desiderio di libertà e di regole democratiche. Consentì agli italiani di non essere più sudditi passivi di un potere assoluto, ma cittadini capaci di esercitare una sovranità popolare. Quella storia impegna oggi associazioni come l’Anpi che si trova ad assolvere due compiti: da un lato tenere viva la memoria in un presente che tende a svalutare in forma sottilmente perversa gli effetti della Resistenza, mettendone in discussione il significato avuto nella storia italiana; dall’altro lottare per la piena attuazione dei principi della Costituzione che è il più grande e importante lascito della lotta di Liberazione. Vigili contro i rigurgiti fascisti

Oggi l’Anpi si presenta in diverse realtà come un’associazione piena di energie, che guarda al mondo in cui viviamo con la consapevolezza che è cambiato profondamente, radicalmente. Un mondo nel quale vi sono tanti pericoli, oltre alle diseguaglianze, alla mancanza di libertà e ai venti di guerra. Ci sono, per esempio, gli elementi propri di quello che Umberto Eco aveva chiamato il fascismo eterno: discriminazione, razzismo, violenza verbale oltre che fisica, istigazione all’odio, tradizionalismo, irrazionalismo, rifiuto della critica, complottismo. Di contro, nel nuovo tempo che viviamo, i miti e i simboli della Resistenza permangono e la visione stessa della resistenza si è molto allargata: la resistenza civile e sociale, il ruolo fondamentale delle donne. Ha prevalso, non senza fatica, la visione concreta, non oleografica di quel processo storico che mantiene un altissimo valore di umanità e di civiltà nonostante luci e ombre. In tempi in cui sembra venire meno la solidarietà sociale, i partigiani di oggi sono coloro che accolgono, che rivendicano la dignità di un lavoro, che pensano che l’ambiente vada tutelato per tutte e tutti, che svolgono onestamente e con spirito civico un incarico pubblico. Che rispettano la Costituzione. In questa Costituzione c’è dentro tutto: la storia e il dolore, le sciagure e le gioie di un popolo, e – come ricordava Piero Calamandrei – dietro quegli articoli si sentono voci lontane e la storia di una nazione. La memoria partigiana, la testimonianza del passato assume una funzione propriamente civile, di interpretazione del presente e azione nel mondo in cui viviamo. Produce una cultura democratica innervata dai valori dell’antifascismo. Un forte impegno dell’Anpi dev’essere teso a valorizzare nelle scuole la storia e le vicende dell’antifascismo, della guerra di Liberazione, far conoscere a fondo la Costituzione e contribuire alla formazione dei giovani non solo sul piano culturale, ma anche sotto il profilo del civismo e dei sentimenti concretamente democratici. Le parole del comandante “Bulow”

Così la memoria, intesa come ponte fra passato e presente, diventa uno strumento interessante per restituire alla realtà di oggi la traccia delle scelte e delle lotte di allora, coniugandola nel mondo attuale, nella vita quotidiana di tanti ragazzi, partendo dalle loro vite e dalla loro condizione sociale. Così la memoria diventa strumento di connessione fra passato e presente e di conseguenza strumento di formazione della cittadinanza attiva. Questa dovrebbe essere l’azione formativa e pedagogica dell’Anpi. Non è inutile riprendere le parole che Arrigo Boldrini, il comandante partigiano “Bulow”, pronunciò nel suo intervento del 26 Novembre 1994, in occasione del 50° anniversario dell’ANPI: “Ci rendiamo conto, noi per primi, che a volte il richiamo all’antifascismo è diventato occasione di celebrazione retorica e ripetitiva, quando invece bisogna tradurlo in impegno politico e culturale perenne, considerandolo una regola, un metro per mantenere la rotta della vita politica e per valutare le cause che possono costituire una minaccia per la democrazia attraverso scelte di autoritarismo moderno. Noi consideriamo l’antifascismo la matrice per la conquista, ieri, e per la riconquista, oggi, dello Stato di diritto, contro il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo. ”Se, come recita lo Statuto dell’associazione, uno dei compiti dell’Anpi è quello di “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana” ecco allora che il principale impegno diventerà quello di diffondere i valori antifascisti all’interno di una società molto articolata e complessa. A Torino come in tutto il Paese.

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