top of page
logo.jpg

Zuppi, ritorno a Mosca: alla ricerca di una pace mai vicina

19 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Al centro della missione umanitaria della Santa Sede la guerra in Ucraina, a un mese dal viaggio nella capitale russa dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher

di Pier Giuseppe Accornero


Il cardinale Matteo Maria Zuppi tornerà a Mosca negli ultimi giorni di settembre per una nuova missione come inviato di Leone XIV, concentrata in modo particolare sulla dimensione umanitaria della guerra in Ucraina: «La missione è confermata – dice -, riguarderà la parte umanitaria e si inserirà nel lavoro già svolto dalla Santa Sede attraverso i suoi canali diplomatici. In particolare, l’attenzione sarà rivolta ai prigionieri di guerra e ai bambini coinvolti nel conflitto e separati dalle loro famiglie» in quanto rapiti dai soldati di Vladimir Putin e portati a forza in Russia.

Il viaggio arriva dopo la visita in agosto a Mosca dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Santa Sede. La nuova missione del presidente della Cei rappresenta la prosecuzione, sul versante umanitario, di un’attività diplomatica che la Santa Sede porta avanti da anni mantenendo aperti i contatti con Mosca e con Kiev. Non si tratta di intervenire sul terreno delle trattative politiche o delle strategie militari, ma di lavorare su questioni concrete quali il ritorno dei prigionieri, il ricongiungimento dei bambini alle loro famiglie, la ricerca dei dispersi e, più in generale, la tutela delle persone coinvolte nella guerra.

È un’impostazione che accompagna da tempo la missione affidata a Zuppi. Nel giugno 2023, su mandato di Papa Francesco, il cardinale era stato a Kiev e il 28-29 giugno, a Mosca. Tre anni fa la Santa Sede aveva indicato l’obiettivo «di incoraggiare gesti di umanità capaci di contribuire alla ricerca di una soluzione e di una pace giusta». A Mosca, nel 2023, Zuppi aveva incontrato anche il patriarca di Mosca Kirill, la consigliere presidenziale Yuri Ushakov e la commissaria russa per i diritti dei bambini Maria Lvova-Belova.

Il percorso prosegue con Papa Leone XIV. Nel luglio scorso Zuppi è tornato in Ucraina. A Leopoli ha visitato il centro di detenzione Zakhid-1, dove sono detenuti i prigionieri dell’esercito russo; a Kiev ha pregato pubblicamente «perché i prigionieri possano tornare a casa, i bambini riabbracciare le loro famiglie e i dispersi essere ritrovati. Per questo ogni sforzo possibile sarà compiuto e l’impegno umanitario va considerato al di sopra delle logiche politiche e militari».

La nuova missione a Mosca assume – agli occhi degli esperti vaticani - un significato particolare dopo il passaggio di Gallagher a Moca e dopo il secondo viaggio di Zuppi in Ucraina. La Santa Sede vuole mantenere distinti ma collegati i diversi livelli della propria azione: il dialogo diplomatico e politico e la diplomazia umanitaria capace di occuparsi concretamente delle vittime della guerra. La missione di Gallagher – dice Zuppi - «è stata importantissima»; ora il lavoro proseguire con un viaggio dedicato alle persone più vulnerabili. Secondo la diplomazia vaticana, il recupero di un prigioniero, il ritorno di un bambino alla famiglia e la possibilità di ritrovare i dispersi sono concreti passi verso la pace.

È anche la linea che Leone XIV ha rilanciato più volte insistendo sulla necessità di dare spazio alla diplomazia e di non rassegnarsi alla prosecuzione della guerra. La Santa Sede continua a proporre il dialogo come uno strumento necessario anche quando il negoziato politico appare ed è bloccato. Zuppi si propone di tenere aperto un canale tra due mondi contrapposti, concentrandosi su ciò che può essere affrontato anche nel pieno della guerra: la dignità delle persone, la sorte dei prigionieri, la protezione dei bambini e il ricongiungimento delle famiglie.

La diplomazia della Santa Sede torna a Mosca non con una proposta militare o geopolitica, ma con un’agenda umanitaria: salvare vite, ricomporre famiglie e creare, attraverso gesti concreti di umanità, le condizioni perché possa un giorno aprirsi una strada verso la pace. La nuova missione è stata annunciata ad Assisi, dove San Francesco rappresenta per la Chiesa un riferimento universale per il dialogo e la pace. Le celebrazioni in onore di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia – con Santa Caterina da Siena – hanno un carattere inedito nell’ ottavo centenario della morte.

Il 3-4 ottobre Assisi è il fulcro di questi eventi eccezionali. Il pellegrinaggio sui luoghi del «transito» e l'offerta dell'olio alla tomba di San Francesco non coinvolgono, come di consueto, una singola regione italiana, ma assumono una dimensione più ampia, abbracciando idealmente l'intera Nazione. Partecipano numerose personalità, tra cui il cardinale Zuppi e il Consiglio permanente della Conferenza episcopale. Soprattutto è presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a testimonianza dell'importanza istituzionale dell'evento. Ci sono i presidenti di Regione, i sindaci dei Comuni capoluogo di regione e gli ambasciatori dei Paesi accreditati presso la Repubblica italiana. La vasta e qualificata presenza, istituzionale e religiosa, sottolinea il profondo legame con il programma della festa di San Francesco e con la solenne ricorrenza dell'ottavo centenario.

Il momento culminante la mattina del 4 ottobre, quando il cardinale Zuppi presiederà la Concelebrazione e al termine il presidente della Repubblica rivolgerà un importante messaggio al Paese dalla suggestiva loggia del Sacro Convento di San Francesco.



 

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page