"Vogliamo i generali...", a Milano Vannacci candida Carmelo Burgio
- Antonio Nicolosi
- 9 ago
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di Antonio Nicolosi*

È ufficiale: Futuro Nazionale, la "creatura" politica dell'europarlamentare Roberto Vannacci, candida a sindaco di Milano il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio. Una scelta che non sorprende, che però dice molto di dove vuole andare il partito: dritto verso l’idea di una città governata con la logica del comando.
Con questa candidatura si chiude il cerchio. Futuro Nazionale si presenta agli elettori senza più giri di parole come il partito dei generali. Dopo le varie nomine di vertici in divisa a livello nazionale, ora il salto è su una delle città più importanti d’Italia. Un atto politico che molti leggono come un ulteriore passo verso la militarizzazione della società: più ordine e più controllo.
Il problema non è la persona, è il metodo
Nessuno mette in discussione il curriculum e il servizio del generale Burgio. Il punto è un altro: una grande città come Milano non si gestisce come una caserma. Milano è complessità, è accoglienza, è cultura, è fragilità sociale, è innovazione. È una città che ha bisogno di ascolto, mediazione, politiche di welfare e spazi di partecipazione. Non solo di sicurezza e decoro. Ridurre il governo della città a un tema di “ordine e disciplina” rischia di appiattire il dibattito. Come se i problemi di casa, lavoro, trasporti, periferie e scuola si risolvessero con più pattuglie e più regole. Servono, certo. Ma non bastano. Insomma, si tratta di una deriva pericolosa.
Del resto, quando i partiti iniziano a pescare a piene mani nelle Forze armate per candidare sindaci, assessori e parlamentari, mandano un messaggio preciso: la politica non è più in grado di esprimere una classe dirigente civile. E la risposta ai problemi sociali diventa prevalentemente tecnica e securitaria. È un corto circuito. Perché la sicurezza è un diritto, ma non può essere l’unico orizzonte di una città. E perché la divisa, per quanto rispettabile, porta con sé una cultura del comando verticale che fatica a dialogare con la pluralità di una metropoli. A Milano servono amministratori che sappiano tenere insieme legalità e inclusione, sicurezza e diritti, controllo e libertà. Che abbiano fatto politica, che conoscano il bilancio di un Comune, che abbiano litigato in consiglio di quartiere e costruito alleanze.
Ora, la candidatura di Burgio è legittima. Ma spetta ai milanesi chiedersi: vogliamo davvero una città amministrata con la mentalità del comando? Oppure vogliamo una politica civile, capace di governare la complessità senza cercare scorciatoie? Futuro Nazionale ha fatto la sua scelta. Ora tocca alla città fare la sua.
*Segretario Generale Unarma-Associazione sindacale carabinieri











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