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Spie, segreti e debolezze umane

di Germana Tappero Merlo |

Nello spionaggio l’acronimo MICES sintetizza tutte quelle evenienze che portano al reclutamento di fonti confidenziali o agenti definiti insiders (personale interno o connesso alle istituzioni), per cui una persona al servizio di un dato Paese consegna informazioni sensibili, anche e soprattutto segrete, a soggetti terzi, spesso di agenzie di intelligence di una nazione straniera non sempre amica. E da quando l’economia mondiale è diventata più agguerrita e competitiva, un vero e proprio campo di battaglia fra potenze a colpi di brevetti industriali e informazioni finanziarie, lo stesso reclutamento avviene per ottenere maggiori vantaggi sulla concorrenza, soprattutto se legata alle produzioni in alta tecnologia e a quelle militari. Tutte le informazioni che creano ricchezza o danno un vantaggio nella competizione industriale e sugli scenari di difesa e sicurezza militare, valgono al pari di materie prime strategiche. E il loro trafugamento illecito sfrutta inclinazioni, attrattive e fragilità umane. Si tradisce per soldi, ideologia, amore…

MICES, infatti, spiega che si diventa spia a favore di un nemico o un concorrente per money, denaro; oppure ideology, ideologia, appunto; a volte per coercion, per compromissione od obbligo, magari con ricatto; sovente anche per soddisfare il proprio ego, e guadagnare posizioni di rilievo; da ultimo sex, inteso più come l’occasione di relazioni intime per ottenere informazioni riservate o segrete. Per la vicenda di questi giorni circa il capitano di fregata Walter Biot arrestato in un’operazione congiunta del servizio interno di intelligence, Aisi, e dei Carabinieri del Ros – come operativi per conto della magistratura, non essendolo i nostri 007 – mentre consegnava a due funzionari dell’ambasciata russa a Roma, Alexey Nemudrov e Dmitri Ostroukhov, una pen drive con informazioni sui sistemi di telecomunicazione militare della Nato, si tratta per lo più di denaro. Ossia il primo e più classico dei motivi per cui una persona tradisce e ‘vende’ la sicurezza del proprio Paese.

In questo caso, ed anche per via dell’esigua cifra intascata, 5000 euro, sui social e dai mass media vi è stato un gran parlare di ‘svendita’, anche se, a differenza di quanto circola in rete, le poche migliaia di euro non riguarderebbero l’ ingaggio per l’intera attività di spionaggio, quanto invece la somma ottenuta, accertata sino ad ora, per ogni singolo documento consegnato. E’ stato appurato che gli scambi duravano da 5 mesi, per un totale di 181 immagini di materiale, in gran parte etichettato ‘segretissimo’ e 47 file Nato ‘segreti’, ovvero il top nelle classifiche di segretezza in previsione della gravità del danno nel caso, appunto, di compromissione. Saranno, comunque, le autorità competenti a verificare quanto percepito e da quanto tempo, e cos’altro è stato consegnato dal nostro ufficiale di Marina ai due soggetti, tra l’altro appartenenti al GRU, ossia il servizio segreto militare russo. Così come se non vi fosse anche una rete più ampia di insiders nostrani al servizio di Mosca.

D’altronde con MICES è evidente che lo spionaggio punta sulle debolezze umane per ottenere informazioni; e la storia insegna che il servizio segreto russo, e ancor prima quello sovietico, siano stati maestri nel reclutare persone con fragilità, per problemi non solo economici, ma anche di risentimento nei confronti dei propri superiori e dell’ambiente lavorativo, per insoddisfazione per un mancato avanzamento di carriera oppure, e non è affatto raro, per simpatie ideologiche, ora verso la Russia di Putin, un tempo verso il comunismo totalitario dell’URSS. D’altronde Mosca, già dal secolo scorso, agisce con i suoi servizi segreti al di fuori dei suoi confini non solo per raccolta di informazioni, ma anche per misure c.d. attive, ossia per influenza, ingerenza e destabilizzazione. Gli agenti americani al servizio del KGB

L’ingaggio di insiders attraverso il denaro si è rivelato una costante. Fra tutte, le vicende di John Anthony Walker e Aldrich Ames, fra i dipendenti CIA che hanno venduto segreti militari statunitensi ai sovietici per 1 milione di dollari il primo (da metà degli anni ’60) e 4,5 milioni il secondo (fine ’80-‘90). Rappresentano, infatti, i casi più noti, da vero e proprio manuale, e ormai sono la storia dello spionaggio. Hanno impiegato rispettivamente 17 e 9 anni; Ames coinvolgendo anche la moglie, Walker addirittura fratello e figlio, tutti militari in forza alla Marina US. Al momento della sua cattura, l’allora Segretario alla Difesa US, Caspar Weinberger, affermò pubblicamente che l’azione di spionaggio di Walker aveva consentito all’URSS di compiere notevoli passi in avanti nella tecnologia militare navale.

Aveva permesso di accedere ad armi, strumentazioni, tattiche e altri segreti di guerra della Marina statunitense tanto da compromettere la sicurezza dell’intera nazione. Un colpo pesante alla reputazione dell’allora Presidenza Reagan e dell’intero apparato di intelligence e di sicurezza statunitense, dato da un solo uomo e dalla sua rete famigliare. Tutti maestri nel sottrarre informazioni, ma anche nell’ingannare per tanto tempo i propri colleghi. Si tratta però di fuoriclasse in una casistica di spie al servizio di altri che, nella storia dello spionaggio mondiale, purtroppo risulta abbastanza corposa, anche se non di quel livello, e alla quale non viene dato ogni volta risalto mediatico per non compromettere l’immagine stessa della nazione vittima del tradimento. Che alle azioni di Biot siano stati dati notizia e rilievo da parte delle istituzioni competenti ha dato il via a speculazioni di ogni genere, come quella della fine di un’Italia ipertollerante nei confronti delle ingerenze e delle influenze della Russia di Putin, in particolare su alcuni partiti nostrani. Un cambio di scenario, rispetto ai governi precedenti a quello attuale di Draghi, che è un messaggio a Mosca ma anche agli alleati Nato ed, in particolare, alla nuova amministrazione Biden intesa a ricompattare il fronte europeo su argomentazioni anti-russe e anti-cinesi. Così come l’aver sottolineato l’esigua cifra di 5000 euro pare essere il tentativo di limitare il danno a uno sbandamento momentaneo del nostro capitano di fregata, per mantenere l’intera brutta faccenda in un alveo facilmente recuperabile. Speculazioni giornalistiche e di commentatori on line. La gravità reale di quelle azioni verrà accertata dagli inquirenti; quella morale, qualsiasi sia il movente, pesa comunque sull’intero apparato di sicurezza e di intelligence di questo Paese.

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