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Sentenze e perdita di fiducia nella giustizia. L’ultima è sul crac Banca Etruria

di Michele Ruggiero|

Non avevano dubbi sulla veridicità del vecchio adagio che “non c’è mai fine al peggio”. Ciò che non avevamo preso nella dovuta considerazione è che il peggio sta mostrando una straordinaria capacità di riprodursi. Nell’ordine, ricapitoliamo ciò che di rilievo è accaduto tra ieri e oggi, e siamo soltanto a metà giornata, mentre si scrive. Ieri due lavoratori sono morti sul lavoro; da gennaio a fine agosto sono 772 le vittime di una strage senza fine, esattamente come il peggio. Nella notte tra mercoledì e ieri, nella baraccopoli di migranti a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, un bracciante di origine senegalese, Omar, trent’anni, è bruciato vivo nell’incendio divampato per una ragione che dalle prime valutazioni tecniche è definito “accidentale”. Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace è stato condannato a 13 anni e due mesi per una sfilza di reati che si fatica persino a comprendere come possa averli inanellati, mentre si preoccupava del prossimo suo con carità autenticamente cristiana. Mimmo Lucano, difeso gratuitamente dai suoi avvocati, è la stessa persona che ha raccontato al mondo che dal sangue, sudore e lacrime dei migranti può nascere una fraterna accoglienza e non soltanto la diffidenza e la paura di chi non crede neppure a se stesso. Mimmo Lucano è lo stesso sindaco di un paese conosciuto soltanto per il solipsismo dei suoi Bronzi, conservati al Museo nazionale di Reggio Calabria. Sulla vicenda, sui social si sono fiondati già 55 mila i tweet di indignazione. Sempre ieri, a Massimo Mezzaroma, figlio di una potente famiglia romana di imprenditori edili, il Tribunale di Siena ha comminato una pena di tre anni per bancarotta fraudolenta. Il pubblico ministero ne aveva chiesto cinque. Ma i giudici hanno concesso le attenuanti a Massimo Mezzaroma, che nel suo ruolo di presidente, è stato ritenuto responsabile del fallimento del Siena calcio. Un “rosso” color “terra di Siena bruciata” che si è cristallizzato in un passivo di 60 milioni di euro e che ne ha impedito l’iscrizione al campionato di serie B nel 2014. Non la migliore, nonostante il nome blasonato, delle presidenze per la società toscana. Il Siena è ripartito con una nuova denominazione dalla serie D, ma successive traversie societarie lo hanno riportato sempre al punto di partenza e costretto a ricambiare più denominazioni; l’attuale è Acn Siena 1904. La notizia della mattinata sembra un altro inno all’intoccabilità. Il tribunale di Arezzo ha assolto tutti gli imputati (una ventina), ad eccezione di uno, per il crac di Banca Etruria, 200 milioni di euro. Un disastro finanziario che ha fatto precipitare nella disperazione migliaia di risparmiatori. Drammi personali e familiari che hanno avuto come esito finale anche al suicidio. Gli ammessi alle parti civili erano 2mila. I giudici hanno ritenuto colpevole un solo consigliere, Alberto Rigotti, condannato ad una pena di sei anni. Gli altri imputati sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”. Ma rimane un “fatto” incontrovertibile che i soldi sono spariti e con essi le speranze di chi su quei risparmi contava per mille ragioni: una vecchiaia serena, l’Università per i figli, il proseguimento dell’attività professionale, la percezione di avere un presente di sicurezza economica. Ora, insieme alle speranze, però, è sparita anche la fiducia nella giustizia. Non è la prima volta per i più deboli.

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