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La speculazione edilizia in Italia e la visione profetica di Italo Calvino

19 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 11 minuti fa

di Pasquale Fedele


Ieri mattina, 30 settembre 2026, la trasmissione "Tutta la città ne parla", RaiRadioTre, ha puntato la sua attenzione sulla speculazione edilizia in Italia. Con un ulteriore dato che l'inflazione nel mese di settembre è salita al 2,5% mentre il costo della casa nello stesso mese è aumentata del 4%.

Ma quello che mi ha stupito è che non è stato sufficientemente messo in evidenza che la speculazione edilizia in Italia è un grande problema strutturale, e non un problema recente. Oggi in Italia esistono 8 miilioni e mezzo di case sfitte. Il tema non è aprire le porte agli investitori stranieri, né pensare ad espropri, ma investire risorse pubbliche per garantire alloggi a canone calmierato ai cittadini: sto parlando di edilizia residenziale pubblica e non di edilizia residenziale sociale o di edilizia convenzionata, come più volte ricordato su La Porta di Vetro.

Si sarebbe potuto varare un vero piano di edilizia residenziale pubblica sociale, incentivando con legge dello stato l'utilizzo di tasse di scopo per i grandi investimenti immobiliari, per i grandi gestori delle telecomunicazioni e dell'energia ed invece si leggono notizie di espropri, accordi di fatto a solo favore degli investitori privati e intanto gli enti che gestiscono l'edilizia residenziale pubblica devono svendere il loro già scarso patrimonio per far quadrare bilanci, dal momento che, a causa del federalismo, il tema delle case popolari è lasciato unicamente in mano ad ogni singola regione. Enti che devono far fronte a tutta una serie di servizi, che per forza di cose comportano il dirottamento delle poche risorse sulle varie incombenze in base alle emergenze che si presentano.

Spesso si leggono notizie sull'impoverimento del ceto medio, tralasciando il fatto che è diventato quasi inesistente e che ormai il mondo occidentale è sempre più caratterizzato dall'esistenza di ricchi, sempre più ricchi, e di poveri, sempre più poveri. D'altronde, per esempio, non sono un mistero gli impiegati che una volta appartenevano al ceto medio, che devono far fronte alle spese appoggiandosi alla fortuna e concretamente rivolgendosi da un lato all'edilizia residenziale pubblica sociale per avere una casa a canone calmierato e dall'altro a enti caritatevoli per far quadrare il bilancio familiare a fine mese.

E di questo ne troviamo conferma anche nella pubblicazione delle notizie su chi paga le tasse. Inutile dire che trovare i colpevoli di questa crisi sociale ed economica negli stranieri è un tema errato e fuorviante, ma probabilmente facile per trovare un capro espiatorio e non una soluzione. L'ascolto della trasmissione radiofonica mi ha fatto tornare poi alla memoria una vecchia lettura fatta anni fa: Italo Calvino "La speculazione edilizia", Torino, Einaudi, 1963. La speculazione edilizia" viene pubblicata per la prima volta nel 1957 sulla rivista internazionale di letteratura "Botteghe oscure" diretta da Giorgio Bassani. Il racconto ci parla della crisi di valori che permea l'Italia nel secondo dopoguerra e del disorientamento degli intellettuali di sinistra del tempo che, pur vedendo traditi i valori della Resistenza, faticano a trovare ragioni alternative e ad opporsi con efficacia al miope consumismo e affarismo, senza morale e spregiudicato della modesta borghesia italiana, indifferente a tutto ciò che non sia l'agio e il tornaconto personali.

Italo Calvino si rileva profetico nell'individuare alcune linee di tendenza dell' evoluzione socioeconomico dell' Italia di quegli anni. Il romanzo è ambientato in una cittadina della riviera ligure che sta conoscendo un rapido sviluppo, collegato ai profondi mutamenti sociali che investono l'Italia negli anni dell'industrializzazione, immediatamente precedenti al boom economico. Si stanno realizzando stili di vita diversi, rispetto all'austerità dell' immediato dopoguerra. Sta emergendo un ceto medio borghese, dotati di un' elevata capacità di spesa, in grado di comprarsi una casa al mare, oppure di prenderla in affitto per un'intera stagione. Il consumismo nascente finisce col contagiare anche le classi inferiori che imitano il modo di vivere di quella superiori.

Tutto ciò denuncia Italo Calvino nel 1957: in modo inevitabile, il mercato immobiliare cresce e la speculazione edilizia procede in modo intenso, violento, acuto, esagerato e disordinato. Spesso costruzioni di cattivo gusto deturbano la bellezza dell'antico paesaggio. Questo romanzo è profetico. Lo sviluppo caotico che l'Italia ha conosciuto dal Dopoguerra, che ha condotto all' aggressione del territorio ed alla cementificazione dalle coste alle città, con tutte le conseguenze disastrose da brivido, sono sotto gli occhi di tutti noi.

Ma tutto ciò pone una seria riflessione: le politiche che incentivano a comprare casa anche alla luce della crisi che stiamo vivendo, invece che incentivare gli affitti, portano ad un collasso del sistema immobiliare. Spesso chi acquista non ha i soldi per pagare il mutuo, oppure coloro che sono proprietari di alloggi, spesso preferiscono tenerli vuoti piuttosto che passare delle grane con chi non gli paga l'affitto. Tutto ciò dimostra che forse sarebbe utile mettere mano alla legge sulle locazioni nel mercato privato, in modo da poter tutelare sia i proprietari sia gli inquilini, ma offrendo al contempo una soluzione per tutti coloro che sono in attesa di avere una casa popolare e che per questioni di reddito non vi possono accedere, sebbene poi, dall'altro lato, non riescono a onorare mutui e affitti sul libero mercato.


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