Il potere degli algoritmi, una sfida per istituzioni europee e nazionali
di Vito Rosiello

C’è una forma di potere che non si presenta alle elezioni, non pronuncia discorsi e non chiede consenso. Non ha necessariamente un volto, un programma politico o un’ideologia riconoscibile. Eppure condiziona sempre più concretamente ciò che vediamo, le opportunità che incontriamo e, in alcuni casi, le decisioni che vengono prese su di noi: è il potere degli algoritmi. L’intelligenza artificiale è ormai entrata in molti aspetti della vita quotidiana. Viene utilizzata per analizzare dati, fare previsioni, selezionare informazioni e supportare decisioni nella pubblica amministrazione, nella sanità, nel mondo del lavoro, nella finanza e nei servizi digitali. Il problema, quindi, non è più soltanto capire quanto siano avanzate queste tecnologie, ma stabilire come debbano essere utilizzate e chi debba rispondere delle loro conseguenze.
Stabilire regole
È proprio da qui che nasce la necessità di una governance dell’intelligenza artificiale. Governare gli algoritmi significa stabilire regole, responsabilità e strumenti di controllo capaci di accompagnare l’innovazione senza mettere in secondo piano i diritti delle persone. Un algoritmo può essere molto efficiente, ma questo non significa automaticamente che ogni suo risultato sia corretto o che non debba essere verificato. In Europa, uno degli strumenti principali è l’AI Act, il regolamento sull’intelligenza artificiale adottato nel 2024. Il suo approccio si basa sul livello di rischio: maggiore è il possibile impatto di un sistema sulla sicurezza e sui diritti fondamentali, maggiori sono gli obblighi previsti. Alcune pratiche sono vietate, mentre per i sistemi considerati ad alto rischio sono richiesti controlli e garanzie specifiche. L’applicazione delle diverse disposizioni è avvenuta progressivamente tra il 2025 e il 2026. L’Unione europea non si è limitata a stabilire delle regole, ma ha creato anche una struttura di governance. L’AI Office della Commissione europea contribuisce all’attuazione dell’AI Act, mentre il Consiglio europeo per l’intelligenza artificiale favorisce il coordinamento tra gli Stati membri. A livello nazionale, invece, ogni Paese deve individuare le autorità incaricate di applicare e controllare le norme. Accanto all’Europa opera anche l’OCSE, che affronta il problema da una prospettiva internazionale. I suoi principi sull’intelligenza artificiale, adottati nel 2019 e aggiornati nel 2024, insistono su alcuni aspetti fondamentali: trasparenza, sicurezza, spiegabilità e responsabilità.
Governare l'IA, lo impone la responsabilità
L’obiettivo è fare in modo che sia possibile capire come vengono utilizzati i sistemi di IA e individuare i soggetti responsabili delle loro decisioni. Nel 2026 l’OCSE ha inoltre pubblicato una guida che aiuta le imprese a individuare e gestire i rischi legati all’uso responsabile dell’intelligenza artificiale. In Italia, il quadro si sviluppa attraverso la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 e la legge 23 settembre 2025, n. 132. Un ruolo importante è affidato ad AgID e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, mentre il Garante per la protezione dei dati personali interviene soprattutto quando l’utilizzo dell’IA riguarda dati personali.
Uno dei problemi più delicati rimane quello della responsabilità. Un algoritmo non può essere considerato responsabile di una decisione: dietro ogni sistema ci sono persone e organizzazioni che lo hanno progettato, fornito o utilizzato. Per questo diventano importanti la documentazione, la tracciabilità, gli audit, la valutazione dei rischi e la possibilità di contestare una decisione. Anche la supervisione umana rimane fondamentale, soprattutto nei settori in cui un errore può avere conseguenze rilevanti. La questione, quindi, non è semplicemente se l’intelligenza artificiale debba essere utilizzata. Il punto è capire come inserirla nella società senza trasformare l’automazione in una decisione incontestabile.
Gli algoritmi possono influenzare ciò che vediamo, le possibilità che ci vengono offerte e, in alcuni casi, decisioni che riguardano direttamente la nostra vita. Per questo il loro potere deve essere accompagnato da regole, controlli e responsabilità chiare. Governare l’intelligenza artificiale significa, in fondo, governare anche il potere che deriva dalla capacità di classificare, prevedere e decidere attraverso i dati. La sfida per le istituzioni sarà trovare un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti, facendo in modo che dietro ogni decisione automatizzata rimanga sempre possibile individuare chi decide, chi controlla e chi risponde delle conseguenze.











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