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Il mese della Resistenza: l’alba dell’insurrezione generale

di Marco Travaglini |


Il momento tanto atteso è arrivato. L’assalto alla Linea Gotica vede le truppe alleate, i partigiani scendere dalle montagne e i “Gruppi di combattimento” del ricostituito esercito italiano riversarsi nella pianura padana. Il 20 aprile 1945, l’esercito tedesco, su ordine del generale Von Senger, è in fuga da Bologna, insieme ai militi della Rsi. Il giorno dopo, i bolognesi accolgono i fanti dell’87º Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento “Friuli”, primi ad entrare in città, passando sotto l’arco di Porta Maggiore.

Porta Maggiore, Bologna

Dietro, arrivano i polacchi del generale Anders, e gli altri reggimenti italiani, “Legnano”, “Folgore”, il battaglione “Goito”, la brigata partigiana “Maiella” al comando di Ettore Troilo, socialista, futuro prefetto di Milano, le Brigate partigiane “Giustizia e Libertà di Montagna” e la 7a Modena. Sul versante tirrenico, il movimento partigiano rompe gli indugi e il 23 aprile, su decisione del Cln, le formazioni partigiane si avvicinano alla periferia di Genova. Lo scontro a fuoco con i tedeschi è immediato e violento per tutta giornata del 24 aprile, ma la situazione rimane ancora il bilico. Il 25 la Resistenza ha il sopravvento sul generale Meinhold, comandante tedesco per la piazza a Genova, che firma la resa a palazzo Migone con i rappresentanti del Cin. Genova, medaglia d’oro al valor militare, è la prima grande città liberata dai partigiani, ai quali si consegnano 6mila soldati tedeschi. L’Italia intera sente il profumo della libertà.

Il 25 aprile è, nell’insieme dei significati che riassume, il 77° anniversario della Liberazione, la festa della Resistenza, la conclusione di una delle vicende più tragiche della storia del nostro Paese che fece da necessaria premessa per l’avvento della Repubblica e la stesura della Costituzione. In quei venti mesi che trascorsero tra l’8 settembre del 1943 e quella che viene universalmente riconosciuta come una data fondamentale della storia italiana, fu la Resistenza a consentire agli italiani di chiudere i conti con il fascismo che aveva trascinato drammaticamente l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che, secondo il disegno nazista del Terzo Reich, avrebbe dovuto plasmare l’Europa e il mondo su di un’ideologia basata sul razzismo, la discriminazione e la violenza. La Resistenza rappresentò rispetto al fascismo una rottura netta, anche generazionale. L’armistizio, la fuga del re, l’occupazione del suolo nazionale da parte dell’esercito tedesco, la liberazione di Mussolini da parte dei nazisti e la fondazione della Repubblica di Salò misero ognuno di fronte a una scelta: dopo un ventennio in cui l’atteggiamento era fondamentalmente quello di ubbidire subentrò la necessità di capire, scegliere e schierarsi. Una scelta di dignità, di riscatto morale, permeata dal doppio desiderio di giustizia e di libertà che consentì, attraverso una lotta durissima, di sciogliere i nodi ormai venuti al pettine e di ottenere la vittoria dell’antifascismo. Le vicende del passato, la storia contemporanea va intesa in funzione del presente e, possibilmente, del futuro. Il 25 aprile, infatti, non celebra solo l’opposizione vittoriosa al fascismo, quindi il risultato di una scelta connotata in senso oppositivo, ma ci ricorda che la Resistenza va intesa come occasione per costruire una società diversa, improntata a valori differenti e opposti a quelli propugnati dal regime di Mussolini. Lo scrisse con chiarezza Santo Peli nella sua Storia della Resistenza in Italia: “oltre che contro tedeschi, si tratta qui di battersi non solo contro il governo collaborazionista di Salò, ma anche contro i risvolti culturali e antropologici di vent’anni di dittatura”. Quindi, in sintesi, contro una società spoliticizzata, silenziata e appiattita, discriminatoria, organizzata secondo una rigida gerarchia sociale e razziale. È dentro questo impegno per un mondo nuovo che si possono trovare dei punti di riferimento capaci di fare del 25 aprile una ricorrenza che racconta del passato, ma che può parlare alla società italiana attuale. Tra i valori fondamentali che lo spirito della Resistenza influenzò nella stesura della Costituzione vi sono le libertà fondamentali e il dovere della Repubblica di eliminare gli ostacoli che limitano la reale possibilità dei cittadini di goderne, il diritto dei lavoratori a un’esistenza libera e dignitosa e il rifiuto di ogni forma di discriminazione, l’impegno costante per la pace.

Il sanguinoso conflitto provocato dall’invasione della Russia in Ucraina ha riportato per la seconda volta, dopo le guerre balcaniche degli anni ’90, la guerra nel cuore dell’Europa dopo il 1945. L’aggressione immotivata e ingiustificabile contro la sovranità dell’Ucraina rappresenta la guerra che l’articolo 11 della Costituzione ci ha insegnato a ripudiare: la guerra come “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. E la resistenza del popolo ucraino rappresenta in tutto e per tutto l’esercizio di quel diritto fondamentale di difendere la propria patria, che l’articolo 52 della nostra Costituzione prescrive addirittura come un “sacro dovere”. Se si intende rimanere fedeli ai valori della lotta di Liberazione non è possibile nessuna equidistanza, non è consentita nessuna ambiguità nel sostenere il popolo ucraino che lotta per non soccombere all’invasione, per non perdere la propria libertà, rivendicare il cessate il fuoco, ristabilire una pace autentica basata sulla giustizia e il rispetto dei diritti. Quando da una parte c’è un esercito invasore e dall’altra un popolo invaso si sta con quel popolo. In questo senso è giusto e corretto rivendicare la parola d’ordine udita spesso: “25 aprile, sempre”. Quindi qui da noi come in Ucraina, in Europa come altrove. Perché tenere presenti i valori della Resistenza aiuta ad avere dei punti di riferimento, e a vedere l’impegno, la partecipazione, la solidarietà come le vie per uscire, insieme, dai momenti di crisi siano essi di naturale sociale, imposti dalle emergenze sanitarie o, a maggior ragione, dalle guerre. 7/continua I precedenti articoli Il ricordo del Beato Girotti in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/docs_model.pdf Condove, il ricordo dei Martiri del Gravio in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/docs_model-copia.pdf Quel 13 aprile 1945 del generale Clark inhttps://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/docs_resistenza.pdf Lo sciopero del 18 aprile 1945 inhttps://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/docs_model-8.pdf Una Mostra sui “Gruppi di Combattimento” in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/model_vice.pdf Le donne partigiane in Piemonte in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2022/04/docs_model-9.pdf

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