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Il Far West non è democrazia: contro il proliferare del "fai da te"

9 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

di Antonio Nicolosi*


Prendiamo spunto dall’articolo di Maria Teresa Fenoglio, “La giustizia del - fai da te - e la scomparsa del mi dispiace”, per una riflessione che merita di andare oltre il singolo episodio. Il tema sollevato è quello di una società nella quale, sempre più spesso, alla regola rischia di sostituirsi la reazione personale, alla responsabilità il diritto di sentirsi autorizzati a fare da sé e al “mi dispiace” la convinzione che chiedere scusa rappresenti una debolezza. Ma il Far West non è democrazia.

La democrazia non significa che ciascuno possa farsi giustizia da solo, decidere autonomamente quali regole rispettare o pretendere che la propria ragione prevalga semplicemente perché si è più forti, più determinati o più rumorosi. La democrazia è esattamente il contrario. È accettare che esistano regole comuni e che quelle regole valgano anche quando non ci piacciono. È riconoscere che il conflitto può essere legittimo, ma deve trovare il proprio spazio all’interno di procedure e responsabilità condivise. Si può dissentire, si può contestare, si può essere duramente contrari. Ma non si può trasformare il dissenso in una licenza per il “fai da te”.

E forse proprio la scomparsa del “mi dispiace” raccontata nell’articolo rappresenta uno dei segnali più evidenti di questo cambiamento culturale. Chiedere scusa significa riconoscere di avere oltrepassato un limite. Significa ammettere che l’altro possiede una dignità e dei diritti che meritano rispetto. Non è debolezza. È responsabilità. Una società nella quale nessuno ammette mai un errore e tutti pretendono di avere ragione rischia di diventare una società nella quale il confronto lascia progressivamente spazio allo scontro. Ed è qui che il richiamo al Far West diventa particolarmente attuale.

Perché quando ognuno ritiene di poter stabilire autonomamente cosa sia giusto, quando la regola viene considerata valida soltanto quando conviene e quando l’avversario viene percepito come qualcuno da eliminare anziché come qualcuno con cui confrontarsi, la democrazia si impoverisce. Il problema, quindi, non è il conflitto. Il conflitto fa parte della democrazia. Il problema è ciò che facciamo del conflitto. Possiamo trasformarlo in confronto oppure in contrapposizione permanente. Possiamo cercare una soluzione oppure scegliere la vendetta. Possiamo difendere le nostre ragioni attraverso le regole oppure convincerci che le regole siano un ostacolo da aggirare. La differenza è enorme.

Perché la democrazia non è l’assenza di regole. È la scelta consapevole di vivere insieme rispettando regole comuni. E forse oggi abbiamo bisogno proprio di riscoprire due parole semplici che sembrano diventate sempre più difficili da pronunciare. “Mi dispiace”. Perché riconoscere un errore non ci rende più deboli. Ci rende, semplicemente, più responsabili.


*Segretario Generale Unarma – Associazione Sindacale Carabinieri


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