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Dialogo tra Vaticano e Russia, la tenacia del cardinale Zuppi

23 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

di Pier Giuseppe Accornero


Continua il dialogo umanitario tra Russia e Santa Sede. È l’unica notizia certa che filtra sulla missione (28-30 settembre 2026) a Mosca del cardinale Matteo Maria Zuppi, come «inviato speciale» di Papa Leone. Terza visita a Mosca dopo quelle del giugno 2023 e dell’ottobre 2024 e poi del luglio scorso in Ucraina. Alla vigilia, Zuppi aveva detto: «Ho ricevuto l'incarico di sostenere gli sforzi delle parti per affrontare le questioni relative ai bambini, agli scambi di prigionieri e alle problematiche dei civili. Desideriamo sviluppare questo dialogo, consapevoli delle sofferenze causate dalla guerra e cerchiamo di contribuire a porvi fine».


Crisi umanitarie

Il cardinale ha incontrato la presidente della «Commissione per i diritti dell’infanzia», Maria Lvova-Belova: hanno parlato di ricongiungimenti familiari di bambini ucraini rapiti e portati in Russia e in Paesi terzi. Secondo la commissaria russa, negli ultimi quattro anni 32 bambini sono stati ricongiunti con i familiari in Russia; altri 145 bambini sono stati ricongiunti in Ucraina o in Paesi terzi.

Tra i momenti cruciali la visita alla prigione dove sono detenuti militari ucraini, organizzata su richiesta della Santa Sede: «Durante questa visita, l’inviato speciale del Papa ha potuto parlare personalmente con gli ucraini e ha potuto verificare il rispetto delle norme umanitarie applicabili» dice il ministero degli Esteri moscovita.

Altro tema la situazione nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, dove c’è una grave crisi umanitaria. Mosca ha accusato le autorità ucraine di impedire l’arrivo di cibo e medicinali e l’evacuazione della popolazione civile. La ricostruzione russa è confermata dall’inviato papale: «Ho potuto parlare personalmente con alcuni dei prigionieri, per verificarne le condizioni e portare loro il sostegno, la vicinanza e l'accompagnamento di Papa Leone, nella speranza che presto possano tornare nelle loro case in Ucraina. Speriamo che questa visita possa incentivare ulteriormente lo scambio di prigionieri».

La visita viene letta dalla diplomazia russa come una conferma della continuità del canale di dialogo con la Santa Sede. Il ministero parla di «natura costruttiva e regolare del dialogo russo-vaticano» e dell’impegno di entrambe le parti a proseguire la cooperazione. Quindi la missione si inserisce nel lavoro avviato dalla Santa Sede per mantenere aperto uno spazio di confronto anche se il conflitto continua. La missione si conclude con la conferma, sul piano umanitario, di un canale di comunicazione tra Mosca e il Vaticano che continua a rimanere aperto. Su questo spazio, separato dalle questioni politiche e militari, la diplomazia pontificia cerca di costruire passi concreti a favore delle persone direttamente colpite.


Il viaggio di Gallagher

Sulle «guerre senza senso» ha dialogato Leone XIV con i giornalisti sul volo Metz-Roma di ritorno dalla visita in Francia: «La Chiesa continua ad alzare la voce annunciando il Vangelo. Pochi si stanno arricchendo con l'industria bellica, con questi miliardi si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo. Come Chiesa cerchiamo di non promuovere la violenza, l'odio, gli armamenti, i pericoli nel mondo di oggi. Anche da alcuni capi e Paesi di nuovo parlano di armi nucleari, di guerre sempre più distruttive della vita umana. Continuare ad armare, a investire in questa tremenda industria militare che da molti decenni promuove l‘investimento militare. Alcuni popoli stanno crescendo moltissimo con un'industria che promuove la guerra. Con queste migliaia di milioni di dollari si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi, le situazioni di disoccupazione. La Chiesa ha la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i capi di Russia, Ucraina e altri Paesi a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno senso. In quest'ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno. A volte questo  sembra inutile ma continuiamo ad annunciare il Vangelo».

A fine agosto 2026 in missione a Mosca andò l’inglese Paul Richard Gallagher, arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati, che in luglio era stato in Ucraina. Questi viaggi sulla tratta Roma-Istanbul-Mosca e ritorno sono lunghi e macchinosi perché la sospensione dei collegamenti diretti tra la Russia e i Paesi dell’Unione Europea costringe gli aerei a girovagare nei cieli europei.

Dopo il lungo colloquio con il ministro degli esteri della Russia Sergey Lavrov, Gallegher definisce il viaggio «indicativo della volontà del dialogo che la Santa Sede vuole portare avanti. Un dialogo che abbiamo avviato da anni, sia attraverso l'ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede, sia attraverso il lavoro del nunzio apostolico Giovanni d’Aniello a Mosca». E aggiunge: «È un dialogo non facile, perché più va avanti la guerra, più sarà difficile poter riallacciare i rapporti: ci sono tante vittime, tante ferite aperte. Ma sappiamo benissimo che storicamente tutti i conflitti, tutte le guerre terminano con un negoziato e con un accordo, e poi si comincia a ripristinare le relazioni tra gli ex belligeranti. In questo senso la diplomazia offre e promette una possibile soluzione. Questo è anche quello che noi, come Chiesa, abbiamo la responsabilità e il dovere di proclamare. Siamo andati a Mosca per parlare di pace, per incoraggiare le anime irrequiete a causa della guerra, e dire: abbiate coraggio, abbracciate il cammino della pace, abbiate la speranza di credere in un giorno migliore. E credo che questo essenzialmente sia stato il nostro messaggio. La Santa Sede non entra nei particolari dei negoziati, né propone soluzioni tecniche, perché questa è responsabilità delle parti belligeranti. La Santa Sede, invece, richiama questa responsabilità e invita a mostrare buona volontà per avviare seriamente un dialogo. E lo fa chiedendo che non si risparmi alcuno sforzo per creare spazi di dialogo».


 

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