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Di ritorno dal Giappone, mini diario di una grande emozione

di Mariella Fassino


Se vuoi andare in Giappone devi partire leggero. Meglio sarebbe una valigia da cabina, così non prenderà troppo spazio il bagaglio quando arriverai nelle camere dei Ryocan, minuscole capsule di bambù affacciate sui profili dei fitti grattacieli. Tra le cose che dovresti lasciare a casa c’è l’ansia per l’incontro con un Paese che ti sembra troppo lontano, troppo moderno, troppo complicato e caotico, apparentemente troppo giovane e veloce. Non ti preoccupare troverai sempre nei momenti di difficoltà un uomo o una donna che ti indica la strada e se il vostro inglese non riuscirà a farvi intendere, con il linguaggio del corpo ti accompagnerà lasciandoti poi con un inchino. Una postura gentile, quella dei giapponesi, anche il controllore sul Shinkansen, il “treno proiettile” della Japan Rail lanciato a 320km/h tra Tokyo e Osaka, pur nella sua impeccabile divisa flette il tronco in avanti, entrando e uscendo dalle carrozze, e accoglie nella mano protesa a piccola scodella il biglietto che gli porgi.


"Due cuori e una machiya"

Se il viaggio è organizzato da due giovani architetti, lui italiano, lei giapponese che hanno deciso di unire i loro destini suggellandone la promessa proprio in questo paese, potrai avere il privilegio di accompagnare la madre dello sposo, che è cara amica, alla cerimonia nuziale. Avrai l’occasione di vivere con il piccolo gruppo dei parenti dello sposo, momenti di conoscenza e condivisione delle emozioni che questo paese sa darti in un turbinio di giorni intensi. E in volo anche con il sentimento, mi avvicino con affetto ai promessi sposi e riadatto su di loro il famoso detto occidentale "due cuori e una capanna" pensando alle machiya, le case tradizionali in legno onnipresenti nelle nostre fantasie sul paese del Sol Levante.

Superato lo stordimento del jet-lag, ti butterai nella frenesia della metropolitana alla ricerca della fermata per salire sullo Skytree, la torre panoramica delle telecomunicazioni nel quartiere Sumida. Raggiungerai con un ascensore veloce quota 460 m fino alla terrazza panoramica, sarai lì verso l’imbrunire per assistere all’accendersi delle minuscole luci che si perdono all’orizzonte e che competono tra loro per intensità e colore disegnando strade e ponti, canali e guglie, incroci e linee parallele e ondulate, puntini allineati verticalmente e orizzontalmente. Ti troverai a pensare che nello scintillio fitto fino all’orizzonte sui quattro punti cardinali, per ogni singola luce pulsa il cuore di molte vite, moltiplicate per milioni sotto la luna che sorge lontana, vicino al Fujiama.

Ma quali vite? Sulla metropolitana di Tokio ci sono uomini e donne tra i trenta e sessant’anni in abiti scuri, giacca e cravatta gli uomini, ci sono dei giovani in gruppo e tutti sono concentrati sullo schermo del cellulare, tutti in silenzio, altri dormono di un sonno profondo.

Entra un bambino da solo, avrà 8 anni, indossa la divisa della scuola, la camicia ormai stropicciata dalla giornata intensa deborda dai calzoni e dalle maniche della giacca blu che ha il distintivo circolare dell’istituto scolastico sul petto.

La cravatta a righe ha il nodo ormai sfatto, un pesante zaino gli regge la schiena, si siede e sfoglia avidamente un libro di figurine con i mostri, arriva il primo sbadiglio, la presa sul libro si allenta, gli occhi lottano, si socchiudono e si girano nel tentativo vano di sfogliare ancora una pagina, ma poi cedono e si stringono in un sonno profondo. La testa ciondola nel sobbalzare della carrozza, il libro cade, così pure l’ombrello appeso al gomito, il bambino si sveglia raccoglie libro e ombrello, ritorna a lottare contro il sonno. Si leverà dal torpore un paio di fermate prima della sua, poi scenderà sicuro con zaino, ombrello, libro.


Alla scoperta dei piccoli santuari

Ma dove sono i vecchi? Ce lo chiediamo tra noi del piccolo gruppo italiano e confrontiamo la nostra età con la loro presunta, ci sembra di essere i più anziani in questa metropolitana che corre veloce da una stazione all’altra e annuncia la prossima fermata con voce gentile di donna. Ne vediamo qualcuno al parco di Ueno, quello grande famoso per i ciliegi in fiore, sono soli, camminano veloci con piccoli passi, il tronco proteso in avanti come se i gentili inchini ripetuti per una vita avessero dato un’impronta indelebile alla loro postura. Di non "diversamente giovani" ce ne sono anche alle fermate della metropolitana, hanno uno straccio in mano e lucidano pareti e pavimenti delle stazioni tirandole al lustro, snidano lo sporco negli angoli più nascosti con uncini e raschietti.


Il parco di Ueno è una grande oasi verde, cosi come è tutto intorno a i templi, che siano grandi e frequentati dalle famiglie come il parco Yoyogi che circonda il tempio di Meiji Jiungu o i piccoli templi di quartiere, senza dubbio i più affascinanti. Luoghi antichi come il Gokoku-in temple con il tetto a pagoda sorretto da vetuste travi di legno, prima del vestibolo troverai una campana circolare, un gong che potrai suonare muovendo una grande corda appesa alla trave su cui è fissato il battacchio, ne ricaverai una nota greve, bassa che conferirà al luogo solennità e ascesi. Riconosci questi piccoli santuari che hanno aria domestica dal verde che li circonda e dalla pianta rigogliosa di un arancio o di un mandarino o di un pompelmo con i suoi frutti maturi colorati che occupa l’ingresso alla zona verde del tempio.

Lungo la via stretta, deserta, silenziosa, perché le auto circolano solo sulle strade a scorrimento veloce e sulle soprelevate, le case sono basse, perlopiù a un piano, massimo due in una prospettiva di pali e fili della luce anarchici protesi verso il cielo in un caos di linee di fuga morbide o tese che si uniscono, si sdoppiano, si dividono corrono parallele sorrette da altrettante linee verticali che sporgono tra i rami ancora spogli degli alberi. E’ la rete elettrica della città, aerea e anarchica dettata dalla necessità di poter riparare agevolmente e in poco tempo i cavi che si potrebbero danneggiare durante i terremoti, i tifoni o altri disastri naturali. Lungo la prospettiva della strada che un po’ sale, un po’ scende con i due piccoli marciapiedi delimitati dalle strisce bianche scorgerai le costruzioni più alte che diventano sempre più alte fino a delineare lo skyline dell’orizzonte urbano.

Non potrai perdere il giro in monorotaia, in questo caso procura di sederti davanti, al posto del guidatore che qui non c’è, avrai l’emozione di incrociare il treno che va in senso contrario al tuo, di passare veloce accanto alle sagome alte dei grattacieli, di curvare verso il porto e incrociare un lungo ponte sospeso, di entrare in un tunnel di tubi di acciaio che lascia filtrare i raggi del sole e percepire le forme in movimento della città che cresce. Si perché ogni metro quadrato di terra è occupato da un palazzo o da un cantiere, le grandi gru rosse e bianche che incombono all’ultimo piano dei grattacieli in costruzione raccontano la nascita di questi giganti di cemento acciaio e vetro a specchio che riflette amplifica colora il paesaggio della città.

Se sei alla ricerca di un momento di raccoglimento in mezzo al traffico urbano puoi visitare il cimitero di Aoyama, costruito nel 1872 è il cimitero più antico di Tokyo. Un’oasi ascetica immersa nel verde e nel silenzio. Qui le preghiere hanno un suono di legno che sbatte, sono le sottili tavole di legno incise, alte fino a 2-3 metri che trattenute verticali da appositi sostegni si scontrano sulle sommità agitate dal vento, svettano contro il cielo azzurro, implorano pace e protezione per il defunto.


Da Tokyo alle isole di Naoshima e Teshima

Il Giappone non è solo ToKyo, se prenderai lo Synkanzen fino a Osaka e poi un altro treno fino a Okayama e poi un bus fino a Uno port, arriverai al mare interno del Giappone, qui troverai un traghetto che ti porterà alle isole di Naoshima e Teshima. Sono i giovani sposi, architetti , ad aver consigliato questa digressione, perché appassionati della Land art, quell’arte che non si appende sulle pareti dei musei ma vive nelle forme che uomo e natura costruiscono sulla terra. I giovani sposi conoscono i santuari di quest’arte e le due isole lo sono. Tra i campi e le terrazze dell’isola di Teshima sorge il Teshima Art Museum dell’architetto Ryue Nishizawa, un guscio in cemento armato vuoto, una grande cupola bianco-grigia, una bolla d’acqua appiattita sulla sommità della collina. L’edifico ellittico ha diametro massimo di 60 metri e due aperture circolari, la superiore si apre sul cielo e permette l’ingresso della luce che cambia con il mutare delle ore e del tempo atmosferico riflettendosi all’interno della costruzione.  


Luce grigia, verde acqua, azzurra, marezzata, lucida o opaca. L’inferiore si apre su un boschetto con tonalità verdi e marroni, accoglie il cinguettio di uccellini e il gracidare di cornacchie. Arriverai in questo luogo attraverso un lungo tortuoso sentiero, all’ingresso lascerai le scarpe per indossare un paio di morbide babbucce, ti verrà detto che dovrai stare in silenzio e non potrai scattare fotografie. All’interno vedrai persone chine o inginocchiate a inseguire il disegno morbido che una goccia d’acqua delinea appena uscita da uno dei forellini posto sul pavimento. La goccia si gonfia, poi si distende, si ferma, indugia, sospinta dal mio soffio riprende il suo viaggio, raggiunge le sue sorelle, si fonde in nuove forme. Un piccolo colpo di tosse si riflette nell’eco, materializza l’onda sonora che lo diffonde, le poche persone che occupano questo etereo spazio circolare sono piccoli punti scuri che vagano in concentrato silenzio.

Uscirai dal museo pensando che hai dovuto frenare la compulsione a fotografare e fermare con l’obiettivo ogni istante di questo viaggio e al valore di un’esperienza in cui il tempo si ferma e ti avvolge in uno spazio rarefatto e minimale dove la meraviglia si fonde a una profonda commozione. Scenderai a piedi lungo la strada che ti conduce al porto, incontrerai alcuni piccoli villaggi con casette basse dai tetti a pagoda fatti di coppi tondi grigi e azzurri circondati da boschetti di bambù e tanti narcisi profumati lungo il ciglio della strada. Incontrerai i piccoli templi con la pianta di arancia o pompelmo o limone e una grande vasca rettangolare, mentre il mare li sotto oltre i piccoli orti con i cavolfiori e il cavolo cappuccio mostrerà le sue sfumature di grigio e di azzurro, sarà il mare interno del Giappone, all’orizzonte molto lontano, un lungo ponte, delle ciminiere, grandi silos ti ricorderanno che il Giappone è tradizione e futuro.

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