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Basta con la violenza fascista. Forza Nuova, primi arresti a Roma

di Michele Ruggiero|

Quando la protesta di piazza si trasforma da urlo in azione violenta e colpisce le organizzazioni dei lavoratori, come è accaduto ieri, sabato 9 ottobre, con l’assalto alla sede nazionale della Cgil a Roma, in cui si sono distinte le frange più attive dei picchiatori di Forza Nuova, fascisti del Terzo millennio, non si deve ricorrere a sofisticate interpretazioni. Ve ne è soltanto una: la prepotenza dell’estremismo cerca di calcare le scene da malefico protagonista, come è già avvenuto in altri passaggi drammatici della storia italiana. Ma è proprio la memoria storica a rammentare a tutti noi che la prepotenza politica va immediatamente stroncata con rigore dalle leggi dello Stato e, dal basso, con la mobilitazione dei cittadini democratici. La legge si è già mossa: dodici attivisti del gruppo d’ispirazione fascista, tra cui il fondatore Roberto Fiore, 62 anni, e il capo Giuliano Castellino, 39 anni, sono stati fermati. Ora attendiamo i passi successivi della magistratura. La reazione dal basso si sta manifestando con la partecipazione a presidi e sit-in davanti alle Camere del lavoro. Guai a sottovalutare gli eventi. Le cronache di ieri ci ammoniscono, esattamente come quelle di un passato remoto che non ha, e mai lo potrà, ricucire migliaia di ferite. Ogni violenza è un vulnus al corpo della convivenza civile e non può che indebolirla. L’abbiamo già scritto: il fascismo ha molte varianti, ma il suo veleno è lo stesso di un secolo fa e altrettanto letale. Nel 1919 lo squadrismo dei ras fascisti, i Balbo, i De Vecchi, i Farinacci, e altri ancora sotto la regia di Benito Mussolini e dei suoi aedi, fece leva sulla rabbia dei reduci della Prima guerra mondiale e usò come collante simboli collettivi e condivisi: le medaglie conquistate al fronte e le ferite indelebili degli invalidi. Lo squadrismo di oggi specula sulla pandemia, sulle paure generate dalla Covid-19, sui contraddittori nei salotti televisivi in cui si afferma tutto e contrario di tutto, con un effetto di manipolazione sul pubblico che favorisce la confusione compulsiva e l’isterico cambiamento di opinioni. Ora i simboli i fascisti marciano e si agitano nelle piazze sotto il mantello di parole d’ordine “no vax”, “no Green pass” nelle più marce varianti, le prime ad offendere e a svalutare la libertà di pensiero e un doveroso, ma civile confronto tra opinioni diverse fondate sulla ricerca scientifica, senza pregiudizio. Ma una cosa deve essere chiara e immodificabile: la trattativa con la violenza politica e non, da qualunque parte essa arrivi, non è nel vocabolario della democrazia.

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