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50 anni di Regionalismo: Adalberto Minucci, un intellettuale gramsciano

di Marco Travaglini|


Nel 1970, le Regioni divennero una realtà. L’Italia dava così concretezza all’art. 114 della Costituzione che recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. La Porta di Vetro continua la sua galleria di immagini, personaggi e avvenimenti curata da Marco Travaglini, ex consigliere regionale. Quest’articolo è dedicato ad Adalberto Minucci, giornalista, figura di spicco nel panorama della politica piemontese e nazionale, dirigente di primo piano del Pci. Quattordicesima puntata

Tra i più autorevoli esponenti delle classe politica che si impegnò nella fase costituente dell’ente regionale in Piemonte figura senza ombra di dubbio Adalberto Minucci che svolse una intensa e lunga attività politica sui banchi dell’Assemblea legislativa piemontese come consigliere nella I e II legislatura regionale. Come dirigente del Pci a Torino e in Piemonte fu tra gli artefici del progetto unitario della coalizione di governo delle sinistre guidata dal socialista Aldo Viglione. Nato il 4 marzo 1932 a Magliano in Toscana, un piccolo comune grossetano situato sul versante collinare che domina la pianura maremmana, si iscrisse diciottenne al Partito comunista a Grosseto dove iniziò la sua attività di giornalista alla “Gazzetta di Livorno”. Nel 1954 venne trasferito all’edizione piemontese de L’Unità dove, come ricorda Diego Novelli, “mise subito in luce le sue doti di intellettuale profondamente legato alla classe operaia. Le sue inchieste tra i lavoratori della Fiat, dopo la clamorosa sconfitta della Fiom alle elezioni delle Commissioni interne nel 1955, furono preziose per leggere e meglio capire la nuova realtà di fabbrica”.

Nel suo libro “Quando a Torino c’era la Fiat” (ultima pubblicazione nel 2015 per gli Editori Riuniti) si incontrano lo stile, la capacità d’analisi e la sua puntigliosa determinazione nel condurre un’inchiesta fra gli operai della grande impresa che, a distanza di quasi settant’anni, aiuta ancora a capire il mondo del lavoro e i suoi mutamenti. Nel cuore della città-fabbrica per eccellenza il maremmano Adalberto Minucci divenne torinese a tutti gli effetti, indagando la realtà della produzione alla luce delle innovazioni tecnologiche. Operai e macchine, cicli e tempi di lavoro consentirono a molti di guardare all’interno di un mondo della produzione che era anche lo specchio di un’idea di società nella quale per la democrazia gli spazi erano davvero molto ridotti. Responsabile per alcuni anni della redazione torinese del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, fu in seguito tra i più importanti dirigenti della segreteria torinese e regionale del Pci. Tra quanti non sono più giovani sono in molti a ricordarne ancora a Torino le qualità umane e politiche, rammentando i lunghi anni di impegno comune, collaborazione e amicizia nonché il vigore e la passione che ne contraddistinsero l’azione. Dopo l’esperienza nel parlamentino subalpino Minucci venne eletto, nel 1983 e nel 1987, alla Camera dei Deputati e, nel 1992, al Senato della Repubblica, nelle liste del Partito Democratico della Sinistra. Membro della direzione nazionale del Pci per vent’anni, fu anche componente della segreteria e stretto collaboratore di Enrico Berlinguer che lo chiamò a Roma per dirigere Rinascita, il settimanale politico-culturale fondato da Togliatti, entrando a far parte della segreteria nazionale del Pci come responsabile dell’informazione e successivamente del dipartimento culturale. Dal 1993 al 1997 fu sindaco di Orbetello, il famoso centro turistico toscano situato al centro dell’omonima Laguna, importantissima riserva naturalistica. Dopo una lunga malattia Adalberto Minucci morì a Roma il 21 settembre del 2012. Aveva ottant’anni e negli ultimi anni aveva fatto parte della direzione nazionale del Partito dei Comunisti Italiani, diretto il settimanale Avvenimenti e La Rinascita della sinistra. Di questo intellettuale di riferimento della vita culturale del paese, tra i maggiori esponenti della sinistra italiana e tra gli ultimi “berlingueriani”, restano i tanti libri – tra i quali ricordiamo Il grattacielo nel deserto, con Saverio Vertone (1960, Editori Riuniti); Terrorismo e crisi italiana (1978, Editori Riuniti); I comunisti e l’ultimo capitalismo (1989); La sinistra da Craxi a Berlusconi (1994); Sinistra senza classi (1997, Editori Riuniti) – e, come ricorda ancora Diego Novelli, “la passione e il disinteresse personale, senza conformismi e con grande modestia”. In conclusione ci affidiamo ancora alle parole dell’ex sindaco delle “giunte rosse” torinesi che con lui lavorò al giornale: ”Adalberto Minucci è stato un esempio di dirigente politico, sempre disponibile al dialogo e al confronto, che non cercava il consenso a buon mercato, ma che in ogni suo atto si avvertiva che mirava alla crescita civile e culturale delle masse, in senso gramsciano”. 50 anni di Regionalismo, 14esima puntata

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