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Una giornata nel ricordo della tragedia di Lampedusa

3 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il 3 ottobre 2013 morirono 368 persone per il naufragio di un'imbarcazione di migranti

di Francesco Piobbichi


Oggi è il 3 ottobre e si celebra la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza, in ricordo del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 a poche miglia da porto dell'isola di Lampedusa. Fu una tragedia che vide la morte di 368 persone e 20 dispersi, presunti, in massima parte di origine etiopica e eritrea, mentre i salvati furono 155, di cui 41 minori. Di quanto avvenne, c'è una foto che rappresenta più di tutte che cosa sia questa giornata. Guardatela bene perché c'è tutto. È una foto del cimitero di Lampedusa dove sono seppelliti corpi di migranti. Quelli in alto sono stati seppelliti con una lapide in plastica dove viene riportata una data e la parola ignoto. “Ignoto femmina” per una donna. Mentre in basso probabilmente le vittime di questa estate che sono state sepolte senza nemmeno questo dato. Disumanizzate nel migliore dei casi, cancellate nel secondo.

È tipico delle politiche genocidiarie cancellare i corpi del reato, e anche se la necropolitica dei governi europei non è paragonabile al genocidio, i punti di contatto per la continuità dei drammi in mare e dell'esorbitante numero di vittime sono numerosi. Secondo dati recenti, dal 2014 sono quasi 27 mila i morti e i dispersi documentati nelle rotte del Mediterraneo, con un aumento di vittime tra minori.

Ma c'è un altro elemento che mi colpisce in questa foto, sono le altre tombe vuote, aperte, pronte per inghiottire l'umanità come lo farà il mare. Sono aperte ai nuovi corpi che probabilmente arriveranno. Sembra che li attirino come un buco nero attira la luce. Scrivo sempre che il Mar Mediterraneo è costellato da singolarità di male assoluto che piegano lo spazio tempo. Che avvicinano il presente al passato, a volte lo ripropongono. Così la giornata del 3 ottobre non è più la giornata del ricordo ma la giornata delle tragedie che rivedremo. Come si possa partecipare a questa giornata distopica nella quale lo stesso Stato nazione che applica una sistematica politica della morte con una legge Nazionale, resta per me davvero incomprensibile. Come si possa andare nelle scuole e dire che occorre ricordare una tragedia, rimane per me osceno. Perché il messaggio che viene dato agli studenti è di una ipocrisia spaventosa.

Oggi ricordo quelle vite, lontano da Lampedusa e lontano dai palchi di uno Stato la cui classe politica è complice di un mare usato per cancellare i corpi. Non resta che un abbraccio a tutti i familiari delle vittime delle frontiere, a chi le sfida, a chi ad esse non si piega. Non resta che pensare che questi sepolti siano miei fratelli e sorelle come quelli in fondo al mare. Martiri di una libertà di movimento che dovrebbe valere per tutti in questo mondo. Che il 3 ottobre diventi allora la giornata dei martiri della libertà, uccisi dalle frontiere. E che siano loro e solo loro a prender voce, in una compresenza tra vivi e morti, che riporta luce di memoria e umanità in questo tempo di oblio.

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