top of page
logo.jpg

Un libro per voi: "Svegliarsi adulti", vita di Sandro Delmastro

1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 14 ore fa

a cura di Piera Egidi Bouchard

Alessandro Delmastro, detto Sandro, compare per la prima volta nel Diario partigiano (28 novembre 1943) di Ada Gobetti – una vera miniera di ricordi di persone significative nella storia della Resistenza- come un giovane amico del figlio Paolo, che “ l’ha conosciuto in Valpellice , e che si occupa ora dell’organizzazione delle squadre cittadine. Non è venuto per ragioni politiche, ma semplicemente per farmi conoscere la sua fidanzata, Ester, una bella ragazza bruna dall’aspetto dolce, sereno e intelligente. Mi ha fatto piacere vederli insieme: si ha pur bisogno di rapporti puramente umani”. Sandro è colto in questo momento nel suo Svegliarsi adulti[1], la rigorosa  e coinvolgente ricostruzione della sua vita ad opera di Roberta Mori, studiosa in particolare di Primo Levi, l’amico di gioventù e di scalate in montagna di Sandro, insieme anche ad Alberto Salmoni, il lettore con lui di  Joseph Conrad , di Jack London e di Aldous Huxley , compagno di studi a chimica e personaggio nel capitolo “Ferro” del Sistema periodico[2] di Levi.

Ed ecco come Primo lo descrive: ”Delle sue imprese parlava con estrema avarizia. Non era della razza di quelli che fanno le cose per poterle raccontare (…)Sembrava che anche a parlare, come ad arrampicare, nessuno gli avesse insegnato; parlava come nessuno parla, diceva solo il nocciolo delle cose.(…)Poteva camminare due giorni senza mangiare, o mangiare insieme tre pasti e poi partire. Per lui tutte le stagioni erano buone (…). Mi trascinava in estenuanti cavalcate nella neve fresca, lontano da ogni traccia umana, seguendo itinerari che sembrava intuire come un selvaggio (…). Gli importava conoscere i suoi limiti, misurarsi e migliorarsi; più oscuramente, sentiva il bisogno di prepararsi /e di prepararmi) per un avvenire di ferro, di mese in mese più vicino. Vedere Sandro in montagna riconciliava col mondo, e faceva dimenticare l’incubo che gravava sull’Europa”.

Ed è stato il 1938, con la promulgazione delle leggi razziali , a rendere questi due ragazzi ventenni cresciuti sotto la dittatura fascista improvvisamente “adulti” (e non solo loro, ricordo per esempio un’intervista che ebbi con Bianca Guidetti Serra o quella con Frida Malan): senza nessuna formazione politica si rendono conto che in qualche modo bisogna opporsi a quell’obbrobrio. È così che d’istinto, quasi per contestazione, il ragazzo Sandro, questo giovane solitario e introverso, abituato alla solitudine e alla durezza della montagna, si avvicina e diventa amico di ebrei, come Primo o come Ester Valabrega, che diventerà la sua fidanzata.

La sua vita viene attentamente e ampiamente ripercorsa dall’autrice con citazioni di lettere, interviste, articoli: dopo la laurea, Sandro- questo alpinista -   sceglie di fare il servizio militare nella Marina, che aveva la fama di essere la meno fascista di tutte le Forze Armate, legata piuttosto alle tradizioni sabaude: frequenta l’Accademia Navale di Livorno, conseguendo il grado di guardiamarina, per poi entrare nel Corpo delle Armi navali con il grado di tenente.

Con l’8 settembre c’è la scelta della Resistenza, aderendo a Giustizia e Libertà, prima nelle Valli di Lanzo e poi in Valpellice, con il nome di battaglia di Sandro Sacchi, e gli viene affidato il comando di un gruppo “GL” del Sap. Viene poi chiamato a Torino come parte del comando militare piemontese di GL, e, dopo la caduta del primo comitato militare regionale nelle mani dei nazifascisti, nell’aprile 1944 viene inviato nelle formazioni delle Valli del Cuneese, per tentare uno scambio di prigionieri, ma a Borgo San Dalmazzo il treno viene perquisito, e Sandro viene catturato dalla polizia fascista e trasportato su un camion per essere interrogato a Cuneo. Tenta di fuggire, ma viene ucciso da un quindicenne della banda “Ettore Muti”, formata da giovanissimi delinquenti prelevati dai riformatori.

“Fu ucciso con una scarica di mitra alla nuca da un mostruoso carnefice-bambino, uno di quegli sciagurati sgherri di quindici anni che la repubblica di Salò aveva arruolato nei riformatori. Il suo corpo rimase a lungo abbandonato in mezzo al viale, perché i fascisti avevano vietato alla popolazione di dargli sepoltura”. Testimone della morte è Anna, quella che sarà la moglie del capo partigiano Nuto Revelli, che assiste alla scena dalla finestra della sua casa di Cuneo.

“Atroce – commenta Ada Gobetti - Una fine  simile è assurda, senza senso, senza consolazione: come se oltre alla vita gli fosse stato anche il diritto a ben morire. Ma forse, a pensarci bene – annota – questa morte priva di ogni atteggiamento rettorico, d’ogni possibilità di esaltazione, è proprio quella che, potendo, avrebbe scelto per sé Sandro, così semplice, così modesto, così schivo di gesti d’ogni genere. (…) Apparteneva a quella generazione di ‘volontari della morte ’preconizzata da Piero, che affronta il destino qual è nella sua aridità tragica, senza bisogno d’abbellirlo, di rivestirlo d’aure eroiche: tanto più eroi in quanto non vogliono esserlo, non sanno nemmeno di esserlo".

E a sua volta Primo Levi, nella sua conclusione di “Ferro”: “Oggi so che è un’impresa senza speranza rivestire un uomo di parole, farlo rivivere in una pagina scritta: un uomo come Sandro in specie. Non era un uomo da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva: stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non restava nulla; nulla se non parole, appunto”.

Dopo la sua morte, la brigata GL Valle Roia prese il suo nome, un ricordo in onore. Una targa in corso IV Novembre a Cuneo commemora “l’ufficiale di marina e comandante partigiano, caduto lottando per la giustizia e la libertà”. E gli viene conferita  la medaglia d’argento al valor militare.

Non è stato dimenticato: le parole di Ada e Primo ce lo riportano, ma soprattutto ora abbiamo questo appassionante libro che ricostruisce tutta la sua vita.


Note

[1] Roberta Mori, Svegliarsi adulti- Vita di Sandro Delmastro partigiano e amico di Primo Levi, Einaudi, Torino, 2025

[2] Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi, 2026 – 1° edizione 1975, pp.34-44.

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page