SETTIMANA FINANZIARIA. Diesel russo per la Casa Bianca
Aggiornamento: 13 minuti fa
L'ennesimo e spregiudicato business di Trump sulla pelle dei popoli
a cura di Stefano E. Rossi

Tra falsi amici e falsi nemici prosegue la rissa internazionale, orientata alla massima dell’Ognun per sé. Ed è così che fa Trump. Agli altri toccherà arrangiarsi per proprio conto. Il Presidente Usa ora si dice addirittura pronto a pagare al tradizionale, per il Pentagono e per la Nato, nemico Putin un caro prezzo per l’acquisto di prodotti petroliferi. Si tratterà di un’indubbia boccata d’ossigeno per la Russia, costretta a un’economia quasi totalmente basata sulla guerra e che si trova sull’orlo della bancarotta, nonostante possieda cospicue riserve di energia fossile. Ed è proprio su questo che interviene l’aiuto yankee.
La notizia viene diramata sul canale social di proprietà del presidente statunitense, Truth (letteralmente: Verità). Ho appena concluso una discussione di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale è stato concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300 mila tonnellate di diesel al mercato americano e globale, altre 500 mila tonnellate nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo. Il dipartimento del Tesoro Usa (ufficio OFAC) si allinea senza indugi e autorizza transazioni amministrative vietate da un precedente Ordine Esecutivo, riferito all’acquisto di licenze e permessi, e sblocca il flusso dei pagamenti daziari e fiscali. Zelensky mastica amaro e liquida Trump con una secca frase: "più soldi per infliggerci sofferenze".
Esplode la rabbia Usa contro la CPI dell'Aia
Lo stesso OFAC, però, il giorno dopo lancia una bordata in direzione degli amici occidentali (forse oggi più ex amici). Emette un provvedimento contro la Corte Penale Internazionale dell’Aia, alla quale aderiscono 125 Paesi in tutto il mondo e fondata nel 1998 con lo Statuto di Roma. La International Crime Court, come viene definita in sede internazionale, è stata inserita nel Specially Designated Nationals and Blocked Persons" (SDN List, il registro delle persone segnalate e bloccate). Le conseguenze sono di forte impatto economico e comportano il congelamento immediato di tutti i beni sotto la giurisdizione statunitense ed il divieto assoluto di intrattenere relazioni commerciali e finanziarie. Ne deriva, tra le altre, l’esclusione dal circuito dei pagamenti in dollari, dal sistema swift e delle carte di credito.
Sanzioni inaccettabili, si affretta a dichiarare Volker Turk, Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, che invita gli Stati aderenti, che rappresentano i due terzi della comunità internazionale, a difendere il lavoro cruciale e a proteggere l’istituzione che hanno creato. La comunità Europea potrà contrapporre un provvedimento di blocco, per escludere l’applicazione delle sanzioni Usa entro i confini dell’UE.
Nel contempo escono dalla SDN List, cioè dall’elenco dei cattivi, Hakuna Matata e Pinocchio, due navi cargo battenti bandiera liberiana. Su un crinale instabile, tra favola e realtà si susseguono notizie che appaiono immaginifiche. Il senso dell’effimero è la perdurante condizione mentale con la quale chi comanda ci costringe a convivere.
Italia: produzione industriale in calo
Nel mese di agosto l’indice destagionalizzato scende del -1,3%. Le flessioni più accentuate riguardano le industrie tessili e dell’abbigliamento (-14,0%), i prodotti chimici (-11,4%) e l’elettronica (-9,9%). Il dato riferito al totale dell’Eurozona verrà comunicato giovedì prossimo, ma già si ipotizza un calo del -0,3%, influenzato anche dai nostri segni meno.
Intanto, lo spread non si raffredda. Resta stabilmente oltre i 100 punti base, con punte a 117 per concludere la settimana a 110. I rendimenti dei Btp a 10 anni toccano il 4,73% per poi flettere al 4,59%. Niente male per gli investitori che sono in cerca di un rendimento reale a lungo termine. L’euro si mantiene debole. Contro il dollaro il cambio si attesta a 1,12. L’oro è stabile a 4.195 dollari l’oncia (120 euro al grammo).
Il petrolio continua a farci soffrire. Il Brent a Londra chiude a 104,42 (+2,42%), mentre il greggio a New York arriva a 91,66 dollari al barile. Sale del +8,93% ad Amsterdam il prezzo del gas Dutch TTF, che tocca i 81,43 dollari al Mwh. Le riserve europee di gas passano dal 71,96% al 73,29% della capienza. L’Italia è all’88,40%. Per fortuna l'autunno è ancora mite.
Finalmente il costo medio dei carburanti ha una battuta d’arresto e scende un poco. Il price-cap (tetto ai prezzi) innescato dall’iniziativa di Eni porta la benzina self-service a 2,039 (da 2,129 euro al litro) e il gasolio a 2,259 (da 2,339 euro al litro). È però ancora ben poca cosa per il settore dei trasporti e per le ennesime ricadute negative sull’inflazione.
Borsa in discesa
Piazza Affari continua a perdere quota e il nostrano indice FTSE Mib ritorna, dopo quattro mesi, sotto la soglia di 50 mila. La Borsa di Milano stavolta figura tra i peggiori mercati internazionali. Più di altri, viene trascinata al ribasso dall’inasprimento degli effetti della guerra nel golfo Persico. Non tutti i titoli vanno male. Ma la volatilità del costo dell’energia e i maggiori guadagni per le raffinerie fanno prevalere chi si dispera rispetto a chi sorride. E poi c’è la variabile politica che sembrerebbe metterci lo zampino. Infatti prende forza l’ipotesi di un contributo delle banche a sostegno della manovra di bilancio. Risultato: titoli petroliferi su, bancari giù. Eni +4,22%, Saipem +5,74%; Mediobanca -7,92% Unicredit -3,45% Intesa Sanpaolo -3,35% Banco Bpm -3,22%.
Mediobanca è sempre più attratta dall’orbita di Intesa Sanpaolo. L’istituto di Piazza San Carlo diffonde in un comunicato la sottoscrizione di un accordo con il quale Delfin, la finanziaria del gruppo Del Vecchio, si impegna a portare in adesione all’OPAS tutte le azioni di MPS detenute e a tenere condotte di voto, nell’assemblea MPS che si terrà il 29 ottobre, che siano coerenti con le condizioni dell’OPAS. L’apporto corrisponde al 17,6% del capitale di Monte dei Paschi di Siena.
Questa settimana è ottima la performance di Inwit (+8,08%). La società di reti digitali e collegamenti wireless, principale proprietaria delle torri italiane di telecomunicazione ed ex costola di Telecom Italia, che l’ha scorporata dieci anni fa, mette a segno uno dei migliori risultati in controtendenza. Però, venerdì JP Morgan smorza gli entusiasmi e la declassa, riducendo le future prospettive di rialzo.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Amplifon +11,29%, Inwit +8,08%,
Gli Orsi: Telecom Italia -13,38%, Mediobanca -7,92%.
FTSE MIB: -1,46% (valore indice: 49.746)
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